LE ORIGINI DI MOBY DICK | Heart of the Sea | un film di Ron Howard, visto e recensito da Amedit

Posted on 23 marzo 2016

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heart_of_the_sea_moby_dickLE ORIGINI DI MOBY DICK

Heart of the Sea | un film di Ron Howard

di Leone Maria Anselmi

 

Prima di cimentarsi nel suo grande capolavoro Herman Melville raccolse una nutrita documentazione in materia di balene e baleniere, ed è noto che trasse ispirazione anche dal tragico naufragio della Essex (la nave baleniera che, nel 1820, venne affondata mentre dava la caccia a un grosso esemplare). Muovendosi liberamente tra realtà storica e finzione scenica il film prende a prestito la figura di Melville per ricostruire l’intera vicenda della sfortunata spedizione capitanata da George Pollard al fianco del più esperto primo ufficiale Owen Chase. Il film è tratto dal libro di Nathaniel Philbrick Nel cuore dell’oceano. La vera storia della baleniera Essex (2000), che si aggiudicò il “National Book Award” sezione saggistica. La sceneggiatura è di Charles Leavitt. Una prima riduzione cinematografica era già prevista nel 2001, per la regia di Barry Levinson, ma il progetto sfumò sul nascere; a distanza di oltre un decennio è Ron Howard a raccogliere la sfida per questo grande affresco oceanico, un omaggio al genio melvilliano e alla sua creatura portentosa, ma soprattutto un’incursione temeraria e profonda negli oscuri recessi dell’animo umano. Isola di Nantucket, 1850. Herman Melville bussa alla porta di Thomas Nickerson, un vecchio marinaio sopravvissuto al disastro della Essex; scopo della visita è quello di raccogliere la sua testimonianza, taciuta per oltre un trentennio persino alla moglie, ma il vecchio non sembra affatto intenzionato a sputare il rospo (Melville prova a offrirgli del denaro ma ottiene nuovamente un rifiuto).

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L’inenarrabile crea uno iato nella narrazione, e già avvertiamo l’abnorme misteriosa presenza agitarsi temibile e minacciosa nell’abisso. Alla fine il vecchio Nickerson cede e comincia a raccontare tutto dal principio, dalle quiete rive del porto d’imbarco alle onde vertiginose dell’alto mare. Mesi di navigazione: l’alternarsi di calma piatta e improvvise tempeste viene finalmente rotta dall’avvistamento del primo banco di capodogli. Comincia la sanguinosa caccia. Il prezioso olio di balena riempie i primi barili gelosamente custoditi nella stiva. Su ordine del comandante, speranzoso d’imbattersi in branchi più numerosi, la baleniera vira a ovest delle coste dell’Ecuador, verso confini oceanici ancora inesplorati. È qui che dagli abissi insondati emerge l’elefantiaco mostro marino, un capodoglio bianco di proporzioni mai viste, un prodigio della natura dotato di un’intelligenza assimilabile a quella dell’uomo. Comincia lo scontro. L’intraprendenza e l’avidità umane non possono competere con la forza sprigionata dal gigantesco capodoglio, le lance e gli arpioni graffiano appena la guaina lattea del portentoso mostrum. Moby Dick è un tutt’uno con l’oceano, sono due forze primordiali al cospetto delle quali l’uomo è ben poca cosa. La Essex affonda. L’equipaggio residuo, inseguito a più riprese dal capodoglio, resta in balia dell’oceano, senza cibo né acqua, esposto ora al sole cocente e ora al gelo notturno. Per sopravvivere i naufraghi faranno ricorso anche al cannibalismo. I sopravvissuti, dopo tre mesi di deriva su una zattera di fortuna, vengono tratti in salvo, e dopo altri tre mesi fanno ritorno al porto di partenza. Pollard e Chase (tra i pochi dell’equipaggio a essersi salvati) raccontano la verità sull’accaduto, ma fin dall’inizio ricevono pressioni per fornire una versione falsata, mirata a tamponare gli interessi economici dei sovvenzionatori della spedizione.

Nickerson era poco più che un ragazzino, e questa tragica esperienza lo segnerà per sempre; è quasi una confessione quella che elargisce a Melville, anzi una liberazione. Per tutto il tempo del racconto lo scrittore ha mantenuto un religioso silenzio, qua e là prendendo degli appunti: ecco l’ispirazione per quel capolavoro che di lì a poco si sarebbe apprestato a scrivere (nell’opera melvilliana non c’è alcun riferimento agli episodi di cannibalismo). Ottima prova registica per Ron Howard, che dosa bene il dramma, l’azione e l’avventura, senza cadere nei cliché del film di genere. Effetti speciali molto realistici, coadiuvati da un accuratissimo sonoro. Nelle scene di tempesta e in quella, straordinaria, del naufragio della Essex sembra quasi di scorgere certe pennellate di Turner. Un film suggestivo, elegante, di grande impatto visivo. Nulla a che vedere con Lo squalo e affini, Heart of the Sea è più assimilabile come ha sottolineato lo stesso regista a un classico come King Kong, che riflette su quel confine labile tra umanità e brutalità.

Leone Maria Anselmi


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Etica-Mimetica” by Iano

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