IL BONOBO E L’ATEO | Il nuovo saggio di Frans de Waal sull’origine della morale

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bonobo_e_ateo (2)E se noi, invece di discendere da una scimmia turbolenta come lo scimpanzé,

discendessimo da una scimmia mite ed empatica come un bonobo?

(F. de Waal)

di Elena De Santis

bonobo_e_ateo (1)La morale, ci spiega il primatologo Frans de Waal, deve necessariamente considerarsi preesistente alle religioni. Antica quanto l’uomo, e forse più dell’uomo, la morale (intesa nella sua accezione più ampia) è parte fondante e integrante dei processi evolutivi. Riscontrabile, a un diverso livello, anche in altri mammiferi (e specie nei primati) la morale affonda le sue origini nelle prime forme embrionali di socialità; un’insorgenza di prime rudimentali leggi morali è rintracciabile in ataviche pratiche di socializzazione quali il grooming (tu spulci me, io spulcio te), i rituali ludici, i comportamenti riproduttivi, le dinamiche interne ai gruppi. Le religioni, puntualizza de Waal (senza adottare però i toni di un ateismo militante alla Richard Dawkins), hanno veicolato e etichettato come propri quei codici morali che devono invece considerarsi innati nell’uomo (e più in generale nel mammifero), e sviluppatisi in concerto ai modi di agire e di sentire individuali in rapporto al gruppo.

Una definizione di morale che ci dà de Waal è la seguente: <<La morale è un sistema di regole concernente i due aspetti dell’aiutare o almeno del non danneggiare i nostri simili. Si preoccupa del benessere degli altri e antepone la comunità all’individuo. Non nega l’interesse individuale, ma lo ridimensiona a vantaggio di una società fondata sulla cooperazione.>> L’evoluzione avrebbe favorito la morale poiché funzionale agli equilibri della comunità. De Waal, come abbiamo già accennato, non considera la morale appannaggio della sola umanità, ma la allarga anche ad altri animali. Un posto di primo piano lo riserva al bonobo, in passato erroneamente classificato come una poco significativa variante dello scimpanzé. Dal bonobo, specie in termini di moralità, l’uomo avrebbe molto da imparare. <<Nel mondo dei bonobo – scrive il primatologo giapponese Takeshi Furuichi – tutto è tranquillo, pacifico. Quando vedo i bonobo, mi sembra che si stiano godendo la vita.>> Ciò che notoriamente contraddistingue i bonobo è il comportamento sessuale slegato dal fine meramente riproduttivo (un aspetto, questo del perseguimento del piacere sessuale fine a se stesso, che li rende molto simili alla stragrande maggioranza dei membri della nostra specie). I bonobo, a seconda delle singole personalità, sono omosessuali, eterosessuali e bisessuali; praticano sesso a coppia e di gruppo assumendo posizioni talvolta talmente ardite da far arrossire i nostri più navigati libertini. La verità è che i bonobo risolvono molti conflitti sociali attraverso il sesso, vissuto quasi sottoforma di grooming libidinoso. Laddove lo scimpanzé usa la violenza e l’aggressività, il bonobo oppone la pacificazione per via genitale. Negli zoo è noto che gli scimpanzé estranei devono essere debitamente separati e fatti familiarizzare un po’ per volta e con gran cautela; i bonobo, al contrario, dopo sbrigative presentazioni, si danno subito all’orgia. Curiosa creatura, teneramente disinibita. Con il bonobo (e lo scimpanzé) condividiamo quasi tutto il nostro DNA.

bonobo_e_ateo<<È impossibile – scrive de Waal – guardare una grande scimmia negli occhi e non vedere se stessi.>> Condividiamo col bonobo geni che non condividiamo con lo scimpanzé, e viceversa. Siamo “scimmie bipolari”, per usare un’espressione di de Waal, talvolta pacifiche e amabili come i bonobo, altre volte irascibili e umorali come gli scimpanzé. La chiave per comprendere la nostra natura più intima e primordiale risiede nelle similitudini con le cuginette antropomorfe. Con i nostri parenti condividiamo (in certa parte, e con le dovute differenze) anche aspetti dell’emotività quali l’altruismo, l’empatia e la capacità di cooperazione. Comportamenti altruistici, cooperativi ed empatici sono riscontrabili nei bonobo come in altre specie animali; la morale (intesa anche come capacità di discernimento tra bene e male) non è solo una nostra prerogativa e, ribadisce de Waal, precede di circa centomila anni la nascita delle religioni. Ciò che oggi sappiamo della morale contraddice in toto l’errata “teoria della vernice”, che per diversi decenni è stata la visione biologica dominante della natura umana; secondo “la teoria della vernice” la genuina bontà o non può esistere o, se esiste, non è che uno sbaglio del processo evolutivo. Secondo la suddetta teoria la moralità non costituirebbe che una buccia sottile che copre a stento la nostra vera natura egoistica e individualista. Le scoperte più recenti hanno confutato questa teoria agghiacciante con prove concrete di empatia innata, di cooperazione e di vero e proprio altruismo (nella nostra specie come in molte altre specie animali).

La morale, scrive de Waal, viene dal nostro interno e fa parte della nostra biologia. Nulla di più lontano da quanto affermato dal biologo americano Michael Ghiselin, secondo il quale: <<Se scalfisci la pelle di un altruista vedrai uscirne il sangue di un ipocrita.>> De Waal, al contrario, considera l’uomo intrinsecamente buono, anche se capace di fare il male (piuttosto quindi che intrinsecamente cattivo, anche se capace di fare il bene). La carne sul fuoco è tanta, e il saggio va più volte fuori traccia. De Waal, infine, dà una bacchettata agli atei antireligiosi militanti e si domanda: che cosa direbbe un bonobo a un ateo? Risposta: gli consiglierebbe di smetterla di collezionare prove scientifiche che palesano l’inesistenza di Dio e lo rimanderebbe a considerare l’origine atavica della morale. Una morale nata nell’uomo e con l’uomo, prima dell’invenzione di qualsiasi religione, e prima del lontano addio dalle cugine antropomorfe.

Elena De Santis

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Cover Amedit n° 19 - Giugno 2014, "Barbatrucco" by Iano
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