VITTORIO CORCOS | I sogni della Belle Époque | Padova, Palazzo Zabarella, 6 settembre – 14 dicembre 2014

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vittorio_corcos_sogni_belle_epoque (2)Padova, Palazzo Zabarella, 6 settembre – 14 dicembre 2014

di Maria Dente Attanasio

vittorio_corcos_sogni_belle_epoque (3)Chiuderà i battenti il 14 dicembre 2014 la grande mostra dedicata al pittore livornese Vittorio Corcos, allestita nelle sale di Palazzo Zabarella (Padova). L’esposizione – a quindici anni di distanza dalla grande retrospettiva nella natia Livorno – è stata curata da Ilaria Taddei, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi (tra i maggiori esperti di Corcos), e si snoda intorno a un itinerario di un centinaio di dipinti (opere per lo più di grandi dimensioni). Il sottotitolo “I sogni della Belle Époque” introduce bene alle atmosfere corcosiane, e pone l’accento sull’opera I sogni del 1896 (forse l’opera più famosa di Corcos, conservata presso la GNAM di Roma, non a caso scelta come immagine di locandina della mostra padovana). La giovane donna protagonista di questo dipinto incarna un nuovo modello di femminilità, quello più disinibito e emancipato che si andrà meglio affermando nel decennio successivo. Siamo negli anni magici della nascita del cinema (1895), preludio di una modernità che cambierà irreversibilmente le dinamiche sociali.

vittorio_corcos_sogni_belle_epoque (1)Corcos nasce a Livorno nel 1859. Nel 1875 è a Firenze, dove studia disegno all’Accademia di Belle Arti. Nel 1878 si sposta a Napoli e frequenta i corsi di Domenico Morelli. Il trasferimento a Parigi, dove già soffiava il vento impressionista, è databile intorno al 1880. A Parigi Corcos fatica per affermarsi, e per sopravvivere disegna copertine per spartiti e dipinge ventagli alla moda. Tra i primi a credere nelle potenzialità del giovane Vittorio ci fu Giuseppe de Nittis. Corcos non tardò ad individuare e affinare un metro pittorico leggiadro ed elegante, funzionale a immortalare l’esclusiva e raffinata alta società dei salotti. Quando, nel 1913, firmò il suo celebre Autoritratto (posto nella prima sala dell’esposizione, accanto al Ritratto della moglie Emma), Corcos aveva già alle spalle tutte le gratificazioni di una brillante carriera di successo. A Parigi si guadagnò il soprannome di “Peintre des jolies femmes”, ossia “Pittore di donne graziose”, imponendosi come acuto interprete di una femminilità moderna, seducente, a tratti trasgressiva (un po’ anche sulle orme di Giovanni Boldini e dello stesso de Nittis). Più che nei paesaggi (vedute urbane, marine…) Corcos si affermò nei ritratti, in particolar modo quelli femminili a figura intera (o semi-intera); tra i più celebri: La contessa Frankestein Soderini (1889), La signora Belimbau (1900), La principessa Potenziani (1901), Madda Papadopoli Aldobrandini principessa Spada Potenziani (1903), Diane de la Bouchère, principessa Odescalchi Ruspoli (1903), Lina Cavalieri (1903), Jole Moschini Biaggini (1904), Amelia regina di Portogallo (1905), Maddalena Vollert Parodi e Anita de’ Ghislanzoni Vollert (1912)… fino a Maria José di Savoia (1931). Abilissimo anche nei ritratti maschili, si pensi a quello di Emilio Treves (1907), di una resa fisiognomica quasi fotografica. Altrettanto ben riuscita è la serie di ritratti maschili in cappotto: Silvestro Lega (1889), “Yorick” Pietro Coccoluto Ferrigni (1889) e il coevo Francesco Gioli che guarda il ritratto di Yorick, Pietro Mascagni (1891), Giosué Carducci (1892, due versioni) e Enrico Panzacchi (1894). Altro ritratto maschile ben individuato è quello (retrospettivo) di Giuseppe Garibaldi che – scrive Fernando Mazzocca – «rimane tra i risultati più alti raggiunti nella vasta e troppo ripetitiva iconografia dell’eroe dei due Mondi.» Quella di Corcos, scrisse Ugo Ojetti nel 1933, era una pittura «(…) attenta, levigata, meticolosa, ottimistica: donne e uomini come desiderano d’essere, non come sono». Corcos ci restituisce il volto insieme leggero e profondo della Belle Époque, un mondo di pose, di svolazzi, di enormi cappelli su sguardi velatamente malinconici. Tra le opere esposte anche In lettura sul mare (1910), dalle atmosfere sognanti e lontane. Nel catalogo della mostra, edito da Marsilio, i testi di Paul Nicholls, Vincenzo Farinella, oltre che dei già citati Taddei, Mazzocca e Sisi.

Maria Dente Attanasio

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