GOBLIN REBIRTH | Il nuovo album dei Goblin – Recensito da Amedit

Posted on 8 ottobre 2015

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goblin_rebirth_new_albumGOBLIN REBIRTH | Il nuovo album dei Goblin

di Pietro Valgoi

goblin_rebirth_new_album (1)Ricostruire con chiarezza l’evoluzione dei Goblin negli ultimi quarant’anni (dal 1975 al 2015) è davvero un’impresa ardua, viste le innumerevoli riformulazioni dei membri della band e le varianti di volta in volta legate anche allo stesso nome del gruppo. I Goblin nascono da un progetto di Claudio Simonetti e Massimo Morante. Una prima formazione, denominata provvisoriamente gli Oliver, si delinea tra il 1973 e il 1974 con l’aggiunta di Fabio Pignatelli al basso e Carlo Bordini alla batteria, e vede la registrazione tra Londra e l’Italia dei primi demo. La gavetta è piuttosto breve, e nel 1975 arriva un contratto con la Cinevox Record. Fondamentale si rivela Carlo Bixio, che mette in contatto la band con il già noto regista Dario Argento. Questi, reduce dalla fortunata trilogia animalesca, aveva nientemeno che in cantiere Profondo rosso. Subito sedotto dal loro sound, Argento propone al gruppo – che nel frattempo si era già ribattezzato “Goblin” e aveva sostituito il batterista con Walter Martino – di curare gli arrangiamenti di alcune musiche composte parzialmente dal jazzista Giorgio Gaslini; quest’ultimo, a seguito di alcune incomprensioni, si ritirò dal progetto lasciando così alla giovane band il campo libero. Nascono così i brani cardine della colonna sonora di Profondo rosso: Death dies, Mad puppet e naturalmente lo straordinario tema del film. In un anno il disco vende oltre un milione di copie. Del ’76 è il secondo album, Roller, con il quale la band tenta di sganciarsi dal genere della colonna sonora, ma il lavoro ottiene solo un tiepido riscontro. Già con Roller arrivano le prime variazioni (esce Martino ed entrano Agostino Marangolo alla batteria e Maurizio Guarini alle tastiere).

goblin_rebirth_new_album (2)Nel 1977 riprende il sodalizio con Argento, ed è la volta del capolavoro Suspiria. Seguono altri film come La via della droga, Zombi, Squadra antimafia e nel ‘78 l’album progressive Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark. Massimo Morante abbandona il gruppo e tenta una carriera solista (nel 1982 incide l’album Corpo a corpo scritto e prodotto da Renato Zero). Nel 1979 i Goblin (formazione senza Morante) lavorano alle colonne sonore di Amo non amo e Squadra antigangsters. A questo punto anche Simonetti abbandona il gruppo per tentare una carriera solista. La band ora conta solo Pignatelli, Marangolo e Guarini (ai quali si aggiungono Roberto Puleo e Carlo Pennisi); con questa formazione seguono le colonne sonore di Patrick (’79), Contamination (’80) e Buio Omega (’81). Sempre tra ’80 e ’81 il gruppo, nella sua formazione elastica, è impegnato in pellicole minori. Nel 1982 Argento rimette insieme parte della band per la colonna sonora di Tenebre (senza Marangolo, impegnato con i New Perigeo). La colonna sonora recherà però la dicitura “Simonetti/Pignatelli/Morante” e non quella di “Goblin” che proprio in quel frangente (nella formazione: Marco Rinalduzzi, Fabio Pignatelli, Derek Wilson, Maurizio Guarini e Mauro Lusini) erano in uscita con l’album Volo. Del 1983 è la colonna sonora di Notturno (formazione Pignatelli, Marangolo, Martino, Guarini). L’anno dopo ritroviamo Pignatelli e Simonetti nell’intensa colonna sonora di Phenomena (erroneamente accreditata ai Goblin). Nel 1989 Pignatelli lavorerà alle musiche di La Chiesa, un film prodotto da Argento.

Nel corso degli anni ’90 Simonetti fonda i Daemonia, con i quali ripropone in dischi e concerti tutto il repertorio dei Goblin. La collaborazione con Argento torna nel 2001 con la riuscitissima colonna sonora di Non ho sonno (si riformano i Goblin: Morante, Pignatelli, Marangolo, Simonetti). La band si scioglie subito dopo. Simonetti lavorerà individualmente per altre colonne sonore di Argento, tra cui Il cartaio (2003) e La terza madre (2007). Le evoluzioni più recenti dei Goblin sono le seguenti: nel 2005 si formano i “Back to the Goblin” (Morante, Pignatelli, Marangolo, Guarini e Aidan Zammit); tra 2011 e 2013 si formano i “New Goblin” (Morante, Simonetti, Guarini, Bruno Previtali e Titta Tani); nel 2012 c’è la formazione parallela “The Goblin Keys” (Simonetti, Guarini, Bob Scott e Chris Gartner); dal 2014 i “Goblin 4” (Morante, Guarini, Pignatelli, Agostino Marangolo) e i “Claudio Simonetti’s Goblin” (Simonetti, Previtali, Amorosi, Tani); e arriviamo così all’ultima in ordine di tempo: “Goblin Rebirth”, 2011 (Fabio Pignatelli, Agostino Marangolo, Aidan Zammit, Giacomo Anselmi e Danilo Cherni).

Tra scissioni, ricongiungimenti e riformulazioni i Goblin non hanno mai smesso di produrre buona musica, e a confermarcelo c’è quest’ultima fatica discografica intitolata emblematicamente Goblin Rebirth. Il lavoro vede coinvolti due membri storici della band: Fabio Pignatelli e Agostino Marangolo. Si parte con l’atmosferica intro di Requiem for X e si prosegue con l’incalzante Back in 74. I suoni ammiccano agli anni Settanta ma con ritrovata energia. Un filo di tensione si insinua tra il basso e le ritmiche, pennellate cupe che schiudono abissi e improvvisi lampi di luce. Book of skulls è grave ed evocativa. Certi passaggi ricordano il Colin Towns di Full circle. In Forest il tappeto sonoro si distende sfumando in arcane suggestioni, mentre in Evil in the machine tornano in primo piano voci e ritmiche; più convincente Mysterium, inquieta, disordinata, con inserti elettronici e improvvisi rallentamenti; ombrose tinte spanish e cori demonici in Dark Bolero. Chiude in grande stile Rebirth. Un disco di grande mestiere musicale e di grande ispirazione.

Pietro Valgoi


 

Cover Amedit n. 24 - Settembre 2015

Cover Amedit n. 24 – Settembre 2015
“Noli Me Tangere” omaggio a Pier Paolo Pasolini.
by Iano 2015

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