RUFUS MESSIAH | Vibrate | Rufus Wainwright

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rufus_wainwright.1di Mauro Carosio

My phone’s on vibrate for you

But still I never ever feel from you

Pinocchio’s now a boy

Who wants to turn back into a toy

R. Wainwright, Vibrate

RUFUS.introChi si aspettava di veder salire sul sacro palco dell’Ariston di Sanremo una sorta di essere sacrilego, blasfemo e indemoniato sarà senz’altro rimasto deluso. Rufus Wainwright si è presentato al pubblico italiano in maniera piuttosto sobria e misurata, quasi con un’aria da bravo ragazzone americano, nulla a che fare quindi con il personaggio dissoluto e satanista militante dipinto morbosamente dai vari gruppi filocattolici che, con ogni mezzo, hanno cercato di boicottare l’esibizione del cantautore canadese.

Rufus Wainwright si presenta all’Italia con un pedigree di tutto rispetto. Figlio d’arte, i genitori erano apprezzati cantanti folk, inizia a suonare il pianoforte all’età di sei anni e, dopo un apprendistato musicale in famiglia, in tournee con mamma, sorella e zia (la band si chiamava Mc Garringle Sisters and Family), debutta come solista nel 1998.

Il disco d’esordio, R.W.,ottiene un successo di critica immediato e un premio come miglior album alternativo dell’anno. Rufus viene immediatamente corteggiato da star di fama mondiale: apre i concerti di Tori Amos e Sting, Elton John lo chiama per una collaborazione nel 2001 e quattro anni dopo canterà insieme ad Anthony Hegarty in I’m a bird now. La sua carriera solista intanto prosegue con altri otto album, tra inediti e live, che lo vedono imporsi come una figura altra, assolutamente atipica nel panorama musicale statunitense. Il suo, com’è facile intuire, non è un successo rufus_wainwright.2propriamente commerciale. Rufus Wainwraight non scala le classifiche, ma ha un pubblico di qualità (in genere si usa dire “di nicchia”) che lo segue intensamente e una stampa di settore (altrettanto di nicchia) sempre pronta a osannare le sue performance dal vivo e in studio. La sua musica, dal sapore insieme retrò e contemporaneo, è influenzata soprattutto dai grandi classici: in più occasioni ha dichiarato il suo amore incondizionato per Shubert, per l’opera e per le pietre miliari della musica internazionale come Edith Piaf e Judy Garland (contaminazioni peraltro facilmente rintracciabili in molti suoi pezzi). Il suo genere cantautorale è stato battezzato maldestramente con appellativi quali “Popopera” o “Baroque pop” proprio per cercare una definizione adeguata ad un songwriter fuori dal coro e incurante del giudizio delle masse. Rufus è prima di tutto un grande musicista e un ottimo pianista; sa infondere in ogni suo lavoro atmosfere di grande intensità, e lo fa miscelando ingredienti tradizionali con melodie più ammiccanti, unitamente a una scrittura sapiente e sempre ispirata. Alcuni brani della sua ormai consolidata carriera hanno varcato la soglia riservata a un pubblico d’élite per arrivare alle radio di tutto il mondo. Proprio a Sanremo Rufus ha presentato la sua prima antologia, il suo primo greatest hits: Vibrate, the best of, diciotto brani selezionati, tra la sua nutrita discografia, insieme all’amico Neil Tennant dei Pet Shop Boys. Due le novità di questa emissione: la canzone inedita Me and Liza e la cover del celebre pezzo di Leonard Cohen: Hallelujah rufus-wainwright.page(il cd è disponibile anche in una versione digipack deluxe con bonus tracks live).

La scelta di includere in Vibrate la famosa Hallelujah non è affatto casuale, dal momento che Leonard Cohen è il nonno della figlia di Rufus (il quale, gay dichiarato e sposato con il produttore teatrale Jorn Weisbrodt, è il padre di Viva, avuta con Lorca Cohen, la figlia di Leonard). Le dichiarazioni di Rufus sulla scelta e la difesa della sua famiglia allargata hanno scatenato le ire dei benpensanti, la sua partecipazione al festival è stata in bilico fino all’ultimo e il brano che doveva eseguire (Gay Messiah) è stato sostituito dal più innocuo Cigarettes and coffee milk. Risultato: la visibilità del “ragazzaccio” ha avuto una eco superiore alle aspettative facilitando l’esordio italiano ufficiale (culminato a fine marzo con il tutto esaurito al Teatro grande di Brescia). Rufus ha una voce nostalgica, carezzevole, innamorata, struggente e melanconica. Nell’interpretazione di Hallelujah (un brivido acustico dalla prima all’ultima strofa, prova inconfutabile del suo straordinario talento espressivo) vibra tutto il suo mondo interiore, ma in punta di piedi, senza inutili virtuosismi. Tra gli altri brani raccolti in Vibrate segnaliamo: The art teacher, Out of the game, April fools, Going to a town, Poses e l’omonima Vibrate. La discografia di Rufus Wainwright è stata recentemente rimasterizzata (in cd e vinile) e raccolta in un lussuoso box a tiratura limitata intitolato significativamente House of Rufus.

Mauro Carosio

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AMEDIT MAGAZINE, n. 18 – Marzo 2014. Cover "Senex" by Iano
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