IL GIUDICE DI MATTEO E’ CITTADINO ONORARIO DI PALAGONIA

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_DSC7111awSi è conclusa la seduta consiliare del 23 maggio mattina con il conferimento della cittadinanza onoraria della Città di Palagonia  al giudice Antonino Di Matteo, su proposta dell’associazione AMEDIT. Il giudice Di Matteo non partecipava alla cerimonia, che ricadeva nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, facendo sapere che era impossibilitato a essere presente per motivi di sicurezza. La consegna della pergamena attestante la cittadinanza  onoraria sarà invece data nelle sue mani  il prossimo 19 luglio, una data anch’essa tristemente ricordata per l’altra grande strage che insieme ha _DSC7112awscosso la coscienza dello Stato e della Nazione intera, quella di via D’Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta. Una delegazione composta dai membri dell’AMEDIT, da Consiglieri comunali e da privati cittadini, si recherà a Palermo per un incontro con Antonino Di Matteo, per dare ufficialità alla cittadinanza onoraria del giudice, che sappiamo essere in prima linea nella lotta alla criminalità mafiosa. La presenza delle scolaresche delle scuole Gaetano Ponte e Don Milani, ha dato alla sessione Consiliare anche una finalità didattica. Infatti,  l’intervento iniziale del Presidente del Consiglio Salvo Grasso, dopo le procedure formali del Segretario generale La Ferrera, si è basato su una _DSC7113awillustrazione sintetica  del significato dell’istituzione democratica del Consiglio e del suo funzionamento. A seguire si sono ascoltati gli interventi dei consiglieri Murgo, Malgioglio e ancora Di Blasi, Sipala e Longo, in questa giornata celebrativa, tutti accomunati dal dovere morale e civile di cittadini e non, dall’appartenenza politica. Si  segnala soltanto l’assenza di due consiglieri esponenti dell’opposizione. I consiglieri hanno ricordato i caduti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, senza dimenticare i molti altri morti per mano della mafia, da politici come Pio La Torre a sindacalisti come Placido Rizzotto, da imprenditori come Libero Grassi a gente _DSC7127aw“comune” come studenti, uno fra tutti Peppino Impastato. Le parole finali del Sindaco Valerio Marletta, rivolgendosi agli studenti delle scuole, sono state di esortazione al rispetto della legalità, della partecipazione di tutti, ognuno nelle proprie possibilità, al miglioramento della convivenza civile,  anche attraverso quelle singole o piccole azioni quotidiane che vadano nella direzione del riguardo e della tutela del patrimonio pubblico e della pluralità sociale  del nostro territorio. Prima dello scioglimento della seduta, un trio di giovanissime studentesse ha recitato nell’aula Consiliare alcune frasi, composte sul tema, e che erano raccolte in un libricino  donato al Presidente del Consiglio. _DSC7136awCome atto finale della seduta Consiliare del 23 maggio 2014, il Sindaco Valerio Marletta ha scoperto la targa affissa all’entrata della sala Consiliare e che la denomina, “Aula Consiliare Placido Rizzotto”.  

Soddisfazione viene espressa dai membri del sodalizio “Amedit – Amici del Mediterraneo”, che da anni vedono nella lotta alla mafia e a tutte le forme di criminalità uno dei principi base che ispirano l’azione socio-culturale spesa sul territorio.  “La cultura – dice il presidente Giuseppe Maggiore – è un vento di riscatto che deve muovere le singole coscienze, facendole uscire dalle gabbie di uno sterile individualismo verso la formazione di una coscienza collettiva capace di ribellarsi ad ogni forma di ingiustizia e oppressione. Troppo a lungo questa terra è stata nel giogo dei poteri criminali; ancora troppo forti sono i legacci con cui la malavita organizzata tiene in scacco ogni nervo portante della società, impedendogli di progredire, di poter prosperare e di riuscire a garantire un futuro sano e dignitoso alle nuove generazioni. La mafia è un cancro che corrode la società civile dal di dentro, insinuandosi dappertutto, e soprattutto nei centri di potere, primo fra tutti lo Stato. Ma la mafia, ancor prima di un’organizzazione criminosa è un sistema di pensiero che in modo ancora più subdolo si instilla nella coscienza individuale e collettiva, tanto da renderla “un dato di fatto ineluttabile” un sistema con il quale si deve convivere, fino quasi ad apparire naturale che ci sia.”. “Come cittadino e come operatore culturale – afferma il membro dell’AMEDIT, Luca Bardaro – sento l’obbligo morale di dover fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per dare un personale contributo a questa lotta. Lo devo alla mia famiglia, ai miei figli, per i quali desidero un futuro dignitoso e da persone libere di poter realizzare le loro ambizioni e i loro sogni, senza dover soggiacere a determinati compromessi con un certo sistema corrotto. Il 19 luglio sarò a Palermo con la mia famiglia per riaffermare questa volontà, questa determinazione di libertà; e sarò fiero di poter abbracciare questo nostro nuovo “concittadino palagonese” che è il giudice Di Matteo. 

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