LO SCONOSCIUTO DEL LAGO | Un film di Alain Guiraudie

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BANNERLAGOdi Giancarlo Zaffaroni

 

LAGO1L’inconnu du lac, il film di Alain Guiraudie presentato all’ultimo festival di Cannes, contiene alcuni paradossi, pone diverse domande e, forse, dà una risposta.Un paradosso è la claustrofobia en plein air, la magnifica natura del lago estivo, la spiaggia e i boschi sembrano sempre più restringersi man mano che il tempo trascorso in quel microcosmo isolato aumenta fino al buio della notte. Un altro paradosso è rimanere in bilico fra commedia e tragedia, noir e docu-fiction, con uno sguardo entomologico sulla strana specie dei maschi omosessuali adulti, nessuna donna è presente nel cast.L’unità di luogo è assoluta, i personaggi agiscono sempre nello stesso spazio naturale. Vediamo una parte della vita delle persone, le conosciamo solo in un contesto, troppo poco per comprenderne la natura e i caratteri, con l’esatto punto di vista dei frequentatori del luogo che non si conoscono per nome anche se i loro corpi spesso s’incontrano, che fanno finta di essere estranei se s’incontrano altrove. Franck (Pierre Deladonchamp), giovane bravo ragazzo disoccupato, è il punto d’osservazione privilegiato: lo vediamo giorno dopo giorno arrivare in macchina, percorrere il sentiero verso la spiaggia, nuotare con cautela, rifiutare qualche avance inopportuna, fare amicizia con Henri (Patrick Dassumçao), uomo di mezza età lasciato dalla moglie, sempre in disparte, testimone critico dei costumi locali, vorrebbe una storia di coppia e non entra in acqua per paura del pesce siluro. Lo sconosciuto Michel (Christophe Paou) porta mistero nella vita tranquilla del luogo, oggetto d’attenzione e desiderio di tutti, si fa vedere con un giovane amante, sembrano una coppia, finalmente. Ma una sera Michel uccide il suo amante, per gioco crudele o incidente. Lo vediamo che nuota fino a riva, esce dall’acqua, si asciuga, si riveste e se ne va tranquillo. Lo vediamo con gli occhi agghiacciati di Franck, occhi pieni di desiderio. Così come i corpi non hanno misteri per lo spettatore-voyeur, così la vicenda si muove precisa e semplice verso la tragedia, tutto è meticolosamente chiaro allo spettatore, domande scomode incluse.

LAGO2Michel ritorna il giorno dopo concupendo Franck in un incontro torrido, inizio di un amore? Può nascere un sentimento positivo nonostante la consapevolezza del crimine, a causa di essa? L’erotismo soverchia il senso morale e civile, la paura? Il male ha una forza attrattiva assoluta? Guiraudie pare rispondere di sì, d’accordo con l’idea di Georges Bataille che l’erotismo è l’approvazione della vita fin dentro la morte. Orgasmo in francese non si dice petite mort?Il movente, necessario alla giustizia umana, è una condizione inattingibile o ineffabile al carnefice? Si sente l’eco della voce di Jeanne Moreau che canta le parole di Oscar Wilde nel film di Fassbinder: each man kills the thing he loves… E, per associazione e a contrasto, viene in mente il Canto d’amore di Jean Genet, dove amori fioriscono fra gli assassini, l’erotismo è scambiarsi fumo di sigaretta con una cannuccia attraverso il muro, lanciarsi fiori fra le celle. Compare un investigatore stralunato, solo, che pone domande di buon senso, discreto e civile. Per caso interroga Franck e Michel insieme, i due mentono per non scoprirsi, sapendo che l’altro sa. L’investigatore cerca un serial killer omofobo, forza dei pregiudizi politicamente corretti, non lo troverà se non cambia punto di vista, oppure è vero che Michel lotta contro una parte di sé? La bestia sconosciuta, alle strette, diventa più feroce e distruttiva. Nell’ultima scena, bella, oscura e logica, vediamo davvero la vita fin dentro la morte, la necessità dell’attrazione erotica e forse amorosa, la sottile crosta della convivenza civile che scompare di fronte agli istinti. In modo oggettivo e semplice Guiraudie ci mostra l’intricato intreccio fra Eros e Thanatos, il paradosso ontologico della morte, unica certezza e mistero insondabile inesorabilmente sconosciuto.

Giancarlo Zaffaroni

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