SANREMO: COMPLICE LA MUSICA | OMAGGIO A FERNANDA PIVANO | 12-13 maggio 2016

Posted on 8 maggio 2016

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Il Club Tenco omaggia Fernanda Pivano con una serie di iniziative,

tra cui il concerto di Tito Schipa Jr. con il suo “Dylaniato”

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Giovedì 12 maggio, alle ore 19 nella sede del Club Tenco, Tito Schipa Jr. sarà in concerto con le sue traduzioni di Bob Dylan (in occasione dei 75 anni che compirà il 24 maggio). La Pivano è stata fra l’altro la prima in Italia a scrivere un articolo su di lui. In quest’occasione Tito Schipa Jr. interpreterà sia brani contenuti nel suo storico disco “Dylaniato” che alcuni inediti, tra cui “Nel fango di Firenze”: tratto da “Desolation Row”, è il primo brano che Schipa scrisse a vent’anni, e sarà compreso nell’album “Dylaniato 2” che uscirà quest’anno in occasione dell’anniversario dell’alluvione di Firenze. Verrà presentato anche il triplo dvd con la storica opera rock di Schipa “Orfeo 9”, uscito in 1000 copie numerate (in occasione del concerto sarà possibile acquistare il dvd e altro materiale discografico). Ingresso libero.

 

Venerdì 13 maggio, dalle 11 alle 13 nella sede Club Tenco (ex magazzini ferroviari sul lungomare Italo Calvino) e dalle 16 alla Pigna (nella vicina ex Chiesa Santa Brigida) ci sarà una serie di incontri sulla “Nanda”, con interventi di vari ospiti.

Parteciperanno, tra mattino in sede e pomeriggio a Santa Brigida: Dori Ghezzi e Claudia Endrigo, Tito Schipa Jr. (cantautore amico di Nanda), Michele Concina (presidente della Fondazione Nanda Pivano Generation), Enrico Rotelli (fedele assistente e collaboratore di Nanda), Paolo Pasi (giornalista, scrittore, cantautore, a cui Nanda ha sempre scritto le prefazioni dei libri), Elisabetta Sgarbi (editrice di Nanda per Bompiani), Gabriella Ungarelli (editrice di Nanda per Mondadori).

Fernanda Pivano, di cui il prossimo anno ricorre il centenario della nascita, è una delle figure più importanti della cultura italiana del Novecento, in particolare per il suo lavoro di traduttrice e divulgatrice della letteratura americana del secolo scorso. Fin dagli inizi frequentatrice abituale del “Tenco”, nel 2005 ha ricevuto il Premio Tenco come operatrice culturale.


Con l’occasione, riportiamo di seguito la presentazione di Fernanda Pivano  contenuta nell’album “Dylaniato”.

 

Fernanda-Pivano_h_partbTito Schipa Jr. ha affrontato l’arduo compito di realizzare la versione ritmica italiana di Bob Dylan limitato da molte difficoltà, per esempio la tassativa esigenza di rispettare la rimatura delle poesie: un’esigenza che mi aveva riferito il traduttore tedesco quando Dylan gli aveva contestato una prima versione appunto perché non erano state rispettate le rime, per la verità stupende, del cantautore che da molti di noi è considerato uno dei più grandi poeti degli anni ’60 d’America. È  un’esigenza difficilissima da rispettare non fosse che per la lunghezza delle nostre parole di fronte ai monosillabi e bisillabi americani che a suo tempo hanno già fatto impazzire i traduttori di Gertrude Stein e di Hemingway. Eppure Schipa Jr. l’ha rispettata, a volte ricreando perfino le rime interne, ma soprattutto tenendo conto della cantabilità, che non sempre sopporta l’aderenza letterale ai testi: non si dimentichi che questa versione è scritta soprattutto per essere cantata. Dove esisteva un’oggettiva impossibilità tecnica a rispettare i metri e le rime, Schipa Jr. ha risolto il problema facendo in modo per esempio che all’interno di una quartina di significato originale ritorni, anche se le parole non occupano lo stesso posto occupato nel testo originale: si pensi ai versi 5 e 6 oppure 21 e 22 di “All Along the Watchtower”. È parte di un’operazione meditata che ha condotto con sé un’altra soluzione originale basata sulla sostituzione di immagini del nostro background simbolico ad altre – quelle di Dylan –  che tradotte letteralmente non avrebbero avuto alcun significato per le nostre convenzioni allusive. Sono licenze giustificabili se si accetta l’idea che un traduttore non è un computer, e se quest’idea può creare dei dubbi in una traduzione di prosa, sembra assai pertinente in una traduzione di poesia che esige, si, il rispetto della rima e in questo caso il contenimento delle immagini in metri adattabili alla musica, ma che deve lasciare al traduttore il diritto di mediare con la sua creatività. Creatività Schipa Jr. ne ha rivelata molta, al punto di risolvere una poesia in dialetto romanesco, perché gli pareva che l’italiano, questa nostra bella lingua sempre aulica, non bastasse a rendere la concisione quasi ieratica di un songpoem, “Love Minus Zero/No Limit”, che oggi forse si chiamerebbe minimalista, ridotto com’è al minimo indispensabile della verbalità. Eppure la creatività non gli ha impedito una aderenza al testo capace di ripresentare alla nostra memoria, drammatici o tenerissimi, disincantati o appassionati, sempre comunque irresistibili, i versi che vent’anni fa ci hanno fatto tremare nel sogno di un mondo di comunicazione universale e di non violenza; a molti di noi riuscirà confortante che questi versi, queste immagini, queste speranze siano adesso cantati in italiano da giovani immersi in dubbi e problematiche non diversi da quelli che hanno ispirato Dylan alla loro età.


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