IN AMORE VINCE CHI FUGGE| Lasciate in pace Marcello | Un romanzo di Piergiorgio Paterlini

Posted on 17 giugno 2015

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Perché si scompare e dove si va, dove ci si rifugia quando si scompare? Ogni anno in Italia scompaiono circa quindicimila ragazzi, un esercito di fantasmi che sembra come dileguarsi nel nulla per poi riapparire, rimanifestarsi in tempi e luoghi diversi, ma dai grandi numeri i conti non tornano quasi mai, e c’è sempre quell’unità mancante, quell’assente all’appello, quel Marcello di cui nessuno saprà mai più nulla.

In questo breve e intenso racconto – un romanzo corto che l’autore scrisse nel 1997 (su commissione di Chiara Bellitti, consulente editoriale Einaudi Ragazzi), per la collana “I Corti” – Paterlini affronta l’assenza, il vuoto improvviso lasciato da chi fugge, da chi si astrae (dalla sua quotidianità, dalla sua famiglia, dalla sua cerchia, da tutte le relazioni sociali e affettive intessute fino a quel momento), da chi si smaterializza per ricontestualizzarsi altrove, un altrove lontano e inaccessibile. L’altrove di Marcello, il protagonista sedicenne di questa storia, si configura in un convento arroccato su una montagna, cinto da poderose LOGOPATERLINImura e attorniato da boschi; i frati lo accolgono e, attratti dalla sua giovinezza e dalla sua innocente determinazione, decidono di ospitarlo per anni e di non denunciarne la presenza alle autorità preposte. Marcello rivelerà il segreto della sua fuga solo a un anziano frate, Federico, anche lui un fuggitivo, anche lui un laico, e tra i due si consoliderà un sodalizio sincero e disinteressato. Gli unici legami di Marcello con il mondo di prima sono la sua bicicletta, il mezzo che l’ha portato fin lì, e la connessione a internet (grazie a un avveniristico computer installato in una delle celle e messogli a disposizione dai frati, infinitamente permissivi). Nessuno fa domande, nessuno lo trattiene e nessuno lo mette alla porta. Marcello è libero di restare come di andarsene, è libero nella sua latitanza e nella sua permanenza, e decide di restarsene lì anno dopo anno, aggrappato alla sua memoria breve, ai suoi ricordi insieme piccoli e colossali. Non poteva che esserci l’amore dietro le ragioni della sua fuga. Non un amore non corrisposto, come si potrebbe pensare, ma un amore troppo corrisposto, troppo perfetto, quindi troppo inconciliabile con la vita. Un amore gerontofilo (quindi specularmente pedofilo), un’attrazione amorosa e sessuale per la madre di un amico. Un amore consumato, vissuto con travolgente pienezza su un divano, un amore che sarebbe sopravvissuto solo nella clandestinità, nella segretezza, al riparo dalla disapprovazione altrui.

Che cos’è che mette in fuga Marcello? Forse solo la paura di sciupare tutto, di dover sacrificare tutto, una paura preventiva, protettiva, lungimirante. Il convento lo fagocita come un grembo, ma non lo imprigiona, semplicemente lo accoglie, lo fa proprio, lo incamera. Nel personaggio dell’anziano “frate laico” Federico l’autore tratteggia la figura dell’economista professor Federico Caffè, misteriosamente scomparso a Roma il 15 aprile 1987. Dietro una scomparsa può nascondersi tanto la fine di una vita (a causa di un delitto, un incidente, un suicidio) quanto la riformulazione di quella stessa vita, ma in assenza di testimonianze certe tutto resta sospeso, irrisolto, metafisico.

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A distanza di quasi vent’anni Paterlini, in occasione della nuova edizione Einaudi 2015, decide di riprendere in mano il testo e di cambiare il finale (che non sveliamo) della storia; nella postfazione l’autore cita Paul Auster: «…i libri non sono mai finiti, è possibile per alcune storie continuare a scriversi senza il loro autore.» e pone l’accento sull’estraneità della vicenda narrata in rapporto al dato autobiografico «…Non potrei immaginare un racconto meno autobiografico di Lasciate in pace Marcello. E non saprei immaginare un racconto in cui io mi rispecchi più profondamente. Anche se ho sessant’anni, non sedici. E non amo una donna. E non vado in bicicletta. E non mi sono mai rifugiato in un monastero. E non sono Marcello. E neanche Federico.» Alla fine degli anni Novanta, per i contenuti ritenuti sconvenienti Lasciate in pace Marcello venne addirittura censurato dalle autorità scolastiche della regione Veneto (ne venne proibita la lettura e la discussione in tutte le scuole) ma, tende a precisare Paterlini, non è per questa ragione che ha deciso di intervenire sulla pagina finale. «Il finale originario mi ha fatto soffrire e tormentato per tutti questi anni. Ne ho immaginato uno che mi piacesse di più. Spero piaccia anche a voi.» Lasciate in pace Marcello è in primo luogo una storia d’amore, un amore che è fuga ma anche ritorno, riappropriazione. Presenza. E poi in amore, si sa, vince chi fugge.

Leone Maria Anselmi

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Cover Amedit n° 23 – Giugno 2015 “Il ragazzo dagli occhi di cielo” by Iano

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