IL VANGELO RAZIONALE. Come stanno le cose | il nuovo saggio di Piergiorgio Odifreddi

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bannerodifreddiweb Non basta godersi la bellezza di un giardino

senza dover credere che ci siano le fate in un angolo?

(in epigrafe a L’illusione di Dio di Richard Dawkins)

odifreddiwebCome stanno davvero le cose? Ce lo spiega Piergiorgio Odifreddi, con parole chiare e concise, senza ricorrere a parabole, metafore o consimili, e con quell’irresistibile elegante ironia che lo contraddistingue. Il matematico impertinente e impenitente torna con un nuovo saggio, che è un omaggio al grande poeta Lucrezio ma, soprattutto, un’entusiastica genuflessione agli altari della scienza. Molto toccante e significativa la dedica d’apertura: “Ai professori di scienze, perché diffondano il contenuto scientifico del poema di Lucrezio, e ai professori di lettere, perché non lo rimuovano nascondendolo dietro la forma letteraria”. Lucrezio era sì un poeta, ma nel senso pieno del termine. Come divulgatore scientifico Odifreddi si pone qui l’obiettivo di far emergere la reale e completa statura di Lucrezio, autore di quel portentoso “Vangelo della razionalità” che è il De rerum natura (la natura delle cose), uno dei testi più preziosi che abbiamo ereditato dall’età antica. Odifreddi indica orgogliosamente Lucrezio come laico ante litteram, uomo di sana e scientifica curiosità, acerrimo nemico d’ogni negligente superstizione. Nei canti del De rerum natura si rintracciano infatti (e già la cosa in sé ha del sorprendente) le odierne teorie scientifiche, dall’evoluzionismo all’atomismo della fisica e della chimica, fino al materialismo psicologico, e non mancano le invettive contro ogni cieca credulità.

Chi meglio di Lucrezio allora (deve essersi persuaso Odifreddi) per riaccendere nello spirito contemporaneo la scintilla della scienza, l’amore per la verità della conoscenza. Il pensiero di un letterato classico può quindi tranquillamente affiancare e coadiuvare quello di uno scienziato dei nostri giorni: entrambi, d’altra parte, odifreddi1webcondividono la medesima visione delle cose del mondo. <<La Natura – scrive Lucrezio – non è sottomessa a padroni superbi: fa tutto da sé, e senza interventi divini.>> Il De rerum natura riprende vita e vigore nella nuova traduzione (commentata e aggiornata) offerta da Odifreddi; l’impaginazione indicizzata strutturata a schede, inoltre, consente al lettore una più agevole consultazione. Lucrezio non ha paura di sollevare la botola e di dissipare le tenebre dell’ignoranza. Nel De rerum natura dichiara coraggiosamente che i segreti del mondo fisico possono essere indagati e compresi attraverso la sola razionalità, senza dover ricorrere a sovrastrutture mistiche o metafisiche (e men che meno a convinzioni religiose). <<Il valore scientifico dell’opera di Lucrezio – precisa Odifreddi – non risiede comunque negli specifici dettagli delle sue più o meno corrette anticipazioni, bensì nella sua generale visione divulgativa.>> Nel saggio Odifreddi ricostruisce anche le vicissitudini del libro nel corso dei secoli, tra sostenitori e denigratori. <<Il De rerum natura è stato denigrato come un Vangelo apocrifo da coloro che santificano le favole.>>

Testo scomodo, scrigno di verità scomode, bibbia laica per eccellenza tanto che funse da testo ispiratore per l’Illuminismo, il De rerum natura venne messo più volte all’Indice e conobbe ogni sorta di censura. Alcuni esempi: nel 1516 il Sinodo di Firenze ne vietò la lettura nelle scuole; nel 1718 fu messa all’Indice la traduzione di Alessandro Marchetti; del 1747 è invece la pubblicazione di un Anti-Lucrezio (ossia Dio e la Natura) a firma del cardinale Melchior de Polignac; nel 1859 Henri Patin tenne addirittura dei corsi di denigrazione contro Lucrezio (che definiva un “teologo ateo, inconsciamente credente”). Questi qui elencati sono solo alcuni episodi, e non va dimenticato che il De rerum natura è osteggiato ancora oggi, forse più di ieri. Ma di cosa parla esattamente l’opera di Lucrezio? Semplicemente disquisisce di massimi sistemi: la luce, lo spazio, il vuoto, il tempo… e poi la Terra, la Luna, le tempeste solari, persino i buchi neri. Intuizioni, anticipazioni, ma soprattutto ricerche, domande, e non necessariamente risposte o rivelazioni. Lucrezio, in primo luogo, era soprattutto un gran curioso.

Leone Maria Anselmi

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Cover Amedit n° 16 - Settembre 2013. "Obsolescenza programmata" by Iano
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