ALBERTO MORAVIA | AGOSTINO | Un’edizione Bompiani per celebrare il 70° anniversario

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alberto_moravia_agostino (1)di Massimo Pignataro

 

alberto_moravia_agostino (2)Dal 1944, anno di pubblicazione di Agostino, sono trascorsi la bellezza di settant’anni. Oggi, per celebrare l’anniversario del piccolo capolavoro moraviano, Bompiani dà alle stampe un’edizione speciale curata da Simone Casini, con testi di Umberto Saba e Carlo Emilio Gadda, e impreziosita da due illustrazioni litografiche di Renato Guttuso. In copertina un’immagine desunta dall’Agostino cinematografico di Mauro Bolognini (1962). «Agostino non sono io» dichiarò fermamente lo scrittore in un’intervista rilasciata nel 1986 all’amica Dacia Maraini. In verità, l’elemento autobiografico è rintracciabile in diverse sfaccettature del personaggio, specie in quelle più oscure e meno pronunciate.

Figlio di una società borghese e agiata, Agostino è un ragazzino di tredici anni, poco più che un bambino, morbosamente legato alla madre, vedova e bellissima. Viareggio, estate, madre e figlio condividono placidamente una lunga vacanza. Fin da subito Moravia descrive il particolare, geloso attaccamento che Agostino nutre verso la madre, l’assoluta centralità che questa occupa nei suoi pensieri. Durante le gite in patino Agostino vive il suo perfetto idillio: loro due da soli, al largo, lontani da tutti. Agostino è lusingato dagli sguardi d’ammirazione guadagnati quotidianamente da sua madre, ma non vuole condividerla con nessuno. La osserva. La contempla. La elabora in certe sue fantasie senza però delinearne un profilo preciso. Presto però nella vita della bella signora si profila la figura di un terzo incomodo: un giovane, prestante corteggiatore (al quale la madre gradualmente cede), e lo scenario si ribalta. Comincia qui la discesa agli inferi di Agostino, suo malgrado vittima giovane di un mondo adulto (come spesso avviene nell’opera moraviana). Erroneamente definita una storia d’iniziazione sessuale, quella di Agostino è piuttosto la storia di un’esperienza mancata, magari intravista ma di certo non esperita. Più che la scoperta della propria sessualità c’è la scoperta (improvvisa, violenta, confusa) della sessualità altrui, tanto quella intercettata malvolentieri sul corpo della madre – rea d’averlo tradito col giovane amante – quanto quella gettatagli addosso dai compagni più grandi e vissuti. Turbato dal tradimento materno Agostino prende a frequentare una banda di ragazzacci; dal gruppo apprende le nozioni più rozze circa il sesso e i rapporti tra gli uomini e le donne, ed è sempre il gruppo ad aprirgli gli occhi su quanto avviene tra sua madre e quel corteggiatore. Del nuovo mondo che gli si staglia dinnanzi il giovinetto è insieme disgustato e attratto. «Non se ne rendeva conto, ma ciò che l’attirava al bagno Vespucci, oltre alla compagnia così nuova dei ragazzi, era proprio quel dileggio brutale su sua madre e i suoi supposti amori (…) Perché poi desiderasse tanto non amare più sua madre, perché odiasse questo suo amore, non avrebbe saputo dirlo.» Inconsapevolmente sfugge al tentativo di stupro di Saro, un adulto uso a frequentare i membri della banda; significativamente è la poesia a salvarlo: è recitando Carducci che il piccolo innocente riesce a neutralizzarne l’immonda concupiscenza (e anche da questo punto di vista si potrebbe parlare di una iniziazione mancata).

«Il mondo – sintetizza bene Casini nell’Introduzione – si rivela dunque ad Agostino non in maniera materna e graduale, ma attraverso il trauma improvviso, precoce e umiliante della sessualità della madre, e quindi attraverso il carico spietato e “intollerabile” delle spiegazioni rozze, delle ironie calunniose e delle esperienze violente che Agostino patisce dai ragazzi del Bagno Vespucci e dal Saro. Nulla alla fine si è consumato per lui, ma è sufficiente aver saputo e aver immaginato ciò che prima era inconcepibile – la femminilità della madre, l’incesto, la perversione, la manipolazione, l’omosessualità, la corruzione, la violenza – perché niente possa più essere come prima. Il mondo si svela dunque ostile, il sesso come corruzione, e il passato come un miserevole inganno.» Quello che accade ad Agostino è tutto nella sua testa, nel suo modo preventivamente sbagliato di concepire e vivere la figura materna. Lo scrittore protegge pagina dopo pagina il suo fragile personaggio, lo pone davanti al pericolo ma sull’orlo di ogni precipizio lo salva, lo ritrae a sé. Comprendiamo che c’è qualcosa di intimamente sbagliato anche nella sua visione preventiva del sesso.

alberto_moravia_agostino (3)Ne Il caso Moravia, Umberto Saba arriva a ipotizzare persino di un potenziale abuso (poi rimosso) subito dallo scrittore, tale da giustificare una visione così infelice e negativa della sessualità. La psicanalisi di Saba (l’autore di quell’anti-Agostino che fu Ernesto) non fa una piega. Come non leggere poi in Agostino una trasposizione, seppur parziale, del complesso edipico. E Moravia stesso ammise: «(…) non volevo costruire un romanzo basato sul complesso di Edipo, ma poi nella narrazione è venuto fuori.» Moravia definì Agostino un romanzo-cerniera tra Gli indifferenti (il capolavoro del 1929) e la sua produzione successiva. Un altro celebre adolescente moraviano è quel Luca protagonista, nel 1948, de La disubbidienza; insieme ad Agostino quest’ultimo venne pubblicato nel 1950 negli Stati Uniti sotto il titolo I due adolescenti.

Pur nella sua brevità Agostino costituisce un documento centrale per comprendere la complessità dell’opera moraviana, in un singolare metà strada tra nuclei di memoria vissuta e scelte di strategia narrativa. In molti romanzi di Moravia, osserva Casini «l’investimento iniziale (materiali autobiografici, piani narrativi ecc.) prende una forma e una strada impreviste.» Romanzo scomodo, per l’epoca, Agostino – pur non essendo un romanzo di formazione tout court – si riallaccia idealmente a quei testi che hanno indagato certe oscurità dell’età acerba (si pensi al Sebastian Roch di Octave Mirbeau, a L’adolescente di Dostoevskij o al Torless di Musil). In ultima analisi un testo di straordinaria intensità, condotto con una prosa luminosa, decisa, efficace, degna del miglior Moravia.

Massimo Pignataro

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Cover Amedit n° 20 – Settembre 2014, “VE LO DO IO” by Iano
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