UNA BUONA RAGIONE PER UCCIDERSI | Il nuovo romanzo di Philippe Besson

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bannerbessondi Massimiliano Sardina

 

 

Togliersi la vita è il peccato più mortale di tutti.

Per la Chiesa, forse, ma non per me.

Non lo è di più far del male a qualcun altro,

costringerlo a uccidersi, addirittura ucciderlo per mano sua?

Marì non si è suicidata: è stata suicidata. E un po’ anch’io.

Aldo Busi, Suicidi dovuti

 

unabuonaragione2In questo nuovo romanzo Besson fruga tra le grandi solitudini americane e affronta il tema del suicidio da due diverse angolazioni: quella del suicida (la vittima-carnefice) e quella di chi subisce il suicidio di una persona cara. Lo schema narrativo si muove su un doppio binario e descrive due singole storie, due destini distinti che il caso (o il fato) farà incrociare emblematicamente sul finale. Due vite lontane e circoscritte (comuni, non eccezionali) accomunate però da un misterioso respiro di fondo. Da un lato Laura Parker. Dall’altro Samuel Jones. Se la prima è un’aspirante suicida, ossia una vittima che sceglie se stessa quale carnefice (e viceversa), il secondo è solo un testimone involontario, un sopravvissuto al suicidio del suo giovane figlio. Di qui una prima considerazione: se un figlio perde un genitore è un orfano; se una moglie perde il proprio consorte è una vedova; tuttavia quando è un genitore a perdere un proprio figlio non c’è un nome, un termine preciso che possa battezzare quella condizione (cosiddetta contro natura). Samuel Jones apprende che suo figlio diciassettenne si sarebbe ucciso in seguito al rifiuto sentimentale da parte di una ragazza; è questa la reale ragione o c’è dell’altro? Il padre, orfano alla rovescia, contempla il mistero del suicidio del figlio, tenta di assimilarne per gradi la perdita, di elaborarne il lutto. Come si sopravvive alla morte di un figlio? Laura Parker, invece, a poche ore dal suo suicidio premeditato, non sembra porsi più di tanto il problema circa la reazione dei suoi familiari, anzi forse il suo gesto estremo è rivolto proprio a loro: al marito che l’ha abbandonata per una donna più giovane, ai figli che hanno abbandonato prematuramente il nido per andare per la loro strada, a tutto quel progetto di vita-famiglia-felicità che le era crollato improvvisamente addosso. Laura Parker è una ex moglie e una ex mamma e non sa culturalmente che farsene del suo ruolo di donna e di persona. <<…Quando ha preso questa decisione? Lei probabilmente risponderebbe: “Ieri.” Ieri, a fine giornata. E poi, bisognerebbe che si spiegasse, che ne parlasse di più. Non si decide di uccidersi, così. O meglio, se si decide di colpo, lo si fa subito, ci si precipita in strada e ci si getta sotto la prima macchina, o si accende il gas e si respira a pieni polmoni, o ci si taglia le vene in un bagno bello caldo e si aspetta, si sopporta il bruciore ai polsi e si attende che sopraggiunga la morte, o ancora si ingoia un tubetto di farmaci, diversi tubetti, non importa quali, quelli accumulati nell’armadietto del bagno, si mandano giù le compresse a bocca piena e ci si addormenta pesantemente, si sprofonda in un coma da cui non si torna più. In questo caso niente di tutto ciò. Si è detta: morirò. E ha aggiunto, in segreto: lo farò domani.>> Preda dell’insoddisfazione e dell’inadeguatezza vede nel suicidio la sola via d’uscita, la sola dimensione congeniale, la sola medicina, la sola felicità o il solo antidoto all’infelicità.

unabuonaragione1Scrive Cesare Pavese (e Besson inserisce significativamente la frase in calce al suo romanzo): <<Non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi.>> (da Il mestiere di vivere, 1938). <<In ognuno di noi c’è una parte che desidera morire – scrive Paul Auster in Leviatano – un piccolo calderone di carica autodistruttiva che non cessa un istante di bollire sotto la superficie.>>  La lucida disperazione di Laura Parker fa da contraltare all’imbambolamento e all’impotenza di Samuel Jones, annaspano entrambi nel vortice delle grandi solitudini americane. Il caso (o il fato) li farà incontrare, abbiamo detto, ma non cambierà nulla, non si innamoreranno l’uno dell’altra, non si riconosceranno, non si guariranno. Certi suicidi restano atti isolati, silenziosi, senza alcuna influenza sulla realtà contingente. Un colpo di proiettile, un cappio al collo… Mentre Laura Parker e il figlio di Samuel Jones si tolgono la vita l’America è alle prese con l’elezione di Obama (tutte le vicende del romanzo si svolgono infatti intorno alla data cruciale del 4 novembre 2008). <<…Neanche un fatto di cronaca. Non usciranno neanche due righe sul giornale. Soprattutto in un giorno come oggi.>>

Questi due suicidi finiscono per ridursi a episodi trascurabili, quasi irrilevanti se raffrontati ai grandi numeri, a quei milioni e milioni di persone (e di elettori) per i quali la vita, felice o infelice che sia, continua comunque. Non manca mai a nessuno una buona ragione per non uccidersi.

Massimiliano Sardina
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Cover Amedit n° 16 - Settembre 2013. "Obsolescenza programmata" by Iano
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