SPERMACETI SULLA LUNA | Il Leviatano, ovvero la Balena di Philip Hoare

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bannerbalenadi Massimiliano Sardina

 

balena1Che cos’è una balena? Che forma ha, che proporzioni e che volto ha di preciso? Appartiene al nostro stesso mondo o è una creatura fantastica e immaginifica che sprofonda e riemerge nelle suggestioni della leggenda? Chi può dire di conoscere davvero una balena? Temibile o pacifica, ostile o amica, mostruosa o meravigliosa, la balena incarna al contempo l’infinitamente grande e l’invisibile, un’incognita sommersa, una sorta di Atlantide animale. L’essere vivente più grande del pianeta non ci ha mai lasciati indifferenti, anche se lo stupore ha avuto vita breve ribaltandosi ben presto in spietata irriverenza (la caccia alle balene, oggi vietata, ha causato anche l’estinzione di alcune specie). Della balena oggi conosciamo molto sì, ma non tutto. Qualcosa, qualcosa forse di molto importante, ancora ci sfugge. La balena cala a picco nell’abisso e trascina il suo segreto nell’indaco. <<…E da qualche parte, avvolti in un buio insondabile, perennemente vigili nell’interrotto sogno a occhi aperti che è la loro vita, nuotano i capodogli, seguendo valli che increspano per trentamila chilometri il letto dell’oceano, attraversando laghi adagiati sull’abisso come polle di mercurio isolate dal differenziale termico, e sfilando dietro a meduse palpitanti, che pulsano come spettrali spose vittoriane nelle loro crinoline ectoplasmatiche.>> Con queste parole, ascrivibili più all’ispirazione poetica che all’aspirazione saggistica, Philip Hoare ci invita al tuffo, all’immersione. Il saggio ora ha caratteristiche di manuale, ora è un diario di viaggio, ora una lettera d’amore, e poi ancora un romanzo, quasi un giallo, con quel mistero da svelare che continuamente si rimanda alla pagina successiva. Della balena, infine, tutto si allude e nulla si svela. Se compare in tutta la sua mastodontica possenza lo fa solo per dileguarsi un attimo dopo, senza neanche lasciarci il tempo di focalizzare, di comprenderla, di abbracciarla tutta intera con lo sguardo. La balena, come Melville ci insegna, è un archetipo (che in quanto tale sussiste solo sotto la superficie). La balena è quella misura di grandezza che il nostro sguardo abbraccia solo parzialmente.

I più antichi esemplari di animali simili alle balene risalgono a circa cinquanta milioni di anni fa. Nell’Eocene le proto-balene nuotavano nell’antico oceano della Tetide (l’odierno Mediterraneo e Caspio). Dal Pakicetus, ancora un quadrupede, all’Ambulocetus natans (dall’aspetto assimilabile a una grande lontra), fino all’Indoio, un ungulato imparentato coi cervidi ma con caratteristiche strutturali affini ai cetacei; papabile “anello mancante” tra proto-balene e fauna terricola, l’Indoio (un erbivoro) si sarebbe evoluto in semi-acquatico per difendersi dai predatori. Dall’Indoio (o Indohyus), sarebbero poi discesi cammelli, bisonti, pecore, cavalli e cetacei. L’estinzione degli archeoceti risale a circa trentacinque milioni di anni fa, e parallelamente le proto-balene (o balene preadamitiche) si divisero in misticeti e odontoceti. I misticeti sono dotati di fanoni attraverso i quali filtrano il plancton (ne esistono quattordici specie); gli odontoceti sono invece muniti di denti (sono classificati in ben settantuno specie, tra cui i capodogli, le orche, le focene e i delfini). Il termine “cetaceo” deriva dal greco Ketos e sta per “mostro marino”. Per le civiltà del passato il mostrum degli abissi era spesso sinonimo di orrore e di pericolo, a inquietare non erano solo le sue dimensioni titaniche ma anche, e forse soprattutto, il mistero circa la sua reale morfologia. Le balene, infatti, erano veicolate più dalle leggende che dalle esperienze di visione diretta, e finivano per assumere le sembianze più curiose e temibili. Dalla balena che inghiottì Giona a quella in cui si imbatté Sinbad (una balena di proporzioni enormi, un’isola, con sabbia e alberi attecchiti sul dorso); l’imponente esemplare descritto da Luciano di Samosata vanta una lunghezza di duecentocinquanta chilometri (una balena estesa quanto una nazione, abitata da gente che crede di essere morta il giorno in cui è stata inghiottita); l’icona della balena è presente anche nel bestiario della mitologia classica: Perseo salva Andromeda da un mostro assimilabile alla balena.

balena2Di esempi, attingendo tra religioni e altre letterature, potremmo elencarne davvero parecchi. La balena, come d’altra parte molti altri animali, è divenuta nei secoli simbolo, emblema e icona di se stessa, con tutta la stratificazione di significati e rimandi che questa contaminazione ha comportato. Nella nostra modernità l’icona più potente e affascinante della balena è senza dubbio quella veicolata da Melville con la sua Moby Dick. Il bellissimo saggio di Philip Hoare Leviatano, se da un lato vuol essere un accorato omaggio alla meravigliosa creatura melvilliana, dall’altro coincide con la celebrazione di un entusiasmo coltivato dall’autore fin dalla sua tenera infanzia. Hoare è innamorato della sua balena, e nel libro lo trasmette al lettore pagina dopo pagina. Il racconto, avvincente come un classico romanzo d’avventura, si snoda alla stregua di una biografia (sottomarina e terrestre), dal tutto campo ai dettagli più particolareggiati, con incursioni e approfondimenti che spaziano disinvoltamente dalla letteratura alla scienza. Scopriamo così che la balena ha la forma di una nuvola, che è come dire che non ha forma, non ha un perimetro e un volume definiti una volta per tutte. Anche Amleto paragona la balena a una nuvola, per quella fuggevolezza intrinseca, per quel perpetuo mutare di forma e consistenza.

Ed è proprio così, ci spiega Hoare. La balena sfugge alla nostra comprensione, al nostro bisogno di misurazione, incarna anzi il nostro stesso umano stupore dinnanzi al monumentale e al magniloquente. Per peso e per ingombro, e in generale per l’eccentricità della sua proporzione, la balena appartiene all’incommensurabile. <<Le balene esistono da prima dell’uomo, ma noi le conosciamo davvero da due o tre generazioni. Prima della fotografia subacquea avevamo del loro aspetto solo vaghe notizie. L’immagine di una balena che nuota nel suo ambiente naturale è più recente della prima foto della Terra presa da un satellite. Il primo filmato subacqueo di un capodoglio, ripreso al largo dello Sri Lanka, risale al 1984: il moto aggraziato di queste enormi e placide creature ci è noto da un’epoca in cui già esistevano i personal computer. Conoscevamo la forma del mondo prima di quella delle balene.>> Basta sfogliare la trattatistica del passato, dai bestiari medievali fino alle incisioni del XIX secolo, per comprendere quanta confusione aleggiasse intorno alla reale natura delle balene; spesso, infatti, venivano raffigurate sulla base di descrizioni popolari e leggendarie, con caratteristiche assolutamente fantasiose, arbitrarie e spesso ridicole (più simili a dei tritoni mitologici che a dei cetacei).

balena3La forma a cui spesso è associata la balena è quella del capodoglio. <<Chiedete a un bambino di disegnarvi una balena – scrive Hoare – e vi traccerà la sagoma di un capodoglio che nuota oltre il pelo dell’acqua.>> Linneo, il padre della tassonomia moderna, classificò il capodoglio nel 1758 come Physeter macrocephalus (cioè “soffiatore dalla grande testa”). Il capodoglio è la più antica tra le balene, l’unica superstite (salvo nuovi clamorosi avvistamenti) della famiglia Physeteridae. In inglese è detta “Sperm Whale”, per via della convinzione medievale che custodisse lo sperma nella testa (in effetti l’olio-spermaceti ha una consistenza lattiginosa translucida molto simile allo sperma). Il capodoglio ci è noto solo da quando abbiamo imparato a catturarlo e a sezionarlo. Una vera fortuna, a quei tempi, riuscire ad arpionarlo tra i flutti o, caso ancora più fortunato, trovarne un grasso esemplare spiaggiato. Della balena non si buttava via niente. Era una vera e propria miniera di materie prime, dal grasso, alla carne, alle ossa fino alla preziosa ambra grigia. I prodotti a base di balena furono messi al bando solo a partire dai primi anni Settanta del Novecento, e in un primo momento solo in Gran Bretagna.

PAGINABALENADa mostro temibile a esemplare innocente in via d’estinzione da proteggere e preservare con ogni mezzo (pensiamo alle azioni attuali di Green Peace contro le baleniere giapponesi). Tra ‘700, ‘800 e ‘900 lo sterminio sistematico delle balene su scala mondiale presenta dei numeri agghiaccianti. Strappata all’oceano, a quello stesso mito che l’avrebbe voluta cucire alle profondità degli abissi, la balena è stata letteralmente fatta a pezzi, squartata sulle piattaforme delle baleniere, macinata e dissanguata, travasata infine in appositi barili; affinate le tecniche di cattura l’uomo ha fatto manbassa d’ogni sorta di cetaceo (specie capodogli, megattere e balenottere), in particolare dietro la spinta delle nascenti (prima) e crescenti (poi) esigenze del mercato del consumo globale. <<Io per primo non sono del tutto innocente; – ammette Hoare, rievocando episodi della sua infanzia – quando tornavo a casa da scuola calpestando le foglie bagnate d’autunno, e trovavo mia madre che asciugava i vestiti davanti al fuoco, le fabbriche di Southampton confezionavano la margarina di olio di balena, i cui cubetti gialli erano conservati in uno scomparto del frigo, e le mie guance erano morbide di grasso di balena, visto che “alle signore interesserà sapere che è un ingrediente abituale dei loro cosmetici”, come informava la mia cara enciclopedia.>> Attraverso processi di saponificazione, distillazione, idrogenazione e sulfurizzazione le materie e le sostanze estratte dalle balene diventavano: lubrificanti, inchiostri, vernici, detergenti, cuoi, grassi alimentari…; dal fegato di balena si estraeva la vitamina A, dalle ghiandole si ricavava insulina per diabetici e corticotrofina per lenire l’artrite; nell’olio idrogenato di balena si friggevano ottime ciambelle, e con lo stesso olio si lavoravano i gelati; l’olio di balena non era solo un semplice lubrificante o un condimento, ma il carburante dei treni per tutto l’Ottocento. I bambini <<si lavavano i visini splendenti con sapone di balena, tiravano lacci di pelle di balena per fare il nodo alle scarpe prima di uscire, andavano a scuola passando davanti a giardini trattati con fertilizzanti di balena, disegnavano con pastelli di balena mentre mamma cuciva i loro vestiti con una macchina per cucire lubrificata con olio di balena, e al gatto di casa davano una pappa di carne di balena. Nel suo ufficio, mia sorella maggiore batteva a macchina copie di documenti con un nastro caricato a inchiostro di balena, fermandosi ogni tanto per ripassarsi le labbra con un rossetto di balena. Nel pomeriggio andava a giocare a tennis con una racchetta con accordatura di balena. Una sera, al rientro dal lavoro, papà ci fece allineare per farci una foto su una pellicola ricoperta da uno strato di gelatina di balena.>> Alla luce dell’olio di balena è stata scritta tanta letteratura (lo spermaceti è una sostanza che non congela, quindi veniva utilizzato nelle lampade anche d’inverno); l’olio di balena ha scandito anche il ticchettio del tempo (era largamente utilizzato come lubrificante per ingranaggi d’orologi). Dalla balena, inoltre, e precisamente dalle sue feci, si estrae la preziosa ambra grigia, usata ancora oggi in profumeria come fissante. Come descrivere lo straordinario profumo dell’ambra? È rimasta celebre (e Hoare la riporta nel testo) la descrizione puntuale che ne diede uno scienziato: “un fresco bosco inglese a primavera, con il profumo che si sente quando sollevate il muschio e scoprite la terra scura che sta sotto”. L’inebriante profumo dell’ambra fa da contraltare al nauseabondo e pestilenziale fetore esalato dalla carcassa spiaggiata (negli odori si direbbe che la balena tocchi misteriosamente i due estremi).

Dalle profondità, dall’insondabile, il leviatano è emerso per illuminare l’uomo e per scandire e inebriare il suo tempo. Dalle viscere della terra lo Spermaceti è arrivato persino sulla Luna (la Nasa lo utilizzava per lubrificare strumenti e motori di veicoli spaziali; ancora oggi l’olio di balena è utilizzato dalle agenzie spaziali europee nei veicoli su ruote destinati alla Luna e a Marte). Lo Spermaceti è presente anche sul telescopio Hubble e sulla sonda Voyager.

 

Massimiliano Sardina
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Cover Amedit n° 16 - Settembre 2013. "Obsolescenza programmata" by Iano
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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 16 – Settembre 2013

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