QUESTI ROMANTICI… Le sedute spiritiche di Victor Hugo

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victor_hugo_Le_Livre_des_Tables_Les_séances_spirites_de_Jersey (3)di Giuseppe Benassi

Sembra idiota, o ridicolo, a noi contemporanei, che Victor Hugo, per tre anni, dal 1853 al 1856, praticamente ogni sera, faceva sedute spiritiche col tavolino che batteva i suoi colpi (sì un colpo, no due colpi, ogni lettera il numero corrispondente), trascrivendole poi tutte? Le trascrizioni sono ora leggibili (pag. 758) in un volume uscito da Gallimard (Victor Hugo. Le Livre des Tables. Les séances spirites de Jersey. 2014). La pubblicazione è di poco successiva alla mostra tenuta nella casa museo di Victor Hugo, in place des Vosges, titolata “Entrée des médiums. Spiritisme et art de Hugo à Breton”, ove si potevano vedere i manoscritti originali delle trascrizioni, il tavolino usato per le sedute, oltre a disegni, fotografie e litografie sull’argomento.

Victor HugoQuesti romantici… da noi, Verdi aveva appena composto il Macbeth, con le streghe che predicono il futuro e la malefica Lady che invoca gli spiriti infernali; Manzoni rinnega la sua formazione illuminista e vede ovunque la mano di Dio. E lo spiritismo era agli albori (giungevano le prime notizie degli esperimenti delle sorelle Fox negli States), il povero Hugo era esiliato nella triste isola di Jersey, a causa del suo feroce libello contro Napoleone III, gli era morta la figlia Leopoldina, e chissà come si annoiava… E non dimentichiamo che la mania delle sedute spiritiche si diffuse ovunque nei successivi decenni. Appassionati cultori ne furono Conan Doyle, Luigi Capuana, e il sarcastico Oscar Wilde. Ne racconta anche Svevo ne La Coscienza di Zeno, delle sedute nella casa dei suoceri, anche se il coscienzioso ne parla già con la sua sublime ironia. Perfino Giamburrasca ci ride sopra. Poi, la scrittura automatica dei surrealisti ne sarà una versione aggiornata; Rol e Fellini gli epigoni. E poi si sa… in ogni vero artista alberga un lato folle, un coté bete (meglio non conoscerli dal vivo); se non lo avessero mica scriverebbero romanzi o poesie. È poi giusto deridere l’attrazione verso le cose invisibili? Non dice forse ogni scrittore, che i personaggi, una volta creati, vanno per conto loro, assumono una vita autonoma, e dettano all’autore le loro vicende? Non sono forse, i protagonisti dei romanzi, spiriti magicamente evocati, che esigono si dia loro vita?

Le Livre des Tables. Les séances spirites de JerseyNelle settecento e più pagine del libro di Hugo, se ne leggono delle belle. È un capolavoro di umorismo involontario, almeno così appare oggi, a noi moderni miscredenti, intossicati dal virus della psichiatria, pronti a tacciar di follia simili cose. Gli spiriti che apparvero a Hugo si possono dividere in tre categorie: i famosi, gli sconosciuti, le personificazioni. Fra i famosi: Giuliano l’apostata (che abita su Urano… uranista?), Eschilo, Giuda, Caino, Giosuè, Gesù Cristo, Maometto, Lope De Vega, Chateaubriand, Saffo, Apuleio, Andrea Chènier, Omero, Flamel, Galileo, Meyerbeer (che peraltro era ancora vivo…), un faraone egizio, Racine, Giovanna d’Arco, Voltaire (che dice: “ho maledetto, ho mentito, non ho pregato, perciò sono felice”). Molière detta versi. Machiavelli inneggia a Borgia. Napoleone il Grande elogia l’opera di Hugo contro Napoleone il piccolo.Shakespeare declama strani versi in francese (la lingua ufficiale dell’aldilà): «Créons! créons!Molière fait Tartuffe et je faisJago. Aujourd’huimoi Shakespeare et demaintoi Hugo». Mozart invece fa dispetti, si rifiuta di fare quel che gli spiritisti gli chiedono, pur se inizialmente inizia a scrivere una sinfonia. Cimarosa, richiesto di dettare una melodia, rifiuta subito, come seccato dalla evocazione.Dante risponde un po’ in italiano e un po’ in francese, ma, a parte “caro mio”, non dice granché. Platone parla del sogno: chi dorme comunica con la sua tomba, vola nell’immensità, va all’assalto della notte, assedia il mistero. Non è cieco, vede l’infinito. Non è sordo, ascolta nello spazio. Non è muto, parla nella morte. Non è steso, ma alato; non è caduto, è resuscitato.

victor_hugo_Le_Livre_des_Tables_Les_séances_spirites_de_Jersey (1)I sogni sono i proiettili delle stelle. I milioni di soli rischiarano la camera, e il sognatore è in contatto con la vita mortuaria. Lo scheletro diventa l’armatura guerriera della notte. I sogni sono i baci dell’arcangelo o il colpo di coltello dello spettro, l’appuntamento con la donna adorata, il ritorno della cara figlia. Il leone di Androcle saluta gli spiritisti: buongiorno imbecilli!Ecco poi gli sconosciuti: Fecoil Fecoil, Amuca, Babac, Babbaf, Vir inter animalia, Vox deserti, Tuusleo, Il leone di Firenze, Unguisclemens, Omen lumen numen (che spiritosamente dice poi: amen), Ibed, Leo dei, Dipimollimonlelg, Qidd, Scimussortem, Pilorilon, Ame soror, Fez. Uno spirito non si presenta e si lancia in un fervido elogio del vangelo e della religione. La volta dopo Gesù Cristo parla di uno sconosciuto, l’interlocutore di Dio, dai molti nomi (Mosè, Socrate, Lutero, Galileo, Voltaire) venuto a svegliare il mondo. La sera dopo, Gesù continua, e parla di un cavallo che porta l’umanità alla libertà, all’uguaglianza, alla fraternità, all’amore universale. E afferma che l’inferno non esiste. Infine appaiono le personificazioni: il Dramma, la Metempsicosi, la Poesia, lo Sguardo dell’ombra, il Vento, l’Ombra del sepolcro, l’Idea, la Morte, il Dito della morte, la Luce, l’Ombra (che dice: “credi all’ignoto, che è il vuoto pieno”), il Sonno, l’Ispirazione.

La Critica dà curiosi e a volte violenti giudizi su scrittori e poeti, morti e contemporanei: Balzac è il Michelangelo della miniatura, il rivelatore del mondo intimo, che trova l’infinito nel piccolo, il sublime ufficiale giudiziario che fa l’inventario della disperazione; Musset poeta dell’orgia, Socrate dello champagne, debosciato ispirato; Gautier gioielliere delle parole; Dumas ballerino letterario; Sue tagliapietre delle idee; Pére Goriot una madre che ama; Vautrin il grande diseredato dell’amore; George victor_hugo_Le_Livre_des_Tables_Les_séances_spirites_de_JerseySand una suora di carità dell’ospedale; Voltaire ha scritto un’opera filosofica immensa ma una letteraria infima. Una sera, la Metempsicosi dice: “Io sono l’idea eterna. Sono il vero. Prendo l’uomo e ne faccio la cosa. Prendo la cosa e ne faccio l’uomo. Prendo il granello di sabbia e lo confondo col fuoco. Sono il corridoio che conduce alla porta segreta. Sono il ritratto misterioso che pende sul muro della casa terribile.  Il mio volto è fatto con la creazione, i miei occhi sono gli astri, le mie orecchie i venti, la mia bocca l’abisso, la mia pelle l’azzurro. Incateno e sciolgo”. Simili rivelazioni fa l’asina di Balaam, quella che vide l’angelo: la vita è una punizione, la creatura passa attraverso la creazione come l’uccello attraverso l’albero, posandosi su ogni ramo. L’uomo vola attraverso l’infinito e si posa su ciascun mondo. Voi abitate un mondo di sofferenza, noi un astro di luce e di ricompensa. L’uomo, nascendo, viene ad espiare un passato colpevole. L’uomo ignora la sua colpa, se lo sapesse sarebbe felice. Le piante hanno un’anima. Gli animali soffrono più degli uomini, e le piante più degli animali. L’uomo è la prigione dell’anima, e la ricompensa è il volto di Dio.

Tali rivelazioni devono aver impressionato Hugo. Nella prefazione al volume, Patrice Boivin afferma che lo scrittore elaborò un nuovo progetto di società, emancipato dal cristianesimo, secondo una teoria del destino sociale determinato dalla metempsicosi. La legge della reincarnazione determina la solidarietà umana, il progresso sociale, la comunicazione fra animato e inanimato. Pare che, a Jersey, Hugo – che viveva di fronte al mare, vicino a un cimitero e a un dolmen – prese l’abitudine di parlare a tutto, alle rocce, alle piante, agli animali, convinto di un’anima universale che lega il tutto. Idee rinascimentali – l’anima mundi – che solo nel novecento, fra Jung e Hillmann, ripresero vigore. Le trascrizioni furono rese pubbliche soltanto molto tempo dopo la morte di Hugo. Gli stessi spiriti glielo avevano proibito. Peccato. I pettegoli Goncourt non ci possono così riferire i commenti di Flaubert.

Giuseppe Benassi

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