PALERMO: LA STORIA DELL’ARCHITETTURA IN SICILIA | narrata da Enrico Calandra | Accademia di Belle Arti

Posted on 7 marzo 2016

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La storia dell’architettura in Sicilia narrata da Enrico Calandra

 

In libreria, a settanta anni dalla morte dello studioso, la nuova edizione del libro, che viene presentato il 10 marzo all’Accademia di Belle Arti di Palermo

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La Breve storia dell’architettura in Sicilia di Enrico Calandra, data alle stampe per la prima volta nel 1938 e ripubblicata adesso dalle Edizioni di storia e studi sociali con la prefazione di Maia Rosa Mancuso, adotta un taglio critico e investigativo particolare, che tende a far luce sulle zone d’ombra, i territori di confine, cioè su linguaggi specifici che si nutrono del rapporto tra le culture endogene con quelle esogene, reinterpretate e rimodellate queste ultime nella prospettiva di nuove sintesi. È una storia in cui l’architettura non è solo un repertorio di orientamenti e di stili, ma materia viva di un progresso materiale, funzionale e creativo, che connota l’evolversi civile di un paese. L’elemento che congiunge tutti i tasselli di questa storia è perciò l’eclettismo, come risorsa creativa che non nega ma condivide e assimila il diverso, il passato e il distante, portando i processi ideativi e costruttivi a sintesi aggiornate, rivitalizzate, segnate da forti originalità.

L’indagine di Calandra, resa in una forma volutamente sintetica, si presenta difficile. Nulla viene lasciato al caso e tutto rivendica una spiegazione. L’esito è, sul piano metodologico, quello di un percorso storiografico paradigmatico, che, come spiega l’autrice della prefazione, se da un lato pone le basi per gli studi di settore successivi, dall’altro finisce con il ridefinire i confini stessi della didattica della storia dell’architettura. Per tutto questo, la Breve storia esercita ancora oggi tutto il suo fascino, che Gaia Rosa Mancuso così riassume: «Si tratta di un’opera in divenire, aperta, che spinge a cercare ulteriormente e sollecita, quando non suggerisce esplicitamente, nuovi percorsi da esplorare. L’eredità di Calandra, di studioso e docente, può essere riassunta in questa costante tensione alla ricerca, condotta con rigore filologico e profonda intelligenza critica, oltre che nella generosa, non comune, capacità di condivisione.»

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Giovedì 10 marzo 2016, alle ore 17, il libro viene presentato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, via Papireto 20. Relatori: il direttore dell’Accademia Mario Zito, Carlo Ruta, direttore di Edizioni di Storia, Toni Romanelli, direttore della biblioteca dell’Accademia, Maia Rosa Mancuso, docente all’Accademica e prefatrice del libro, Cesare Ajroldi, docente di Composizione architettonica all’Università di Palermo.

 

Enrico Calandra. Nato a Caltanissetta il 10 Luglio 1877, si laurea nel 1901 a Palermo in Ingegneria. Allievo di Ernesto Basile e Antonio Zanca, verrà chiamato da quest’ultimo a Messina, nel 1907, alla cattedra di Disegno d’ornato e architettura elementare, che ricoprirà inizialmente nel ruolo di assistente. Nel 1930 si trasferirà a Roma, su invito di Gustavo Giovannoni, per ricoprire l’incarico di docente della nuova disciplina di Caratteri degli edifici, presso la Scuola Superiore di Architettura. Pochi i suoi scritti editi, ma grandissima la sua influenza sulla formazione degli allievi, testimoniata da una fitta corrispondenza oltre che dai contributi resi dagli stessi, con esplicito riferimento al maestro. Il gruppo dei suoi allievi siciliani (C. Autore, F. Basile, S. Bottari, E. Caracciolo, S. Cardella, G. Di Stefano, L. Epifanio, V. Lanza, G. Samona, G. Spatrisano), eterogeneo per formazione, inclinazioni ed età, costituirà di fatto una vera e propria «scuola». La Breve storia dell’architettura in Sicilia, pubblicata nel 1938, è la sua opera più nota. I suoi interessi prevalentemente rivolti all’architettura medievale di età normanna, si concentrano in particolare sulle complesse vicende costruttive della cattedrale di Palermo, il cui studio per il Duomo offamiliano di Palermo rimarrà inedito a causa della guerra. Muore prematuramente a Roma nel 1946 lasciando molti scritti incompiuti, o inediti, quelli già conclusi, che saranno in larga parte pubblicati postumi.

 

Maia Rosa Mancuso, architetto e dottore di ricerca, è docente (dal 2004) di Elementi di architettura e urbanistica e Storia dell’architettura e dell’urbanistica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Svolge la propria attività didattica e di ricerca prevalentemente nell’ambito della storia e rappresentazione dell’architettura e della città. Tra i contributi pubblicati si segnalano: Il disegno dell’utopia: utopie ad circulum da Platone a Ledoux (Palermo 1993); La experimentaciòn del espacio: arte y arquitectura (Valencia, 2009); Progetto e rappresentazione: l’immagine digitale (Milano 2013).


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