CALIBRO 35 | Dalla Bovisa a Marte | S.P.A.C.E. | Il nuovo album, recensito da Amedit

Posted on 23 marzo 2016

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calibro_35_s.p.a.c.e._bovisa_marteCALIBRO 35 | Dalla Bovisa a Marte

S.P.A.C.E. | Il nuovo album

di Nicola Pettenuzzo

Stabilire con esattezza a quale genere musicale appartenga il sound dei Calibro 35 non è compito semplice: siamo infatti lontani da rassicuranti categorizzazioni ed includere la band nel calderone musicale indie suona inadeguato. I Calibro 35 nascono come progetto musicale nel 2007, dal prolifico incontro tra quattro musicisti italiani dalle molteplici esperienze: Massimo Martellotta alle chitarre (Eugenio Finardi, Patrizia Laquidara), Luca Cavina al basso (Zeus, Beatrice Antolini), Fabio Rondanini alla batteria (Niccolò Fabi, Collettivo Angelo Mai) e l’eclettico Enrico Gabrielli alle tastiere, fiati e vocalizzi (Afterhours, Vinicio Capossela). La produzione, invece, è riservata a Tommaso Colliva (Muse, Marta sui Tubi), co-fondatore del gruppo insieme a Massimo Martellotta.

La proposta musicale dei Calibro 35 abbraccia le sonorità che hanno contraddistinto un periodo molto fertile ed innovativo della musica italiana, ovvero la stagione delle soundtrack di film di genere e non, degli anni ’60 e ’70. Una fucina di suoni che spazia dal beat al funk, dal rock al jazz e, infine, dalle sperimentazioni alla musica assoluta di grandi compositori tra cui Ennio Morricone, Piero Piccioni, Riz Ortolani, Piero Umiliani, Franco Micalizzi, Luis E. Bacalov, Stelvio Cipriani, Gianni Ferrio e strumentisti come gli Osanna, Marc 4, Goblin, Gruppo Nuova Consonanza. Artisti timidamente riconosciuti in patria (triste e risaputa consuetudine del Belpaese), ma osannati all’estero, soprattutto in America e Asia, nonché ispiratori di nuovi autori in ambito musicale e cinematografico. I Calibro 35, accostando sapientemente queste coloriture vintage al proprio background individuale, moderno ed alternativo, sono riusciti in breve tempo a conquistare platee nazionali e internazionali, a strappare collaborazioni cinematografiche, televisive e radiofoniche. In pochi anni hanno prodotto album d’indubbia perizia tecnica, capaci di proiettare chi li ascolta in un’epoca passata, ma tuttora viva e presente nell’immaginario collettivo degli appassionati di cinema e non. Nei primi dischi del gruppo, Calibro 35 (2008), Ritornano quelli di… (2010), accompagnato dalla raccolta Rare (2010) e Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale (2012), si avvicendano oculate reinterpretazioni di “brani d’epoca” provenienti dai “mondi neri” del cinema italiano e nuove originali esecuzioni.

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Gli album creano un collante tra il passato ed il presente, una sorta di omaggio ai citati grandi maestri, sancendo di fatto un ipotetico passaggio di testimone. Il 2013 è l’anno di Traditori di Tutti, un concept album dal sapore progressive rock, ispirato all’omonimo e intricato romanzo di Giorgio Scerbanenco, con protagonista il medico poliziotto Duca Lamberti. Ogni brano, come riportato nel disco, si riferisce ad un particolare episodio del racconto e riesce in maniera convincente a ricreare le espressive atmosfere del noir metropolitano di ambientazione milanese. Quest’opera rappresenta un nuovo percorso intrapreso dalla band: si discosta nettamente dalle precedenti in quanto costituita interamente da composizioni originali, tecnicamente più articolate.

L’ultima fatica del gruppo, dal titolo inequivocabile S.p.a.c.e., segue il percorso tracciato da Traditori di Tutti, spostando però l’ambientazione nello spazio cosmico. Registrato in presa diretta presso lo studio analogico londinese Toe Rag, introduce alcune novità come i sintetizzatori; alla “cabina di pilotaggio”, insieme a Enrico Gabrielli, troviamo Massimo Martellotta e la partecipazione di importanti musicisti. La prima traccia dell’album, 74 days after landing, esprime l’atmosfera d’inquietudine iniziale, cui fanno seguito i titoli di testa e Bandits on Mars, dove il tipico sound Calibro si mescola magistralmente con gli effetti sonori generati dai synth, che ritroviamo duettare con le percussioni di Fabio Rondinini nel brano Brain Trap. A seguire il groovoso Ungwana bay launch complex, impreziosito nella sezione fiati da Paolo Raineri e Francesco Bucci degli Ottone Pesante e da Domenico Mamone; Le voci degli OoopopoiooO intermezzano le suggestioni psichedeliche di An asteroid called death. Thrust force, brano beat dal ritmo sostenuto e dalla melodia riconoscibile, contrasta con A future we never lived, dall’incedere trascinato e malinconico. Incisivi groove funky e vorticosi cambi di tempo sono gli ingredienti di Universe of 10 dimensions e Across 111th sun; Something happened on planet earth, vera perla di questa sci-fi movie soundtrack, sostenuta dal basso ostinato di Luca Cavina, sembra basata su interventi avanguardistici, legati alle sperimentazioni sonore di Egisto Macchi e soci (Gruppo Nuova Consonanza). Con Violent Venus il rock si insinua tra la chitarra e gli inserti elettronici; ritmica e melodia tornano a rincorrersi. Chiudono l’album Neptune e Serenade for a Satellite: effetti elettronici, basso e percussioni presagiscono il drammatico epilogo. Ancora una volta i Calibro 35 dimostrano un’invidiabile vena compositiva ed esecutiva, lontana “anni luce” (cit. S.p.a.c.e.) dal vuoto contenutistico che da tempo affligge la scena musicale italiana; influenzata da subdole strategie commerciali imposte dalle case discografiche, intente a logorare i timpani di ascoltatori visibilmente distratti.

Nicola Pettenuzzo


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Etica-Mimetica” by Iano

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 26 – Marzo 2016.

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