MIA MADRE di Nanni Moretti | L’insostenibile inadeguatezza dell’essere

Posted on 16 giugno 2015

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mia madre_nanni moretti_2015 (2)di Carlo Camboni

A quattro anni da Habemus Papam Nanni Moretti realizza un film sull’insostenibile inadeguatezza dell’essere umani, sui dubbi e le angosce che derivano dall’obbligo di prendere decisioni  interpretando segnali di gioia, vitalità e decadenza che ogni giorno assimiliamo col cuore in subbuglio. Moretti ritorna per dirci che non è il depositario di alcuna verità cinematografica e lo fa creando un alter ego, la regista Margherita interpretata da Margherita Buy che si muove e parla come lui dirigendo un film nel film; ricorre quindi all’idea del farsi, il metacinema, artificio oggettivamente abusato che tuttavia gli permette di evidenziare il distacco tra realtà, sogno e ricordo che se ne ha.

mia madre_nanni moretti_2015La prima significativa scena ci introduce immediatamente nell’attualità politica e mai come questa volta Moretti è stato tanto interessato alla politica e alla disaffezione che genera; l’occupazione di una fabbrica da parte di operai in sciopero è una falsa partenza, stiamo assistendo al film che Margherita sta girando, proprio mentre il suo mondo interiore si frantuma per la malattia e l’imminente morte della madre, evento che non riesce ad accettare e vivere con la consapevolezza necessaria; sarà aiutata dal fratello, un piccolo ruolo che Moretti si è ritagliato tra le righe di una sceneggiatura ricca e articolata. Margherita vive in un mondo isolato, altrove, lontano dalla realtà che invece interpreta e rappresenta per professione e su questa contraddizione dirompente è giocato il senso di smarrimento del personaggio: la sua immaginazione ha poco in comune non solo con ciò che sta vivendo nel privato, ma anche con ciò che accade nel Paese che pretende di rappresentare nel suo cinema, perché agli operai in sciopero, nella vita reale, non ci pensa nemmeno un minuto, impegnata com’è nel gestire i suoi complessi disastrosi rapporti affettivi: l’unico contatto con la realtà è proprio nella finzione del film che sta girando e in questo senso si capisce quanto Truffaut, Reisz e Fellini abbiano segnato l’immaginario cinematografico graffiando in profondità e lasciando cicatrici a prova di laser.

Shots from

Shots from “Mia Madre”

Il film è un manuale pratico di elaborazione del dolore, la cronaca della morte annunciata della madre incombe su ogni fotogramma come evento pregnante, esplicitato dalla breve scena degli scaffali vuoti e scatoloni pieni, un richiamo, che tanto ho apprezzato, alla dimensione del vuoto che resta dopo una perdita. Moretti ha difficoltà a teorizzare sul suo lavoro e tuttavia non rinuncia alla rappresentazione delle sue idee fondanti riguardo l’arte cinematografica: anche se la sua Margherita non sa bene cosa significhi indicare all’attore di stare “di fianco al personaggio”, Moretti ci crede eccome e addirittura lo rivendica, con una punta di autoironia che tutto stempera; poco importa se anche Brecht rifiutava l’idea che l’attore dovesse immedesimarsi totalmente nel personaggio rappresentato annullandosi: lo spaesamento della Buy è anche quello del personaggio, soprattutto quando vaga dal set all’ospedale al tavolo di un bar senza soluzione di continuità, seguendo il flusso delle sue contraddizioni.

mia madre_nanni moretti_2015 (3)

La sensazione ai titoli di coda è che Moretti sia stato emotivamente travolto dal tema trattato: da qui la necessità di pianificare e creare schemi cristallini, rigidi ma fragili che hanno tolto spontaneità all’opera. Il film risulta ancorato ad una sceneggiatura dove non esistono spiragli per il caos e l’imprevedibile, la penna è un cesello ma il sangue degli sceneggiatori non si fa inchiostro e ci vuole tanto sangue per scrivere di morte; unica scheggia impazzita, che probabilmente è servita al regista per non impazzire del tutto all’interno dei suoi schemi labirintici, è John Turturro che, si apprende, ha improvvisato e inventato alcune battute. Sceneggiatura solida, dunque… qualcuno ha scritto che Moretti è il geometra della macchina da presa, eppure la prima scena lascia intravedere non dico il genio, che non si improvvisa, ma un professionista del calibro della sua fama. Il capolavoro, per ora, può attendere.

Carlo Camboni


Filmografia di Nanni Moretti

a cura di Massimo Pignataro

Copyright 2015 © Amedit – Tutti i diritti riservati. Severamente vietata la diffusione senza citazione della fonte: “Amedit Magazine – Giugno 2015″. by Massimo Pignataro

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Lungometraggi

  • Io sono un autarchico (1976)
  • Ecce bombo (1978)
  • Sogni d’oro (1981)
  • Bianca (1984)
  • La messa è finita (1985)
  • Palombella rossa (1989)
  • Caro diario (1993)
  • Aprile (1998)
  • La stanza del figlio (2001)
  • Il caimano (2006)
  • Habemus Papam (2011)
  • Mia madre (2015)

Cortometraggi e mediometraggi

  • La sconfitta (1973)
  • Pâté de bourgeois (1973)
  • Come parli frate? (1974)
  • Un autarchico a palazzo (1977) – Film TV
  • La cosa (1990)
  • L’unico paese al mondo – collettivo (1994)
  • Il giorno della prima di Close Up (1996)
  • The Last Customer (2003)
  • Il grido d’angoscia dell’uccello predatore (20 tagli d’Aprile) (2003)
  • Il diario del caimano (2006)
  • L’ultimo campionato (2007) – girato nel 1986
  • Chacun son cinéma, episodio Diario di uno spettatore – collettivo (2007)
  • Film Quiz (2008)

Cover Amedit n° 23 – Giugno 2015 “Il ragazzo dagli occhi di cielo” by Iano

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 23 – Giugno 2015.

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