ANTICOLI CORRADO (ROMA): BENEDETTO TOZZI 1910-1968 | Dalla pittura tonale alla visione espressionista

Posted on 26 maggio 2016

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Benedetto Tozzi (1910-1968): dalla pittura tonale alla visione espressionista

 

Dal 3 luglio al 14 agosto 2016

A cura di Manuel Carrera

 

Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea

Piazza Santa Vittoria, 2

00022 Anticoli Corrado (Roma)

www.museoanticoli.it

 

Inaugurazione: 3 luglio 2016 ore 11:30

Donna impazzita durante il bombardamento, 1945, olio su compensato cm 76x100

 

La mostra intende omaggiare e riscoprire la figura di Benedetto Tozzi (Subiaco 1910 – 1968), alla luce di un rinnovato interesse verso la pittura tra le due guerre e, in particolare, quella relativa alla cosiddetta “Scuola romana”. La mostra al Museo di Anticoli Corrado propone una selezione di opere che documenta l’evoluzione artistica di Benedetto Tozzi, dal tonalismo venato di malinconia dei primi anni Trenta all’espressionismo drammatico instillato dalle esperienze belliche vissute sulla propria pelle, anche attraverso un confronto con alcuni dei protagonisti della pittura del suo tempo.

I moti dell’anima artistica di Benedetto Tozzi svelano un forte legame con la propria terra, dalla quale colse gli aspetti più intimi legati alla liricità del paesaggio impervio solcato dal fiume Aniene e la sua Valle: una connessione profonda con Subiaco e le sue memorie storiche, fonti d’ispirazione ma anche di acuta sofferenza di fronte alle lacerazioni che la guerra inflisse alla sua città.

Lungo la Valle dell’Aniene, una costellazione di piccoli centri diede ospitalità ai tanti artisti italiani e stranieri che dall’Ottocento in poi si dispersero nelle piccole comunità vallive: Cervara, Saracinesco, Cineto, ma soprattutto Anticoli Corrado. Proprio Anticoli Corrado rappresentò per Benedetto Tozzi il cenacolo artistico più congeniale alla sua personalità: un affollato atelier dove operavano personalità di primo piano, quali Fausto Pirandello, Attilio Selva, Pietro Gaudenzi, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi e molti altri, in grado di offrire occasioni di confronto e dibattito sui temi della ricerca espressiva, nonché sul difficile clima politico di quegli anni. Vi erano poi gli amici anticolani: Sergio Selva, Enrico Gaudenzi, i fratelli Toppi (Mario, Carlo e Margherita), con i quali Tozzi instaurò una frequentazione fraterna che durò tutta la vita. Ancora oggi perdura il ricordo dei tanti momenti nei quali la creatività artistica si confondeva con gli aspetti più bohemien della vita quotidiana in questo singolare cenacolo, nel quale feste e baccanali avevano il sapore di un preludio liberatorio ai tragici eventi della seconda guerra mondiale. Alcune opere di questi pittori saranno esposte in mostra per offrire una panoramica del dialogo che intercorreva tra loro e il pittore sublacense.

Il catalogo della mostra sarà corredato di ricerche inedite e approfondite, frutto della collaborazione che in questa occasione il Museo inaugura con la Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Università “Sapienza” di Roma.

Biografia: Benedetto Tozzi (Subiaco 1910 – 1968)

 

Benedetto Tozzi nacque il 13 maggio del 1910 a Subiaco da famiglia borghese, una delle poche benestanti della città, che lo mandò a studiare al Seminario dell’abbazia Benedettina di Subiaco.

Abbandonati in giovane età gli studi umanistici, si recò a Roma ove frequentò il Liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti. Si fece subito notare per le sue capacità, ereditate forse dal pittore Turri, bisnonno materno, e ben presto ricevette degli incarichi prestigiosi. Lavorò difatti come disegnatore al Governatorato di Roma ove seguì gli studi del piano regolatore della Capitale e collaborò con Mario Sironi, come vincitore di concorso, alla realizzazione di opere pittoriche per varie manifestazioni governative. Erano quelli gli anni in cui il regime fascista tendeva a dare di sé un’immagine di fastosa solennità e richiedeva la collaborazione degli artisti, in tale ricerca di vaniloquente pomposità. Tozzi, però, anche se fece le sue prime esperienze in questo clima, ben presto si pose in una situazione di fronda e si accostò al gruppo della Scuola Romana. Ma il desiderio di nuove esperienze e l’esigenza di approfondire la sua ricerca lo portarono a lasciare Roma ed egli si recò dapprima in Francia, poi a Tripoli ed a Trieste. Per incarico del Ministro della Cultura fu anche nell’isola di Rodi ove, insieme a Pietro Gaudenzi, Mario Toppi ed Enrico Gaudenzi, affrescò la chiesa di S. Francesco con scene sulla vita del Santo ed il castello, che divenne poi sede del Governatorato, con scene di genere sul lavoro e la vita familiare. Ebbe modo così di conoscere gli artisti Afro, Mirko ed Alessandro Monteleone i quali operavano per lo stesso castello di Rodi con pitture e sculture.

Tornato a Subiaco, frequentò gli artisti del cenacolo di Anticoli Corrado. Sposò la nobildonna Rosina Ciaffi dalla quale ebbe sei figli. Insegnò per oltre vent’anni nella scuola media e nell’Istituto “G. Braschi” di Subiaco come professore di disegno e storia dell’arte. Intorno a 1938 lasciò lo studio di Via Margutta n. 51 a Roma, che condivideva con Pericle Fazzini, per recarsi in Francia. La sua esperienza francese la fece principalmente sulla Costa Azzurra, il cui ricordo è presente in alcune opere dove predominano i toni rossi. La seconda guerra mondiale disperse gli artisti del cenacolo di Anticoli Corrado e Tozzi andò a combattere, come ufficiale d’artiglieria da montagna, sul fronte francese, a Pola, a Zara e a Trieste. Fu decorato con la Croce di Guerra al valor militare con due Campagne effettive. La Fine della guerra lo colse in Francia, da dove tornò alla casa sublacense a piedi e con mezzi di fortuna. Qui giunto, partecipò attivamente alla Resistenza con il gruppo partigiano di liberazione nazionale dai nazi-fascisti della Valle dell’Aniene costituitosi dopo l’8 settembre del 1943. A Subiaco dopo i bombardamenti del maggio-giugno 1944 trovò una città distrutta, un mondo disfatto: Il suo studio saccheggiato. Il paesaggio sublacense tutto macerie e rovine, le proprietà familiari devastate. Dopo la guerra e le sue brutali conseguenze, venne con tragica puntualità la morte di alcuni familiari. L’animo sconvolto dell’artista si riversò ancora una volta sulle tele e la pittura divenne violenta, lampeggiante, eppure proprio per questo particolarmente apprezzata dalla critica del tempo, anche grazie alla sua assidua presenza a mostre nazionali di rilievo.

Morì in preda ad una forte depressione il 14 agosto 1968, a soli 58 anni, all’ospedale “Arnaldo Angelucci” di Subiaco.


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