IDA MAGLI | UNA DONNA PIENA D’ODIO | Apologia dell’omofobia nel nuovo saggio-spazzatura di Ida Magli

Posted on 22 febbraio 2016

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ida_magli_figli_dell'uomoIDA MAGLI | UNA DONNA PIENA D’ODIO

Apologia dell’omofobia nel nuovo saggio-spazzatura di Ida Magli

di Maria Dente Attanasio

 

Recensire un libro comporta l’impegno di doverlo leggere, e spesso questo può costituire un’esperienza piacevole e gratificante. Spesso, ma non sempre. Il tempo che dedichi alla lettura può esserti regalato, nel senso che quel tempo può valere da solo un’intera esistenza, oppure, viceversa, rubato, espropriato, sottratto a altre più proficue occupazioni. Alla lettura del libro che mi sto accingendo a recensire (con non poca difficoltà e imbarazzo) avrei trovato preferibile persino una puntata di “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa, giusto per il gusto di darsi a un po’ di scanzonato trash televisivo. Lo ammetto, mi sono lasciata ingannare dal titolo “Figli dell’uomo” e dal sottotitolo, ancora più accattivante, “Duemila anni di mito dell’infanzia”, ma soprattutto dal fatto che fosse pubblicato nella collana dei saggi edita dalla BUR di Rizzoli, uno dei più autorevoli editori italiani. Si tratta dell’ultimo libro di Ida Magli, ovvero di quella che (come riportato nella quarta di copertina) viene definita dal giornale “Il Tempo” come «la più grande antropologa italiana». Questa definizione altisonante l’ho riletta più volte, man mano che scorrevo le pagine del libro, tutte quelle volte che incredula mi sono imbattuta in passaggi a dir poco inquietanti. Vediamone alcuni.

All’inizio del libro l’autrice rileva l’assenza del bambino nella storiografia ufficiale e lancia un appello affinché questa lacuna venga colmata, partendo dalla preistoria fino al 25 luglio 2014, che lei definisce come «la data che ha segnato in maniera inequivocabile la fine della società.» A questo punto ogni lettore si chiederà cosa sia successo in quella data di così determinante, tanto da avere un effetto talmente devastante. Il motivo ce lo dice subito l’autrice, ovvero, quel giorno la direzione di Banca Intesa Sanpaolo ha esteso ai suoi dipendenti omosessuali lo stesso trattamento dei dipendenti eterosessuali previsto in caso di matrimonio, cioè di poter godere di quindici giorni di assenza dal lavoro retribuiti. «Il matrimonio – prosegue – è l’avvenimento sociale più importante ed è festeggiato esclusivamente perché, con la procreazione, i nuovi nati assicurano la prosecuzione della vita del gruppo […]. È per questo motivo, quindi, perché festeggia un matrimonio sterile, che la decisione di Banca Intesa Sanpaolo concretizza e simboleggia la fine della nostra società.» Seguendo il ragionamento della Magli se ne deduce che l’ente bancario, e ogni altra istituzione, non dovrebbe celebrare e festeggiare nemmeno tutti quei matrimoni eterosessuali nei quali per motivi di sterilità o di scelte personali non si abbiano figli. Definisce la Carta dei diritti dell’uomo «uno strumento distruttivo dei gruppi, della nazioni, degli Stati» e la nomina nel 2015 dello statunitense Randy Berry ad ambasciatore dei diritti della comunità Lgbt, come la «negazione del valore della società». A questo punto, una guarda ancora la copertina del libro chiedendosi se per caso non avesse letto male il titolo, perché non vede il nesso tra questi discorsi e l’oggetto di cui dovrebbe occuparsi, ovvero il mito dell’infanzia nella storia.

Ce ne sarebbe già abbastanza per chiuderlo e farne un lancio nel più vicino cassonetto dell’immondizia, ma per quanti volessero dare libero sfogo alla masochistica lettura di questo libraccio, ci sono ancora in serbo molte altre perle di saggezza, espresse dall’intelletto dell’esimia “antropologa”. A pag. 16 un passaggio teso a dimostrare gli aspetti più orridi della storia contemporanea del bambino, mette insieme e senza alcuna distinzione bambini rapiti per il mercato degli organi,  bambini utilizzati come pusher, aborti, bambini kamikaze, eutanasia e, dulcis in fundo, la “teoria del gender” definita come «costrizione, pedagogica e reale, a tutte le perversioni sessuali». Che la cosiddetta “teoria gender” di fatto non esiste è cosa nota ormai a tutti (eccetto, beninteso, a quanti si sono lasciati soggiogare dall’accanita campagna di disinformazione messa in atto lo scorso anno da certi ambienti ultraconservatori di stampo cattolico). Se n’è occupata Elena De Santis in un articolo apparso sulle pagine di Amedit del settembre 2015 cui rimandiamo il lettore; stupisce, ma a questo punto non più di tanto, che a tirarla in ballo sia un’antropologa che, a rigor di scienza e di onestà intellettuale, si presume debba essere più accorta e documentata. Ida Magli arriva a sostenere (a pag. 33) che è in atto una campagna di globalizzazione omosessuale (da parte dell’Onu, dell’Oms e dell’Unione europea), la quale spingerebbe i maschi a vedere come ideale la condizione omosessuale; accosta quindi l’omosessualità all’antropofagia (ossia il nutrirsi della carne umana) e, riguardo al referendum del maggio 2015 in Irlanda dove ha vinto il “Sì” ai matrimoni gay, conclude con il sillogismo omosessualità = pedofilia. Nel medioevo si riteneva che fossero le streghe a mangiare i bambini, poi, in tempi più recenti, la fantasia popolare riteneva fossero i comunisti a farlo, ora Ida Magli addita gli omosessuali come gli autori di questo macabro pasto!

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È forse solo per una forma di furbizia che la signora lancia qua e là le sue invettive anche contro la Chiesa, come quando parla della pedofilia negli ambienti monastici d’un tempo o dell’uso della castrazione promosso dagli ecclesiastici per poter disporre di fanciulli dalla voce femminile nei cori. Si guarda bene, la signora, dal dire che i casi di pedofilia sono statisticamente maggiori in seno alla famiglia (per inciso, eterosessuale), che proprio all’interno delle mura domestiche, focolare di quel modello familiare a lei tanto caro si consumano i peggiori abusi sui minori. La nostra luminare antropologa afferma a pag. 77: «Lo scandalo provocato dall’informazione sulla pedofilia dei vescovi e di tutto il clero è scoppiato quando, negli ultimi anni del Novecento, è emersa l’omosessualità come comportamento generalizzato in Occidente e non è stato più possibile nascondere quella del clero perché le vittime hanno parlato.» Cara Ida Magli, sarebbe più opportuno parlare di sessualità liberamente esercitata dal clero, in chiave sia omo che etero, cosa che non è mai stata un segreto per nessuno e in nessuna epoca, salvo poi sentirci propinare da questi reverendi padri le solite manfrine di becero moralismo sulla sessualità, così come avanzerei qualche dubbio sulla pedofilia ecclesiastica orientata esclusivamente verso minori di sesso maschile. Magari vige, per le femmine, un tabù che esige maggior pudore e senso della vergogna? Magari è più difficile a una bambina poter rivelare un simile abuso, foss’anche perché a impedirle di farlo pubblicamente sono i suoi stessi genitori? Il sospetto non le sfiora minimamente l’intelletto?

Ma andiamo avanti. La “colta” signora si avventura a citare anche gli esempi di Wilde, Pasolini e Genet, le cui esperienze di vita in quanto omosessuali richiamerebbero «[…] la lingua bassa che caratterizza usualmente anche le pubblicazioni specializzate degli omosessuali […] la bassezza degli ambienti dove sono soliti incontrarsi […] È probabile che si debba anche all’invasione e al primato del gusto omosessuale nella vita dell’Occidente l’attuale involgarimento dei costumi, degli spettacoli televisivi, del linguaggio dei giovani.» In buona sostanza, la signora Magli, mossa dal suo furore omofobico, ha così liquidato l’80% di tutta la letteratura, del cinema e della musica mondiale! E sulla questione dell’involgarimento dei costumi, grazie alla sua tesi possiamo finalmente spiegarci la causa di tutti i nostri mali: siamo governati da una classe politica di froci! Scherzi a parte, qui ci troviamo con ogni evidenza di fronte al delirio di una persona affetta da uno stato patologico di omofobia che rasenta la schizofrenia, una che ha smarrito il senno della ragione e le cui affermazioni rappresentano un oltraggio all’intelligenza umana e alla cultura in generale. La signora Magli deve soffrire di gravi turbe psichiche legate alla sessualità, non si spiegherebbe tanto ossessivo accanimento nei confronti di ciò che lei identifica come la fonte d’ogni male sociale. Il suo pensiero presenta tutti i connotati tipici di certe pericolose ideologie in cui si annida il germe dell’odio, del disprezzo e che abbiamo già sperimentato più volte a quali tristi conseguenze conducono. Ma, al di là di queste considerazioni, vien da chiedersi cosa c’entri tutto questo con la storia del bambino? Nelle oltre 200 pagine l’autrice continua a fare riferimento al silenzio della storia sui bambini, senza però mai fornire elementi utili a colmarlo (evidentemente perché non ne ha le competenze) e abbandonando subito il discorso per lasciarsi andare a continue divagazioni del tono che abbiamo visto fin qui.

Chiudono il libro due capitoli dedicati alla musica, dove addirittura l’autrice abbozza una sorta di nuova teoria genetica tesa a dimostrare che tutti i grandi musicisti sono dotati da una folta chioma di capelli per la presenza di più ormoni femminili, e che il loro genio musicale si trasmetta per via genetica. La nostra “più grande antropologa” arriva ad affermare anche: «La scarsa attitudine degli inglesi alla creazione musicale corrisponde alla mancanza di musicalità della loro lingua molto povera di termini. […] L’insensibilità alla precisione del suono testimonia l’incapacità degli inglesi ad apprezzare e a creare la musica…». Non c’è dubbio: la Magli deve avere proprio una grande cultura musicale, oltre che linguistica. Ogni lettore sano di mente giudichi la gravità e l’assurdità di quanto la signora afferma. In definitiva, il libro, ingannevole fin dalla copertina, nulla ha a che vedere con la storia del bambino, ma usa in modo indegno quest’ultimo come pretesto per dare libero sfogo alle invettive omofobe e ad altre idee strampalate dell’autrice. È vero che oggi si pubblichi di tutto, ma fino a che punto possa arrivare l’inavvedutezza degli editori (ancor più grave nel caso di Rizzoli) lo testimonia quest’orribile libraccio. È lecita la domanda: Ma gli editori leggono i libri prima di pubblicarli?

Maria Dente Attanasio


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Cover Amedit n. 26 – Marzo 2016 “Etica-Mimetica” by Iano

Copyright 2016 © Amedit – Tutti i diritti riservatilogo-amedit-gravatar-ok

Questo articolo è stato pubblicato online in forma integrale il 22.2.’16, e in versione ridotta sulla versione cartacea di Amedit n. 26 – Marzo 2016.

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