CAROL | Un film di Todd Haynes, visto e recensito da Amedit

Posted on 23 marzo 2016

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CAROL | Un film di Todd Haynes

di Pietro Valgoi

 

Tratto dal romanzo The price of salt (1952) della scrittrice americana Patricia Highsmith (che lo firmò con lo pseudonimo di Claire Morgan) Carol – diretto da Todd Haynes con sceneggiatura di Phyllis Nagy – tratteggia le dinamiche difficili e tormentate di una storia d’amore tra due donne americane agli inizi degli anni Cinquanta. New York, dicembre 1952. Il clima natalizio mitiga appena il rigido inverno metropolitano. La giovane Therese Belivet lavora in un grande magazzino, reparto giocattoli. È qui che il suo sguardo, tanto impacciato quanto incredulo, si incrocia con quello della matura e sensuale Carol, signora benestante di ricercata eleganza. L’attrazione è immediata. Carol, più esperta, prolunga lo sguardo più del dovuto e, sicura del suo fascino, si fa avanti. La disparità tra le due è duplice: se Carol è l’adulta e la cliente, Therese è la ventenne e la commessa; profondamente diverse anche le condizioni sociali e gli stili di vita: Carol vive in una villa lussuosa, sposata infelicemente a un ricco uomo d’affari con il quale, nemmeno lei sa bene perché, ha avuto una figlia, mentre Therese divide un piccolo appartamento con un bravo ragazzo che sogna di sposarla e di costruire un futuro al suo fianco. È con audacia quasi stucchevole che Carol le lascia il suo indirizzo, fingendosi interessata all’acquisto di un trenino elettrico (chiara allusione al balocco maschile, contraltare della bambola), pleonasmo rimarcato anche dal guanto dimenticato sul bancone. L’incontro successivo è già decisivo per entrambe. Carol è più esplicita, negli sguardi come negli sfioramenti; Therese, esile e smarrita, si lascia smuovere dalla brezza profumata di una passione sconosciuta.

CAROL

Non chiamano per nome il loro amore, non hanno gli strumenti per farlo (nell’America di quegli anni l’omosessualità era considerata un disturbo della personalità), lo vivono da clandestine, nella penombra, talvolta senza saper dominare la sfacciataggine o la prudenza. Grazie a Carol, non certo alla prima esperienza, Therese apre gli occhi sulla sua natura, sul senso di inadeguatezza che ha sempre provato al fianco del suo corteggiatore, e comincia a intravedere la possibilità di una nuova vita più in sintonia con le sue ambizioni e il suo sentire. Chiara è la simbologia della macchina fotografica che Carol le regala per stimolarla a coltivare le sue inclinazioni (professionali e emotive): la messa a fuoco, attraverso un obiettivo comune, le consentirà una visuale più nitida e particolareggiata. Therese è forse ancora troppo giovane per sapere esattamente quello che vuole, ma in cuor suo sente di starsi lasciando trasportare nella direzione giusta. Fuggiranno da New York, dirette a ovest. Consumeranno il loro primo rapporto sessuale sul letto di un motel, ma verranno spiate e registrate da un detective ingaggiato dal marito di Carol. Si sarebbero dovute muovere con più accortezza: una fatale imprudenza. Tutto si interrompe. La società, con sprezzante violenza, le richiama all’ordine, all’esercizio della moralità e agli obblighi della decenza. Carol deve piegarsi al ricatto del marito geloso che per punirla minaccia di toglierle la figlia, ma proprio mentre la situazione sta per degenerare i due pervengono a un accordo. Col tempo Carol e Therese si riavvicineranno, e faticosamente riprenderanno dal punto dove si erano fermate (ma al prezzo di quale umiliazione). 1952: se è difficile oggi (pensiamo alla drammatica situazione italiana), immaginiamoci allora.

Il film ha il merito di raccontare un lesbismo puro, serenamente femminile, senza triti e stereotipati scimmiottamenti di ruoli mascolini (l’innamoramento descritto è quello tra due persone, prima che tra due sessi). Haynes mantiene il racconto visivo su un calibrato equilibrio di contrasti, il primo dei quali è certamente la carismatica iperfemminilità di Carol contrapposta alla fresca bellezza acqua e sapone della giovane, quasi una piccola Audrey Hepburn. Carol (magnificamente interpretata da una straordinaria Cate Blanchett), assolutamente perfetta per questo ruolo, sfiora quasi il travestismo, tanto rimarcata è la patinata ricercatezza dei suoi gesti coreografici, delle sue espressioni languide (sempre ipnotiche e seduttive) e dell’intera sua ammaliante silhouette; sempre fasciata in costose ed esclusive mise attillate Carol spinge la sua femminilità all’estremo, frenandola sempre a un passo dalla ieratica artificiosità, venandola di una luce delicatamente perversa, seduttrice e corruttrice. Di grande fascino la colonna sonora, calda e atmosferica, attraversata da una sottile malinconia, scritta da Carter Burwell, e scandita anche da hit radiofoniche vintage, come Easy living di Billie Holiday, One mint julep dei The Clovers, No other love di Jo Stafford, Kiss of fire di Georgia Gibbs e altre. La colonna sonora è disponibile su formato cd (edita da Varèse Sarabande).

Pietro Valgoi


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Etica-Mimetica” by Iano

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Posted in: Cinema, Eventi & News