LA NOBILE VIA D’USCITA | I due Hotel Francfort | Il nuovo romanzo di David Leavitt | Letto e recensito da Amedit

Posted on 23 dicembre 2015

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i_due_hotel_francfort_david_leavittLA NOBILE VIA D’USCITA

I due Hotel Francfort / Il nuovo romanzo di David Leavitt

di Leone Maria Anselmi

Lisbona, estate 1940. Al Cafè Suiça, in Piazza del Rossio, si intrecciano le vite e i destini di due coppie americane in fuga dalla guerra. Julia e Pete Winters vivevano da anni in pianta stabile a Parigi, ma ora l’occupazione nazista della Francia li costringeva a riformulare drasticamente la loro vita; dalla neutrale Lisbona (rifugio di migliaia di profughi d’ogni angolo d’Europa) sarebbe presto salpata la Manhattan, una nave messa a disposizione dal dipartimento di Stato per riportare in patria gli americani. Julia, pur essendo ebrea, non voleva saperne di lasciare l’Europa (e il suo elegante appartamento parigino), al contrario di Pete che non vedeva altra soluzione ragionevole, almeno fino alla fine della guerra. Al di là dell’Atlantico Julia aveva abbandonato molto tempo addietro una vita della quale proprio non desiderava riappropriarsi, e ora questa guerra rischiava di ricatapultarla lì, a Central Park West, in mezzo a parenti oppressivi, e a un figlio segreto avuto da una relazione giovanile di cui suo marito non sapeva nulla. Pete, agiato venditore di automobili, originario di Indianapolis, vivrà invece a Lisbona l’esperienza più destabilizzante della sua vita, una rivoluzione interiore che lo segnerà profondamente. L’altra coppia in attesa di salpare è quella formata da Iris e Edward Freleng, due eccentrici ricchi giramondo, reduci da un lungo tour sulla costa francese; al loro fianco l’inseparabile cagnetta Dasy, un fox terrier di quindici anni. Al figlio segreto di Julia fa da contraltare la figlia autistica di Iris e Edward, sorta di bambola catatonica affidata prima a un istituto e poi alle cure della nonna paterna. Sotto lo pseudonimo di Xavier Legrand i Freleng scrivono romanzi polizieschi di discreto successo, e un titolo tra tutti segnerà la loro breve permanenza a Lisbona: La nobile via d’uscita, presago e sibillino. Le due coppie stringono amicizia ai tavoli del Cafè Suiça, un incontro fatale dagli esiti irrimediabili. A Pete cadono gli occhiali da vista, e Edward si china per raccoglierli, una metafora fin troppo chiara: Edward sarà lo strumento attraverso il quale Pete vedrà chiaro dentro se stesso. Lisbona in questo frangente storico è un non luogo, una sala d’attesa, la via di fuga verso una vita dai contorni non ancora ben definiti, dove solo chi ha i documenti e i visti in regola può aspirare all’imbarco. Le due coppie si trovano a condividere un dramma comune.

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A questa specularità fanno eco perfino i nomi dei due Hotel: l’Hotel Francfort dove alloggiano i Winters e il Francfort Hotel dove alloggiano i Freleng, poco distanti l’uno dall’altro, e continuamente confusi e connessi. Tornare a Parigi? Partire per gli Stati Uniti? Restare a Lisbona? Quattro vite irrisolte si interrogano senza potersi rispondere e, come in un mazzo di carte, si mischiano e si ridistribuiscono; così, mentre Julia resta chiusa in camera a incolonnare infiniti solitari e Iris rammenda le maglie slabbrate della sua rete coniugale, Pete e Edward si godono un amore appassionato e totalizzante. Apatiche e strategiche le donne si adagiano su due forme distinte ma complementari di infelicità: se Julia sceglierà il suicidio, gettandosi giù dall’Elevador de Santa Justa, Iris si accontenterà di fare da ombra al suo uomo, subendone passivamente i periodici tradimenti omosessuali. Quanto ai due uomini, è Edward a sedurre Pete – il colto e raffinato Edward, che ha studiato a Cambridge e sa destreggiarsi con le citazioni – mentre Pete gli si abbandona con il trasporto romantico di un adolescente. Quello di Pete è un amore autentico, progettuale, assolutamente moderno per quegli anni, un amore che dovrà però rassegnarsi all’inconcludenza e alla vigliaccheria. Se per Edward Pete è solo l’ennesima avventura – o l’ennesimo tentativo fallimentare di costruire una relazione duratura – al contrario per Pete si tratta di una vera e propria rivelazione. I moti interiori che scuotono i personaggi fino a farli franare rovinosamente sono il controcanto della guerra che infuria e preme sui confini; le atmosfere fumose circonfondono ogni cosa, il presente vacilla, mentre il passato collassa.

Ne I due Hotel Francfort Leavitt tratteggia due mondi in dolorosa interazione: quello prima e quello durante la guerra, quell’incertezza del dopo che mette a nudo le maschere fragili del presente. Alla vigilia del grande disastro implodono tutte le convenzioni. Leavitt lascia che gli eventi – interiori ed esteriori, vicini e lontani, personali e collettivi – passino attraverso le porte girevoli dei Francfort come attraverso un filtro, un movimento rotatorio che è insieme evoluzione e confusione, lucidità e smarrimento. È Pete, alla fine, a ricostruire tutta la storia, lui che, all’ultimo momento, deciderà di non salpare, di separarsi da Edward e di restare a Lisbona per aiutare i profughi al di là dei Pirenei. I due Hotel Francfort, tra le migliori prove narrative dello scrittore americano (cresciuto in California e ora residente in Florida), arriva in Italia con due anni di ritardo, nella puntuale traduzione di Delfina Vezzoli, già traduttrice di molti romanzi di Leavitt.

Leone Maria Anselmi

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Cover Amedit n. 25 - Dicembre 2015 "Célestine" by Iano

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“Célestine” by Iano

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