LE CAVE STORICHE DELLA CALABRIA | segnalazione di una cava di granito di epoca Romana nella costa tirrenica

Read Time5 Minutes, 7 Seconds

bannerpunturowebdi Rosalda Punturo

 

punturo1Proviamo a immaginare Roma caput mundi nel periodo che va dal I al IV secolo d.C. Ricordando gli album venduti fino qualche anno fa nelle bancarelle della città, in cui alla foto dei monumenti allo stato attuale si sovrapponeva un trasparente che ne faceva vedere le fattezze ai tempi del massimo splendore (quanto era bella la ricostruzione del Colosseo e dei Fori imperiali!), artifici ora sostituiti dalla computer grafica in 3D, ricostruiamone i fasti e l’eleganza. Qual è il materiale più usato negli edifici, sia a scopi ornamentali che per realizzare pilastri e colonne? Il granito, considerato eterno per le sue caratteristiche, tanto da utilizzare l’appellativo Marmor, presente in diverse varietà.

In epoca imperiale i Romani aprirono nuove cave (ad esempio in Turchia si estraeva il Marmor Misium, dal colore grigio) o ne riattivarono alcune che erano abbandonate. In Egitto troviamo la cava di Aswan, dove si estraeva il “granito” rosso o quella di Gebel Wadi Fatwakhir (Mons Claudianus) nel deserto orientale, il cui granito è caratterizzato dal delicato colore rosa. Le varietà più comuni estratte nella penisola Italiana erano il granito sardo, il granito dell’isola del Giglio e il Vecchio granitello, estratto nell’isola d’Elba.

punturo2Dai siti estrattivi, ubicati nell’area circum-mediterranea vicino alle coste, oppure in vicinanza di grandi fiumi (come il Nilo), il trasporto avveniva tramite particolari navi, le cosiddette Naves marmorum, che portavano il granito non soltanto a Roma, ma anche nei vari territori dell’Impero. Le varietà rinvenute nei monumenti differiscono nelle sfumature cromatiche,  determinate a loro volta dal tipo e contenuto di minerali presenti.

Tra le numerose cave storiche di epoca Romana, è degna di nota una cava di granito, finora poco conosciuta e studiata, ubicata nelle vicinanze di Parghelia (VV), lungo la costa tirrenica della Calabria. Se dovessi inserire questa segnalazione in una guida per viaggiatori, utilizzerei l’appellativo: “merita una sosta”.

La cava si trova nel promontorio di Capo Vaticano, non lontana da un altro sito estrattivo dell’antichità, e cioè quello della città di Nicotera, in cui si estraeva una varietà di granito nota con il termine “sale e pepe” (Fig. 1); sull’esistenza del sito aveva già speculato l’archeologo Paolo Orsi nel 1926, tuttavia questo venne scoperto soltanto nella seconda metà degli anni ’80 e studiato più recentemente.

punturo3Probabilmente entrambi i siti – Parghelia e Nicotera – vennero abbandonati in seguito a un terremoto che nel 369 d.C. distrusse la città di Nicotera, come riporta Orosio nel suo Historiarum adversus paganos.

punturo4In seguito, la cava di Parghelia venne dimenticata; tuttavia questa, facilmente accessibile, si trova a ridosso del meraviglioso litorale vicino allo scoglio della Pizzuta, non lontano da Tropea (vedi Fig.2); nel 2011 è stata dichiarata dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali “importante sito archeologico d’Italia”. Allo stesso tempo, la tipologia di granito estratto ha permesso di ottenere informazioni preziose sulle tecniche estrattive, il commercio e la diffusione di tali materiali nell’antichità. La varietà di granito estratta in corrispondenza della cava e delle zone circostanti è caratterizzata da un colore rosato (cui corrisponde un “indice di colore” ben preciso, importante per gli studiosi) e dalla presenza di grossi cristalli di feldspati dal colore chiaro, anche centimetrici (Fig.3): queste caratteristiche lo rendono unico tra i graniti conosciuti nell’antichità dell’area mediterranea. In corrispondenza della cava, che si estende ai piedi di una falesia fino a una quota di circa 40m s.l.m.,  è ancora possibile trovare blocchi a forma di parallelepipedo così come colonne abbandonate, secondo l’usanza dei Romani di lavorare parzialmente il materiale estratto in loco e sulle navi, in modo da portare a destinazione un manufatto quasi finito (Fig.4). In effetti, in prossimità della costa, gli archeologi subacquei hanno recentemente trovato resti sommersi di colonne e di navi. Osservando il sito si notano tracce evidenti di attività estrattiva, come dimostrano i tagli regolari e le fessure all’interno delle quali venivano inseriti i cunei di legno bagnato per favorire il distacco di blocchi integri.

L’importanza del rinvenimento, oltre l’interesse in sé per il valore storico della cava nonché per la bellezza del contesto in cui è collocata, risiede anche nel fatto che, poichè il granito estratto ha caratteristiche peculiari, è stato possibile risolvere enigmi archeologici finora insoluti. Infatti, nel “Parco del Cavallo” del non lontano sito archeologico di Sibari, in Calabria settentrionale, si trovano diverse colonne realizzate con una varietà di granito la cui provenienza, fino al rinvenimento della cava di Parghelia, era ignota. Il confronto tra i caratteri chimici, mineralogici e petrografici tra il granito della cava e quello delle colonne di Sibari ne ha rivelato l’origine comune, fornendo così preziose informazioni sul commercio dei materiali lapidei di pregio dell’antichità. Un altro mistero che non trovava risposta e che è stato svelato riguarda la provenienza di un tipo di granito con grossi cristalli impiegato in manufatti di epoca romana nella città di Siracusa, che è stato quindi identificato come “granito di Parghelia”, permettendo così di tracciare nuove rotte commerciali.

In ogni caso, in base alle informazioni attuali, il commercio e l’impiego di questa varietà di granito fu limitato a pochi centri dell’Italia meridionale, e probabilmente la diffusione di tale materiale fu penalizzata dall’evento sismico che interessò l’area e che determinò la chiusura della cava e il suo oblio nei secoli successivi.

I turisti ignari che oggi visitano Capo Vaticano e nuotano lungo questo tratto di costa apprezzandone la bellezza naturalistica, non sanno che in realtà la falesia racchiude una storia millenaria in cui echeggia ancora il rumore dei martelli che percuotono la roccia, mentre poco lontano l’immaginazione ci porta verso il continuo andirivieni delle navi che, immagazzinato il prezioso carico, salpavano dal vicino porto di Tropea per raggiungere le città più importanti e ricche dell’Impero Romano.

Rosalda Punturo
logo-amedit-gravatar-ok

Cover Amedit n° 16 - Settembre 2013. "Obsolescenza programmata" by Iano
Cover Amedit n° 16 – Settembre 2013. “Obsolescenza programmata” by Iano

Copyright 2013 © Amedit – Tutti i diritti riservati

Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 16 – Settembre 2013

VAI AGLI ALTRI ARTICOLI: Amedit n. 16 – Settembre 2013

Per richiedere una copia della rivista cartacea è sufficiente scrivere a: amedit@amedit.it

e versare un piccolo contributo per spese di spedizione. 

 

0 0

About Post Author

Rispondi

Next Post

UN MEDITERRANEO DOVE SVENTOLA A MEZZ’ASTA IL MODULO BLU | via Castellana Bandiera, il romanzo d'esordio di Emma Dante

Lun Set 23 , 2013
di Laura Vicenzi Due “principesse-birillo” sono le protagoniste di questa favola mediterranea e nera raccontata da Emma Dante. Via Castellana Bandiera fa da palcoscenico al loro incontro, o meglio, al loro scontro, dato che Samira e Rosa, così si chiamano le due donne, si affrontano per ore, e per tutta la durata del libro, su due auto ferme l’una di […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: