ANTONELLA RUGGIERO | L’impossibile è certo | Il nuovo album in studio

Read Time4 Minutes, 10 Seconds

bannerruggieroPer ogni desiderio che si avvera

si accende una canzone nell’aria

(da Il palpito di questa felicità / L’impossibile è certo, 2014)

di Carlo Camboni e Giancarlo Zaffaroni

ruggiero1Antonella Ruggiero è un’artista che viaggia: lungo il suo percorso incontra musicisti e s’innamora di nuovi linguaggi. Lo stupore con cui si avvicina alla musica e la sua innata curiosità artistica l’hanno portata ad esplorare le più diverse espressioni musicali con un rigore e una professionalità esemplari. Ogni esperimento corrisponde ad un itinerario e seguirla in questi suoi tracciati sonori è entusiasmante: abbiamo rievocato insieme a lei le canzoni italiane composte tra le due guerre, ci siamo immersi nella musica sacra, nei classici da Gershwin a Bernstein, ha cantato in un’impegnativa opera lirica, Pietra di Diaspro, per non parlare della fascinazione regalata in Cjanta Vilotis, omaggio alle canzoni in lingua ladina. Un continuo sondare le possibilità vocali indagando stili e generi diversi, in un’unica soluzione di continuità, senza isterismi o virtuosismi sperimentali fini a se stessi. A testimoniare la volontà di cambiamento di un’artista poliedrica vi è poi un’altra tappa indimenticabile in questo percorso sonoro: L’abitudine della luce, un disco legato ad uno spettacolo in occasione di una mostra dedicata alla nascita del paesaggio moderno in Europa tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XX, da Turner a Monet, l’intento quello di inventare la possibilità di un dialogo interdisciplinare tra pittura e musica. Tra progetti teatrali e discografici, premi della critica ed ovazioni, la Ruggiero ha sempre curato il suo lato pop cercando di offrire prodotti commerciali superiori agli standard del mercato e con potenzialità di successo anche all’estero. In quest’ottica le sue partecipazioni al Festival di Sanremo, il palcoscenico musicale più spiazzante e chiacchierato d’Italia, che quest’anno ha visto il ritorno di Antonella dopo ben sette anni di assenza. L’occasione è l’uscita di un nuovo progetto discografico dal titolo emblematico: L’impossibile è certo. Prodotto e arrangiato dal fido Roberto Colombo l’album si compone di quindici tracce inedite con testi, tra gli altri, di Erri De Luca, Eraldo Affinati, Marco Travaglio, Michela Murgia e del delicato cantautore romano Alessandro Orlando Graziano (quest’ultimo, autore di Da lontano e Il palpito di questa felicità). Un lavoro certo ambizioso, ma ispirato e vissuto complessivamente. Antonella non si limita all’interpretazione vocale ma partecipa copiosamente alla stesura dei testi di Cercare la vita, Tra le briciole, Quando balliamo, Mille marie ad un balcone, Amo te amo la tua diversità, Isola, Due spie e Ninna nanna per Yanuska. Sul palco del festival, con quell’elegante sintesi interpretativa che da sempre l’ha contraddistinta, Antonella ha presentato due brani interessanti soprattutto dal punto di vista musicale: Da lontano e Quando balliamo.

ruggiero2In Da lontano: Organo e una percussione strascicata, il piano espone la melodia ripresa dalla voce, l’alternanza di piano e canto è elemento strutturale della strofa. Nel ritornello, preparato da alcune battute statiche, la Ruggiero cambia voce in un canto legato dai grandi salti ascendenti, quasi operistico. Non è solo questione di altezza del suono, ma di risonanze e colore vocale, di intensità emotiva, il contrario del vuoto virtuosismo. La voce umana arriva da un’altra prospettiva, non sappiamo se intimamente soggettiva oppure da un altro orizzonte o pianeta, punto di vista esterno al sé, oggettivo. Nel testo la lontananza è nel tempo, nella musica nello spazio sonoro. Molto intensa la pausa prima del secondo ritornello, con conseguente inizio in levare. I temporali svaniscono nel sereno della melodia, già ricordo, una piccola speranza per ogni ascoltatore s’invera nell’equilibrio dei suoni. In Quando balliamo: La fisarmonica immerge in un’atmosfera popolare ma raffinata, violino e violoncello sostengono le armonie. Colpiscono le parole semplici in contrasto con la ricercatezza della melodia, parole con accenti un po’ sbagliati si deformano in ossequio alla musica, diventano tronche. Pochi strumenti combinano timbri e colori, sostengono l’architettura formale, il ritmo appena accennato non svela quale sia la danza. Il violino solista fa orchestrina da ballo, quasi citando l’Orfeo negro. Flauto e glockenspiel completano l’esiguo organico con interventi che danno calore, il ritmo acquista rilievo ma rimane sfondo lontano. In bilico fra ricordo e desiderio, nell’eterno ritornello del tempo sempre presente della musica, l’immagine del ballo è metafora perfetta della coppia felice, passi corrispondenti di tangueros sognanti: “voglio siano tue le mie più belle cose”.Due brani, due universi. Le diverse direzioni della sua ricerca musicale non sono eclettismo, ma ciascuna arricchisce uno stile personale di fare musica e canto, trovando sempre una nuova e più articolata sintesi.

 Carlo Camboni e Giancarlo Zaffaroni

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AMEDIT MAGAZINE, n. 18 – Marzo 2014. Cover "Senex" by Iano
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