I SESSI TRASPARENTI | La trasparenza del buio | il nuovo romanzo di Roberto Pazzi

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bannerpazzidi Massimiliano Sardina

Giovanni tace davanti alla trasparenza della sua vita quasi compiuta,

di fronte a quel cimitero di promesse, dove nessun amore era mai durato

e che si affacciava ormai sul buio, nel terrore di dover chiudere

stringendo nel pugno solo il nulla.

 

capoletteraCon l’avanzare dell’età il desiderio d’amore si affievolisce, a tratti sfuma, ma non si estingue del tutto, e anzi talvolta può reimpennarsi con insospettata violenza. È questo il caso di Giovanni Caonero, Nane per i più stretti, professore sessantenne padovano. Nell’arco di pochi giorni l’attempato ma ancora piacente protagonista vivrà tre distinte passioni, tanto brevi quanto intense: la prima con Luca (un virile e ruspante trentenne gerontofilo rimorchiato in una sauna), la seconda con Pierre (quarantenne, stilista di fama internazionale, contattato su una chat), la terza con Eros (studente universitario, il classico allievo innamorato del maestro). Tre incontri distinti sì, ma al contempo concomitanti, concentrati, emblematicamente intrecciati. Giovanni Caonero ha alle spalle un matrimonio fallito, e solo ora che ha i capelli grigi, dopo anni di finzioni e malcelate velature, solo ora ha il coraggio di viversi fino in fondo, di veder esauditi i suoi desideri senza il controcanto del senso di colpa. «Un carabiniere napoletano, un calciatore barese, un politico ciellino torinese, quarantenni tutti in disarmo con le mogli, avevano scoperto con lui quanto fossero più inclini ad amare un maschio, portando alla luce nelle loro prestazioni più generose anche la femmina vogliosa che se ne stava ben acquattata in loro. Ah, averlo capito prima, quante energie risparmiate e minori sofferenze inflitte e patite, con quelle donne… Tuttavia nemmeno lui aveva raggiunto tanto presto quella piena consapevolezza. Si era concesso solo dopo lunghi anni quei piaceri. Quanto tempo sprecato. Quante stupide concessioni alla morale comune.».

Sullo sfondo Padova, Ferrara, ma più in generale il cattofascismo italiano. E sempre sullo sfondo, ma più volte intermittenti nel tessuto del romanzo, le figure di due donne, due assoluti estremi del “femminile”: la defunta nonna cantante lirica (detta “Giovanna la pazza”), personaggio surreale e delirante, e Milena, una ex tramutatasi suo malgrado in amica del cuore, forse il solo punto fermo nella vita interiore del professore. Più ancora sullo sfondo il fratello Agostino che vive in Australia, cinque matrimoni naufragati e un figlio battezzato col nome di Giovanni. Il primo piano, ora ravvicinato, ora a tutto campo e spesso a inquadrature sovrapposte, è tutto per i tre bellissimi e attraenti pretendenti. Il professore si muove dall’uno all’altro, come di fiore in fiore, avvinto ora dalla morsa possente e volgare di Luca, ora dall’avvolgenza esclusiva di Pierre, e non in ultimo dalla pura e innocente giovinezza di Eros. Se il palestrato sboccato e portuale sembra ricalcare l’iconografia del Querelle di Genet-Fassbinder, il bel Pierre invece incarna il prototipo della gaiezza patinata e glicolica, figure oltremodo patetiche e caricaturali, malgrado la forse eccessiva stereotipazione, soprattutto se paragonate alla “normalità” dell’omosessuale medio, ben impersonato dal personaggio di Eros. Tanta giovinezza abbaglia e confonde i sentimenti (e la libido) dell’anziano professore, impedendogli di scegliere. «E torna a stordirlo la sorpresa in così pochi giorni, in sole due settimane, di tre amori tanto diversi. E pazzi1l’annuncio imprevedibile di un nipote che nel nome sarà il suo doppio. Che significato ha la concentrazione di così forti energie di tutti quegli eventi? È scoppiata per il ritardo di non essersi mai dichiarato? È un debito da assolvere che non gli concede più altre dilazioni di pagamento? O la vita finge di restituirgli con gli interessi quel che gli aveva negato finora, solo perché lo stringe vicino alla fine, ormai tutta trasparente? Un’ultima beffa come quella concessa dal gatto al sorcio, dopo che l’ha già ferito a morte, per vederlo ancora sbattere di qua e di là, prima della stretta finale? Prima del colpo di grazia?». Cosa cerca il professor Giovanni Caonero? La sua felicità o il suo carnefice? La sola persona che può rispondere, perché è stata la sua donna e lo conosce fin troppo bene è Milena, che così lo psicanalizza: «…Ah, ci si è messa di mezzo anche l’età a peggiorare le cose, perché invecchiando Nane si infatua della giovinezza, come una forza da cui farsi mangiare, perché chi è vecchio ha sempre torto e chi è giovane ha sempre ragione, si è fissato su questo principio come Mishima, che si è fatto decapitare dal suo amante… Sogna di esser fatto fuori da un giovane carnefice feroce come la vita, che abbia pietà dei vecchi a quel modo, facendoli fuori…»

Luca, Pierre e Eros sono figure reali, carnali, e con ciascuna di loro il professore ha stabilito un contatto fisico; è questa stessa concretezza però, nel tessuto narrativo del romanzo, a renderle quasi oniriche e simboliche, trasparenti, inconsistenti come spettri. Attraverso queste tre figure il protagonista contempla «l’orrenda bellezza» della giovinezza, «il buio della sessualità che si mostra in tutta la sua improvvisa trasparenza». Pazzi si ricollega, quasi doverosamente, alla figura di Fadigati de Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani – «Non riuscivano a spiegarsi la ragione del suo modo di agire. Appunto per questo, forse, non trovavano requie finché non avessero colto il tipico luccichio che i suoi occhiali d’oro mandavano ogni tanto, attraverso il fumo e l’oscurità: un piccolo lampo inquieto, proveniente da una lontananza davvero infinita…» – alla lente mai deformante della letteratura che vede attraverso e fa luce sull’oscurità.

Massimiliano Sardina

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Cover Amedit n° 20 – Settembre 2014, “VE LO DO IO” by Iano
Cover Amedit n° 20 – Settembre 2014, “VE LO DO IO” by Iano

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