GELSOMINA DELLE API | Le Meraviglie, il nuovo film di Alice Rohrwacher

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le meravigliedi Leone Maria Anselmi

le meraviglie (2)La qualità di un film talune volte è già denunciata dalla bellezza della locandina. È questo il caso di Le Meraviglie, secondo film della trentaduenne Alice Rohrwacher, che a tre anni di distanza dal delicato Corpo celeste, torna a misurarsi sul tema dell’adolescenza. Il volto di fanciulla ritratto in locandina richiama il realismo magico della pittura di Antonio Donghi, ed è proprio il realismo magico il concetto chiave per accedere al messaggio più implicito del film. La storia narra di una famiglia di apicoltori che tenta con ogni mezzo di spremere dalla campagna di che sopravvivere; oltre che dalla produzione del miele, la famiglia attinge risorse per il proprio fabbisogno anche dall’agricoltura e dall’allevamento. Nulla di idilliaco, la campagna è descritta per quel che è, senza romantiche atmosfere agresti o bucoliche, una terra difficile, con i raccolti sempre a rischio, esposta ai capricci del sole e delle piogge e minacciata dai nuovi veleni dell’industria. Padre, madre e quattro sorelle, più una giovane zia. In seguito si aggiungerà un ragazzino (in affidamento temporaneo su proposta dei servizi sociali). Il padre fa la voce grossa, con la cadenza un po’ tedesca un po’ francese, ma è un orso buono, scalzato dal ruolo di capofamiglia dalla primogenita Gelsomina; nella veste di padre vecchio stampo però impartisce regole, ritmi, divieti e decide quel che è meglio per sé e per gli altri. Quando Gelsomina gli chiede di poter partecipare come famiglia al concorso “Le Meraviglie” – un concorso organizzato da una televisione locale – lui nega il permesso, irremovibile. Gelsomina insiste, il concorso premierà con un mucchio di denaro la famiglia contadina più meritevole, e loro avevano tutte le carte in regola per aggiudicarsi il primo posto, grazie soprattutto alla bontà del loro miele. Il padre ribadisce il suo no, sa di aver bisogno di quei soldi ma si illude di poter far sopravvivere la sua famiglia con i soli frutti della terra. Gelsomina disobbedisce e compila il modulo per iscrivere la famiglia al concorso. Chi lo vincera? Chi rispetta la terra o chi la adultera per trarne maggiori profitti?

le meraviglie (3)Siamo nei primi anni Novanta, lo capiamo anche dalle canzoni trasmesse alla radio, e la campagna è quella tra l’Umbria, il Lazio e la Toscana. Alice Rohrwacher punta l’obiettivo su una generazione e su una famiglia che cambiano e si ridefiniscono alla luce di mutate contingenze. Al cambiamento, allo stupore della crescita, risponde soprattutto Gelsomina, bambina custode dell’alveare e insieme ape operaia. È lei il trait d’union della famiglia, è lei che raccoglie a piene mani il miele sversato, è lei che si preoccupa di “cambiare il secchio”, è lei che stempera i conflitti nello sciame. Il padre non si accorge, o non vuole accorgersi, della sua crescita e sperpera una grande somma di denaro (il denaro guadagnato con la vendita del miele) per regalarle un cammello. L’immagine assurda del cammello in campagna strappa più di una risata. Gelsomina desiderava possedere un cammello da bambina, ma ora che è una ragazzina quel cammello traccia la misura di quanto padre e figlia viaggino su strade differenti.

È Gelsomina, lo abbiamo già osservato, il vero capofamiglia. Figura altamente simbolica, con un nome che si riallaccia dichiaratamente all’omonima felliniana de La strada. Nel farsi uscire le api dalla bocca, come in una sorta di rituale panteistico e primitivo, rivela la sua connotazione simbolica di favo, quasi che esercito e regina le albergassero dentro in una dimensione recondita e atavica. Altra ape regina del film è la fata-sacerdotessa etrusca (interpretata da Monica Bellucci), conduttrice della trasmissione-concorso “Le Meraviglie”. Il posticcio del travestimento all’etrusca rimarca che “vivere all’antica” non è più possibile. L’etrusca è al contempo una figura altra rispetto al vissuto di Gelsomina, assaggio di quella vita che l’aspetta al di là della campagna, un miele dal sapore sconosciuto. A turbare Gelsomina c’è anche quel ragazzino piovuto dal cielo come un timido raggio di sole, un ragazzino silenzioso, difficile, che rifiuta fino all’ultimo ogni contatto fisico: delicata prefigurazione dell’amore. La premiazione del concorso “Le Meraviglie” ha luogo su un isolotto del lago Trasimeno, nell’antro di una caverna. Qui il padre, esortato a parlare davanti a un microfono, riesce a malapena a balbettare che il mondo (il suo mondo, quello della campagna) sta per finire. Del finale, qui in sede di recensione, preferiamo non riferire. Certe pagine della storia restano comunque misteriosamente bianche, vuote, velate, come gli ultimi fotogrammi degli esterni e degli interni della cascina. E di tutto il miele cosa resta? Dolce per definizione, cibo degli dei, legante e collante, ambrato come resina, il miele “non finisce”, è incredibilmente resistente e, come dimostrano certe ampolle egizie ancora integre, può durare millenni.

A Cannes Le Meraviglie si è guadagnato le lodi del presidente di giuria Jane Campion (regista dell’indimenticabile Un angelo alla mia tavola), che l’ha definito “profondo e spirituale”, e si è aggiudicato la palma d’oro. Per la cronaca, Alice Rohrwacher è la prima regista italiana premiata a Cannes.

Leone Maria Anselmi

le meraviglie (1)

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Cover Amedit n° 19 - Giugno 2014, "Barbatrucco" by Iano
Cover Amedit n° 19 – Giugno 2014, “Barbatrucco” by Iano

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