IL LOGOS E LA FIGURA | I titoli nell’opera di Gian Marco Montesano | Intervista all’artista

Posted on 12 ottobre 2015

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IL LOGOS E LA FIGURA | I titoli nell’opera di Gian Marco Montesano

Con intervista all’artista

di Giuseppe Benassi

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I titoli dei dipinti di Gian Marco Montesano meritano di certo riflessioni, perché costituiscono un paratesto degno di attenzione.

Sono, con evidenza, “pensati”, e che un pittore, oltre alle capacità pittoriche, abbia un pensiero, sia avvezzo, oltre che ai pennelli, al logos, è fatto del tutto eccezionale e meritevole di autonomo studio.

Di quali altri pittori, antichi o moderni, si può dire altrettanto? Chi ha dato dei titoli che non siano convenzionali, o tautologici? Per secoli, i pittori non si firmavano neppure, tantomeno erano interessati ai titoli. I quadri erano traduzioni di testi scritti, noti (Bibbia, Ovidio ecc.) e non c’era bisogno di titolarli. Erano parole dipinte. L’incontro fra immagini e parole si trova nei manoscritti biblici medioevali, nei diagrammi cabalistici della mistica ebraica, in testi ermetici quali l’Hypnerotomachia di Francesco Colonna. Salvator Rosa scrisse aforismi sui propri quadri. Col novecento, i titoli cominciarono a prender vita autonoma, vi furono le sperimentazioni “parolibere” delle prime avanguardie, e la poesia visiva concreta della seconda metà del secolo.  De Chirico (una mente non a caso impregnata di filosofia) darà titoli intriganti. Ma forse nessuno ha mai usato la sfrenata fantasia di Montesano.

Ci vuol del genio, a trovare dei titoli, lo sanno gli scrittori, che sanno anche quale importanza abbia un titolo azzeccato. Anche per la fortuna del romanzo stesso, spesso nemmeno all’altezza del fascino del titolo (un esempio? “L’insostenibile leggerezza dell’essere”).

La qualità dei titoli di Montesano, che potrebbero riferirsi a romanzi interi, è evidente : e ciò perché ogni suo quadro è, anche, UN RACCONTO: ciascuno di essi potrebbe ispirare scrittori. Microcosmi i suoi quadri, microcosmi i loro titoli. Cerchi magici che attirano a sé, gettano incanti. Rappresentazioni di momenti cruciali, di percezioni sottili. Manifestazioni di stupore infantile. Coi suoi titoli, Montesano ci rivela l’atteggiamento spirituale e ideologico palesato dall’opera e da lui stesso, ce ne comunica lo strato di senso essenziale. Ci aiuta a comprendere la tonalità emotiva, la stimmung, del quadro. Insomma, Montesano celebra le nozze fra figure e logos, e, in questo rito, si ascolta l’immagine e si vede la parola. E ciò perché, come insegna, fra gli altri, Giordano Bruno, l’immaginazione è la fonte comune degli elementi figurali e verbali, una facoltà dell’anima che si manifesta sia nella scrittura che nel disegno. Quando si accende l’immaginazione, la mente dell’artista produce sia parole che figure. Ut picturapoesis (Orazio). Secondo Aristotele “l’anima non pensa mai senza immagine”. Già Marsilio Ficino aveva compreso che, nei geroglifici egizi, si consideravano figure e concetti, si rappresentavano, in simboli, i pensieri. Montesano come ultimo erede della capacità alchimistica di trasmutare le immagini in parole, e viceversa? Forse. Del resto Gian Marco Montesano è anche scrittore, di teatro.

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Qualche esempio, da godere e meditare come un vino : Sans passion et sans haine; Quel mattino a Montrueil le ho viste danzare; La joie est plus grande que la tristesse, non, la tristesse est plus grande. Mais moi je vous disqu’elles sontin séparables; Chiara nel mondo; Paris en temps des amours fanés; Requiem tedesco; L’amore nasce sulle colline degli eroi; O capitano o mio capitano; Finalmente ho visto la neve; L’amore vive soltanto a duemila metri; Tu scendi dalle stelle; Lui serrò i pugni e rimase fedele di giorno e fedele di notte; L’ami perdu; Sono rimasto nella luce delle cose che amavo; Figli di nessuno; Parlami di te, ti piacciono gli agnolotti?;Non importa, un giorno io avrò le ali; L’amour ne dure que un moment; Se da lontano…; A Stresa correvi felice verso di me; Eppure tra loro, coperta di vento c’è una bambina che non può correre; Il cuore fedele non può morire; Il coro degli angeli; Seguite le indicazioni di Farinello; Tutto comincia e finisce a Stresa; Le ombre lunghe dell’infanzia; Historikestreit; Láoùj’irai dormir; La bellezza del diavolo; Aufdemwegzurvaterlosengesellschaft; Lesrevesmeurant à l’aube; Il canto nascosto nel bosco; Se tutto va bene siamo rovinati; Grazie dei fiori; Il piacere è un canto di libertà ma non è libertà; Voi siete i vincitori e le vittime; Germania requiem; On est seules, mais bien; Les neiges d’antan; Mamma mia, che treno lungo; … et en avant la musique!; La douceamie des Allemands; I grandi momenti dell’ecologia nazista; Un mondo di fratelli.

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Si va infine dal laconico “Adieu” ai chilometrici “La vostra vittoria non là, su quei campi cruenti, campi che abbrividiscono, ma qui, è qui la vostra vittoria”;”Il Fuhrer mentre spiega un suo fondamentale principio: “Chi vive pensando solo in termini economici non potrà mai agire in termini sociali”; “Essi non lottarono per il lavoro ma contro il lavoro, essi lottarono per il potere: potere operaio”; “Spettabili compagni discendenti! Frugando nell’odierna merda impietrita, studiando le tenebre dei vostri giorni voi, forse, chiederete di me!”.

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Ne nasce la prima domanda: “vien prima il titolo, o il dipinto?” (Cioè: nasce prima l’uovo, o la gallina? – peraltro ottimi entrambi, da mangiare… ).

La Gallina e, prima della Gallina, viene l’Idea Ordinatrice. Dunque io sono soltanto un uovo. Un ovetto di Pasqua con la sorpresina dentro.

Chi è Farinello, cui sono dedicati tanti quadri?

Son io nel mio torinese d’origine. “fa nen al Farinel”, non fare il Farinello. Bambino non proprio ubbidiente, piccolo “delinquentuccio” simile allo Scugnizzo. Il paradosso del mio Farinello consiste nel fatto che ero talmente silenzioso, avulso e tranquillo che il “fa nen al farinel” era detto ironicamente, come ad esortarmi ad essere un po’ più Farinello.

Cosa è successo a Stresa?

L’inizio di un amore che tentò i duemila metri e si fracassò a fondo valle, nella vicinanza, nel contagio che scarica a massa la tensione e muore.

Che importanza hanno i titoli per lei?

I titoli sono … come dire … l’ombra dell’Idea che vela o rivela l’opera.

Perché “l’amore vive soltanto a duemila metri”?

In Alto, nella rarefazione, là dove la Distanza diviene sensazione viva. Nell’ustione glaciale, solo là… altrimenti è soltanto cattiva passione, affezione da contagio.

Perché l’arte ha un cuore cattolico?

Estremizzazione “scandalosa” necessaria. Tentavo allora di scuotere il conformismo cementificato laico, sinistro, progressista e modernista. Estremizzazione del fatto che la pittura per immagini, è un proprium cattolico.

Dalle parole fioriscono le immagini o viceversa?

Le parole dei titoli provengono dalle immagini le quali però derivano da idee precedenti, cioè da parole non scritte.

L’immagine è già formata nella sua mente prima di dipingere, o cresce nel gesto della pittura?

Assolutamente già  formata, la procedura del dipingere è solo il faticoso cammino per raggiungere quel che già  esiste. Il percorso dipinto è il tentativo di andare lassù, oltre i duemila, dove vive l’amore, cioè l’idea già  formata e perfetta dell’amore. Ecco perchè tanti miei quadri son brutti … son quelli che non ce l’hanno fatta e si son rotti, giù, a fondo valle.

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Per concludere, in tono semiserio, ecco una serie di titoli apocrifi, inventati… (magari aggiornando Nilla Pizzi con Franco Battiato, ma sempre mantenendo il gusto rétro tipico di Montesano).

Non riesco più a dormire sola; Piena di Grazia; Parla, dimmi qualsiasi cosa; Il roco coro dei corvi; Living in the past; Dimmi, tu credi nell’astrologia?; Dio mio, perché mi lasci solo?; Le pietre cantano; Ascolta, vanno in giro le immagini!; Agli dei ignoti; Il fuggevole balenio della trota; Tonia e Lara (Gian Marco Montesano sarebbe un grandissimo illustratore del Dottor Zivago); I suoi occhi mi seguono; Quando vagava per i prati del Paradiso; A quale dioè dedicata la festa?; Navigare necesse; La salma dell’Europa; Festina lente; In un’altra vita, forse …; Addio al mondo; Vivere non necesse; La porta stretta; Star al centro; La carpa gira sempre attorno allo stesso sasso; Qualcuno riattinge quei doni?; Il sole opera nel buio dei corpi; Chiudi gli occhi, ti prego … ; Suonate il violino come fosse una rosa, per la figlia di Kanah che oggi si sposa; Per amica silentia lunae; Non vedi come ride Amore nudo e come guarda placido?; A cosa pensi mentre accarezzi il gatto?; Ella teneva una pantera al guinzaglio; Che impressione mi fa mangiare questo pesce!; Al suono di una ragnatela che si forma; Una quiete sublime emanava dai monti; Ho ereditato un regno; Tu che possiedi le chiavi del Paradiso; Diresse i miei passi il Signore e mise sulla mia bocca un cantico nuovo; Che bocca grande che hai!; Spero che ritorni presto l’era del cinghiale bianco.

Qualcuno, con qualche riserva e qualche ironia, è piaciuto al pittore.

Giuseppe Benassi


Cover Amedit n. 24 - Settembre 2015

Cover Amedit n. 24 – Settembre 2015
“Noli Me Tangere” omaggio a Pier Paolo Pasolini.
by Iano 2015

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