IL SEGRETO DELLA SANSEVIERIA LAURENTII | La collina degli ulivi | Un romanzo di Fabio Carapezza

Posted on 27 giugno 2016

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IL SEGRETO DELLA SANSEVIERIA LAURENTII

La collina degli ulivi | Un romanzo di Fabio Carapezza

di Leone Maria Anselmi

Ci sono segreti fatti per essere mantenuti,

altri sono fatti per essere confessati

BROWSABLE VERSION / VERSIONE SFOGLIABILE

carapezza_la_collina_degli_ulivi (1)Un Luna Park di periferia fa da sfondo a un incontro fatale, quello tra Giada e Salvo, due anime in pena schiacciate da una realtà fattasi per entrambi ogni giorno più invivibile. Misterioso e beffardo il destino li mette faccia a faccia un istante prima della débâcle, costringendoli a invertire la rotta e a ripensare le loro vite. Ne La collina degli ulivi Fabio Carapezza, al di là dell’espediente narrativo del giallo tradizionale, narra la storia di una doppia salvazione. In principio è Giada ad essere salvata da Salvo – che intrufolatosi nel suo appartamento per rubare, la sorprende in bilico sul davanzale nell’atto di lanciarsi nel vuoto – ma successivamente, come in un gioco di specchi, i ruoli si invertono. Difficile immaginare due vite e due personalità più diverse.

Giada svolge un ordinario lavoro impiegatizio, mentre Salvo è un tossicodipendente che ha abbandonato moglie e figlio per consegnarsi alla strada; in comune hanno i quarant’anni, un passato di disagi e di piccoli grandi fallimenti, ma soprattutto un presente fatto di desolazione e di demotivazione. Due solitudini così speculari in un primo momento stentano a riconoscersi, ma poi, contro ogni aspettativa, trovano sollievo l’una nell’altra. Giada vuole farla finita perché si sente «miseramente umana». È la consapevolezza di questa condizione a spingerla al salto nel vuoto. «… Lei stava già iniziando a sporgersi per sentire meglio l’aria tagliente della notte, lasciarsi scivolare laggiù, nel giardino dove qualche vicino l’avrebbe raccolta con la testa massacrata di sangue ed ematomi.» Quando Salvo sopraggiunge, con passo felpato e armato di cutter, la scena che gli si presenta davanti agli occhi è a dir poco surreale; Giada, per metà già fuori dalla sua vita, si volta sorpresa verso l’intruso, raggelata più dallo stupore che dalla paura. Lo stupore è reciproco. «… Che cosa vuoi?», si rivolgono indispettiti la stessa domanda, ma in cuor loro già sanno che li attende qualcosa di importante, di già scritto, qualcosa di non ascrivibile alla pura casualità. Coincidenze così non si verificano tutti i giorni. «Navigavano in due mari di solitudine che sembravano avere abbattuto ogni istmo di terra, per prendere a bracciate nello stesso momento le ultime fette di vita. Lei per suicidarsi, lui per farsi al più presto una pera. Due gatti miagolarono poco lontano rendendo il dipinto più surreale, perché quello era il miagolare d’amore di due confusi animali in calore.» Dunque, indirettamente, l’intrusione di Salvo interrompe il tentativo di suicidio di Giada.

In quest’inatteso salvatore la donna trova una ragione valida per continuare a vivere, e fin da subito si lascia assorbire dal suo mondo stupefacente (con tutti gli annessi pericoli). Si avvia così una frequentazione che non assomiglia né a un’amicizia né a una relazione amorosa: è il sodalizio tra due emarginazioni, il patto tacito tra due solitudini. È davanti al mare, «gigantesca e infinita lacrima fra le braccia dell’universo», che i due si riconoscono “sonnambuli per una terra buia e terribile”, come recita un verso di una poesia di Kennet Patchen (un libro che Giada ha lasciato aperto sul cruscotto della sua auto). Faranno due percorsi complementari di progressiva guarigione, e si rincontreranno fatalmente sulla collina degli ulivi (sorta di luogo simbolico d’espiazione e di consapevolezza). Compie un percorso anche Daniele, il fratello di Giada, laureando in Filosofia della Religione, diviso tra l’amore per Dio e quello per il suo padre spirituale Bartolomeo; anche il percorso di Daniele troverà un epilogo sulla collina degli ulivi (si chiama emblematicamente Daniele anche il figlio di Salvo, un bambino costretto a crescere senza padre). C’è chi invece sulla collina degli ulivi scava una fossa da oltre trent’anni, servendosi nientemeno che di un calice, sperando di seppellirci un ricattatore; è padre Bartolomeo, un uomo che vigliaccamente ha soffocato il suo legittimo desiderio amoroso e sessuale sotto l’ipocrisia di una veste monacale. Sotto il giogo del suo ricattatore, padre Bartolomeo si rivelerà disposto anche a uccidere pur di tutelare la sua reputazione; in quella fossa in cima alla collina ci finirà però ben altra persona (ma, trattandosi di un giallo, non sveliamo altro).

Tra i personaggi, a più riprese, si aggira una figura surreale dalle fattezze ottocentesche, tale Cagliostro Zolfanelli, con al seguito la sua magica “valigetta delle scelte”; ciascuno preleva la sua e garantisce una svolta, una nuova piega al suo destino. Incrociati, misteriosamente legati gli uni agli altri come da un disegno superiore, tutti questi destini convergeranno sulla collina degli ulivi, e di qui, complice una misteriosa piantina di Sansevieria Laurentii, si avvieranno verso l’acquisizione di una nuova consapevolezza. Attraverso una scrittura colta, densa di rimandi al mito e alle sue simbologie, e al contempo avvincente com’è regola d’un buon giallo, in questo romanzo Fabio Carapezza dà voce alla paura sociale e individuale più diffusa: quella di vivere, che è poi quella di amare.

Leone Maria Anselmi


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Sacré Cœur” di Iano, 2016

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 27 – Giugno 2016.

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