È COSÌ SEMPLICE | IL CUORE NON HA GENERE | Giovanni Scialpi si racconta in un’autobiografia – Recensito da Amedit

Posted on 6 ottobre 2015

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Giovanni Scialpi si racconta in un’autobiografia

di Maria Dente Attanasio

Scialpi si mette a nudo in un’autobiografia (edita da Piemme), all’indomani del suo coming out e del suo matrimonio a New York con il manager Roberto Blasi. Un libro sorprendentemente sincero, con poche censure e con nomi e cognomi. Non una confessione ma una confidenza, elargita con tenera partecipazione e disinvolta schiettezza, con l’urgenza tutta umana di condividere gli ostacoli e i traguardi di una vita. Giovanni, a dispetto di tanti giudizi velenosi, è quel che si dice una gran bella persona, e questo libro lo dimostra pagina dopo pagina. C’è innanzitutto la storia di un sensibile e inquieto bambino parmense, figlio di un poliziotto e di un’impiegata, una famiglia semplice e tradizionale dei primi anni Sessanta; un’infanzia da figlio unico, con un padre spesso assente per lavoro ma affettuoso e prodigo di piccoli regali, e una madre fin troppo comprensiva per quegli anni (specie quando, nella prima adolescenza, Giovanni comincia a esprimersi attraverso gli abiti e le acconciature). Sullo sfondo la tranquilla città di Parma, una piccola provincia se paragonata a Roma e a Milano. Giovanni sentirà presto il bisogno di evadere, di scoprire il mondo e di scoprire se stesso, e sarà la musica a indicargli la strada (complice lo studio già in tenera età del pianoforte e della chitarra).

Durante una breve gita a Roma, da ragazzino, ha  come un presagio: «Eravamo accanto al raccordo anulare e i miei occhi si spalancarono su un’insegna gigantesca. Erano tre lettere in uno strano stampatello: RCA. Girai la testa e restai a guardarle finché non scomparvero dalla mia vista. Non so perché, ma mi colpirono, mi rimasero dentro. Come se fossero un segno, una nuova stella che avrebbe illuminato il mio cielo.» Le prime sollecitazioni musicali non si fanno attendere, e ci pensano i vinili a 45 e a 33 giri a popolare il suo immaginario in erba (da Domenico Modugno a Renato Zero e David Bowie, e poi Paul Simon, Bilie Joel, Pink Floyd, oltre che un vero e proprio innamoramento per il musical-rock di Brian De Palma Il fantasma del palcoscenico). Nato nel ’62, Scialpi ha modo di abbracciare tutta la grande stagione musicale dei Settanta, dal sisma ritmico della Disco alle atmosfere cantautorali, e più in seguito proprio dalla mediazione tra queste due anime così distanti individuerà un suo stile personale, tra il pop e la canzone d’autore. I primi approcci con la musica coincidono con quelli amorosi, che Giovanni sperimenta prima con tenera inconsapevolezza e poi con sofferta passione; la scoperta del proprio orientamento non lo turba, complice la delicata storia d’amore con il coetaneo Adamo, che durerà diversi anni. Nel frattempo Parma gli si fa sempre più stretta e i due poli d’attrazione continuano a essere Roma e Milano. Il primo incontro fortunato è quello con Mauro Coruzzi (il futuro Platinette), che lo aiutò a incidere le prime demo; fondamentale si rivelò poi Paoletto, un vecchio amico del padre, che grazie ad alcune amicizie riuscì a schiudere per Giovanni le porte della RCA, ed ecco che qualcosa di concreto cominciava finalmente a profilarsi. Nei corridoi della storica casa discografica romana il diciottenne Scialpi intravede i mostri sacri della canzone italiana e sogna sempre più fervidamente di poter entrare in quel mondo. Incursione dopo incursione qualcuno comincia a notarlo e a provinarlo, dal dirigente Olimpio Petrossi (che lo presenta a Gabriella Ferri) all’ambiguo produttore Carrarusi,  che per far colpo lo porta alla presentazione di Icaro di Renato Zero allo Studio A, salvo poi volerlo trascinare nella sua camera d’albergo.

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L’incontro decisivo è quello con Franco Migliacci, che fece di tutto per imporlo all’attenzione dei piani alti della RCA (arrivano così i primi provini ufficiali di fronte a Ravera, Melis e l’alta corte degli addetti ai lavori). Grazie a Migliacci (l’autore di Nel blu dipinto di blu, La bambola, per non citarne che alcuni) il “personaggio” Scialpi prende forma e consistenza. A soli ventun anni con Rocking rolling Scialpi parte col botto e diventa “Rivelazione dell’anno 1983” al Festivalbar; a Natale dello stesso anno esce il primo album Es-tensioni (con Mango ai cori). Dopo tanta ostinazione e tante delusioni finalmente arriva il successo, un successo che coincide col debutto, spiazzante, improvviso. L’estate successiva arriva Cigarettes and coffee, che Scialpi aveva scritto intorno ai sedici anni (a tutt’oggi è il suo capolavoro, una delle canzoni più belle della storia della musica italiana). Arrivano poi due Festival di Sanremo e, nel 1988, la vittoria al Festivalbar con Pregherei. In quest’autobiografia Scialpi ripercorre tutte le tappe più significative della sua carriera, gli alti e i bassi, le vittorie e le sconfitte (come l’eliminazione alla sua terza prova sanremese e la rottura con la RCA nel 1992). In parallelo scorrono, raccontate in punta di piedi, le vicende della sua vita. I passaggi più toccanti sono quelli della malattia della madre, rapita dall’Alzheimer.

È così semplice si chiude su un nuovo inizio: un matrimonio (appena celebrato nella civile America) e un nuovo progetto discografico (che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi). Un messaggio percorre e giustifica tutta la narrazione: “Il cuore non ha genere”, è universale, di tutti, come la musica.

Maria Dente Attanasio

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Cover Amedit n. 24 - Settembre 2015

Cover Amedit n. 24 – Settembre 2015
“Noli Me Tangere” omaggio a Pier Paolo Pasolini.
by Iano 2015

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