EVA MITOCONDRIALE | La madre delle madri

Posted on 24 dicembre 2015

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eva_mitocondriale_madre_delle_madriEVA MITOCONDRIALE

La madre delle madri

di Cecily P. Flinn

 

Si chiama Eva, ma non ha nulla a che fare col giardino dell’Eden, né con altri parchi tematici. È l’Eva dell’evo che fu, la madre delle madri, il ventre che ha partorito la protoumanità. Ben 6000 generazioni separano l’Eva contemporanea (la ragazza della porta accanto) dall’Eva atavica, un tempo eccezionalmente dilatato che scavalca l’umana comprensione. È in questo tempo oscuro, apparentemente impenetrabile, che occorre addentrarsi per risalire alla radice più antica dell’albero genealogico umano. Sappiamo quando cercare e sappiamo anche dove: nel ventre profondo del continente africano, la terra dove è germogliato il primo fiore dell’umanità. Discendiamo, com’è noto, da un piccolo gruppo di Homo Sapiens che si è sviluppato in Africa intorno a 200.000 anni fa. Da stanziale questa protoumanità ha cominciato a migrare, adattandosi e diversificandosi di volta in volta nei vari habitat. Fin dall’inizio quel che ci ha contraddistinti (e favoriti) è stata la nostra grande forza adattativa, un’elasticità che ci ha resi una delle specie più varie in natura. Tutte le differenze che caratterizzano la nostra specie sono riconducibili a piccolissime varianti genetiche. Il nostro DNA è costellato da una molteplicità di variazioni, ma soprattutto è caratterizzato da costanti (materia di studio dei paleogenetisti impegnati nel ricostruire il lungo processo evolutivo della specie umana). «La costante dell’uomo – spiega con limpida sintesi Massimiliano Sardina ne I progenitori (Amedit, 2011) – è il cosiddetto cromosoma Y, una codificazione genetica che viene trasmessa esclusivamente da padre in figlio e che è riconducibile a un protouomo vissuto in Africa circa 60.000 anni fa. Questo protouomo è stato battezzato dalla scienza: Adamo Y cromosomale (o cromosomiale).

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Il riferimento al Primo Uomo edenico della Genesi non intende ipotizzare che il maschio ancestrale sia stato il solo uomo maschio del suo tempo, ma semplicemente colui che generò una stirpe continua di figli maschi fino ai giorni nostri (a questo primo uomo convergono tutte le popolazioni attuali). Nella donna, invece, assume un’importanza cruciale il DNA contenuto nella complessa struttura cellulare del mitocondrio; quest’ultimo è presente anche nell’uomo, ma soltanto nella donna viene trasmesso. Il DNA mitocondriale è riconducibile a una protodonna vissuta in Africa tra i 150.000 e i 200.000 anni fa. Anche per questa protodonna la scienza ha coniato un nome emblematico: Eva mitocondriale. Anche qui il riferimento all’Eva edenica non vuol significare che era la sola femmina umana del suo tempo (circa 20.000 esemplari della sua stessa specie potrebbero esserle stati coevi, ma solo Eva mitocondriale generò una stirpe continua di figlie femmine ancora oggi presente). Eva mitocondriale è la sola femmina del suo tempo dalla quale discendono per vie materne tutte le persone oggi in vita.» In altre parole, possiamo asserire che questa remota Eva è il nostro antenato mitocondriale più recente. Ogni nuova madre contemporanea è portatrice di marcatori genetici collegati alla radice primordiale della nostra specie (una continuità che si perde nella notte dei tempi). Nel corso di queste 6000 generazioni il 99% del DNA è rimasto pressoché immutato; risiede in quel restante 0,1% (frutto di piccolissime variazioni dettate dal caso) la chiave della nostra evoluzione. Queste piccole variazioni intercorse nel tempo sono definite “marcatori genetici”. «Circa 200.000 anni fa il codice genetico di Eva mitocondriale è stato interessato da una serie di variazioni casuali, (…) per copiatura queste mutazioni si sono poi trasmesse e reiterate da madre a figlia, generazione dopo generazione, fino all’Eva contemporanea del XXI secolo. Specifichiamo, per meglio chiarire, che in ogni individuo i cromosomi Y si ereditano per via paterna, mentre i mitocondri si ereditano per via materna. L’Adamo cromosomico è il contraltare speculare dell’Eva mitocondriale, nonostante sia apparso tra i 50.000 e gli 80.000 anni dopo il suo referente femminile. Sappiamo che è così, ma le nostre attuali conoscenze scientifiche non ci consentono di spiegare il perché.»

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La paleogenetica (disciplina relativamente giovane) non è che ai primi passi, e tanto resta ancora da decriptare del grande rebus dell’essere umano; va detto però che le conoscenze scientifiche in nostro possesso, pur se ancora parziali e lacunose, ci consentono già di intravedere un quadro d’insieme. Eva, madre delle madri, appartiene tanto al tempo profondo quanto a quello attuale. Figlia primogenita di un’Africa atavica (grembo recondito del genere umano) è lì a ricordarci la nostra origine, più santa di tante madonne, una vegliarda che all’alba di ogni nuovo giorno si manifesta con un vagito.

Cecily P. Flinn

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Cover Amedit n. 25 - Dicembre 2015 "Célestine" by Iano

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