IL TEMPO DEI NONNI E DEI BISNONNI

Posted on 23 settembre 2013

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banneNONNIwebLo studio della storia e delle abitudini locali, attraverso l’utilizzo di indagini varie, questionari, interviste e letture di documenti, ci ha portati a scoprire il modo di vivere nel passato dei nostri nonni e, soprattutto, dei nostri bisnonni. È stato sorprendente per noi bambini venire a sapere che a quei tempi loro non avevano tantissime cose che oggi noi abbiamo e che riteniamo scontate e indispensabili.

RACCONTANO I NOSTRI NONNI…

Molte delle case di allora erano con poche stanze. A quei tempi non arrivava ancora l’acqua nelle case. Soprattutto le donne, mentre gli uomini erano a lavorare nei campi, andavano a prendere, con le “quartare”, i “bummuli” e le prime vasche di alluminio, l’acqua alle fontanelle che si trovavano solo in alcune strade; e lì c’era da aspettare il turno, messe in fila, e passava parecchio tempo prima di portare l’acqua a casa. Le nonne e le bisnonne facevano il pane in casa e, se non avevano il forno a legna, lo portavano dalla “furnara” (la fornaia). Quel pane durava anche una settimana. Anche la pasta era fatta in casa. Allora non c’erano i negozi alimentari come oggi, c’era solo qualche bottega che vendeva alcuni prodotti alimentari non confezionati ma sfusi, che erano pesati al momento dell’acquisto. C’erano anche delle piccole botteghe dove si vendeva un po’ di tutto.

A questo punto noi bambini, sorpresi più che mai, abbiamo chiesto ai nostri nonni dove veniva comprato tutto ciò che bisognava per le persone e per la casa. Loro ci hanno risposto che a quei tempi tutti aspettavano la grande fiera di ottobre, chiamata “A Fera di Biedduviddi”, che iniziava la seconda settimana di Ottobre e durava sette giorni. In questa fiera si potevano fare le provviste per tutto l’anno: vestiti, coperte, utensili da cucina, attrezzi per il lavoro, ecc. Una cosa che ci ha sorpreso più di tutti è che in questa fiera si vendevano anche gli animali. Infatti, uno dei giorni della fiera era dedicato alla vendita degli animali. Le persone potevano comprare gli animali di cui avevano bisogno: pulcini, galline, conigli, maialini, pecorelle, caprette, mucche, cavalli, asini, ecc. Alcuni di questi animali servivano per il lavoro nei campi o per produrre il latte; altri venivano allevati per essere poi mangiati, come il maiale che era tenuto fino a Natale o Carnevale, per essere poi ucciso e fare la salsiccia, la gelatina, il lardo e le costate. Le galline erano allevate per avere le uova da far mangiare soprattutto ai mariti e ai bambini.

LA COMUNICAZIONE – Allora non c’era ancora la televisione, c’era solo la radio e qualche volta il cinema, soprattutto all’aperto. Ogni tanto arrivava nella piazza del paese il “cantastorie” che raccontava alcune storie clamorose accompagnandosi soprattutto col suono di una chitarra e di un tamburo. La sera, in inverno, le famiglie si riunivano attorno alla “conca” o davanti al camino per parlare, giocare a carte o lavorare a maglia. In estate, invece, i grandi si sedevano davanti alle porte delle case per godersi un po’ di frescura mentre i bambini si divertivano a giocare in mezzo alla strada. In seguito si diffuse la televisione. I primi programmi televisivi, in bianco e nero, iniziarono in Italia solo nel 1954 e tra i primi a possedere la televisione furono i bar, dove la sera si riunivano parecchie persone per seguire alcuni programmi. Uno dei programmi più seguiti si chiamava “Lascia o Raddoppia?”. La televisione di allora, raccontano i nostri nonni, non era come quella di oggi che trasmette i programmi ininterrottamente per l’intera giornata. Inizialmente i programmi duravano quasi quattro ore. La pubblicità non esisteva. Nei giorni feriali le trasmissioni iniziavano alle 17,30 con la TV dei ragazzi, poi s’interrompevano per riprendere con il TG delle 20,45. La pubblicità fu introdotta nel 1957 con “Carosello”. Nel 1961 nacque il secondo canale e la giornata TV durava quasi undici ore. Col passare degli anni la televisione entrò in quasi tutte le case contribuendo al cambiamento delle abitudini e ad arricchire il livello culturale e sociale delle persone. Alcuni personaggi televisivi molto amati, soprattutto da bambini e ragazzi, erano: Giovanna la nonna del Corsaro Nero, Topo Gigio, Calimero, Rin Tin Tin, Lassy, ecc., che sapevano offrire valori positivi. Il 1° febbraio 1977 iniziarono in Italia le trasmissioni a colori.

COME SI FACEVA IL BUCATO – Oggi noi bambini siamo abituati a vedere le nostre mamme che fanno il “bucato” accendendo la lavatrice e lasciando che essa faccia tutto da sola, per poi, dopo un po’ di tempo, uscire la biancheria e appenderla per asciugarsi. Ma una volta com’era pesante fare il bucato! E forse anche perché erano così pesanti i lavori di casa, le mamme di allora non erano impiegate e non erano impegnate in altre attività fuori casa. Le nostre bisnonne raccontano che per fare il bucato ci voleva tanto tempo e anche tanta fatica. Infatti, non essendoci ancora l’acqua corrente in casa, si preparavano i panni sporchi da lavare mettendoli nella conca che era sistemata vicino al caminetto, dove c’era il paiolo in cui si riscaldava l’acqua. Sui panni si metteva un lenzuolo con uno strato di cenere e dopo si cominciava a versare l’acqua calda. Quest’ultima filtrava lentamente attraverso i panni e scolava dal tubo che era attaccato al foro della conca. I panni erano lasciati nella conca fino all’indomani, quando, di buon mattino, si caricavano in una tinozza sopra un carretto e si andava al fiume. Arrivati al fiume, i panni venivano sistemati sulle sponde e nel frattempo si sceglievano delle pietre adatte per battere e sciacquare il bucato. Dopo averli lavati e sciacquati, i panni venivano stesi al sole poggiandoli su dei cespugli o attaccandoli a dei fili sistemati al momento.  Questo naturalmente quando c’erano delle belle giornate. Se invece il tempo era nuvoloso, il bucato veniva riportato a casa e asciugato con il fuoco dei bracieri o davanti al caminetto acceso. Per stirare i panni puliti si usava il ferro a carbone, all’interno del quale veniva messo del carbone infuocato. Oggi a noi sembra veramente incredibile pensare che per avere la biancheria pulita a quei tempi era necessario tutto questo lavoro e impiegare tutto questo tempo. A questo punto c’è da ringraziare coloro che hanno favorito lo sviluppo tecnologico dandoci tutti gli elettrodomestici che ci permettono di vivere meglio e in modo più sereno.

L’ISTRUZIONE – La scuola a quei tempi era diversa da quella di oggi e non era obbligatoria. Ci si recava a scuola a piedi perché allora non erano diffuse le automobili e le strade, per la maggior parte, erano fangose e non asfaltate. Le classi erano formate da molti alunni, arrivavano fino a un numero di 45 o 50. Maschi e femmine erano separati: infatti, c’erano classi femminili e classi maschili. I banchi erano alti, di legno, a due posti e avevano un buco per il calamaio, dove si trovava l’inchiostro per bagnare il pennino con cui si scriveva. La maestra o il maestro erano molto severi e se qualcuno parlava o si muoveva veniva castigato e certe volte bacchettato soprattutto sulle mani. Dentro la cartella di cartone c’erano due quaderni, uno a righe e uno a quadretti, una matita, una penna con il pennino di metallo, il libro di lettura e il sussidiario. Una cosa che ci ha molto sorpreso è che molti bambini a quei tempi non andavano a scuola perché i maschietti dovevano lavorare per portare qualche soldino a casa e aiutare così le famiglie a sopravvivere; le femminucce, invece, spesso restavano a casa per aiutare la mamma a sbrigare le faccende e per accudire i fratellini più piccoli.

Tutti questi racconti sono stati molto significativi e importanti per noi perché, oltre a farci conoscere come si viveva nel passato, ci hanno fatto capire che noi siamo più fortunati dei nostri nonni e bisnonni perché il nostro modo di vivere è migliore giacché viviamo in un’epoca in cui ci sono più agi e più benessere. Tutto questo grazie anche al lavoro fatto dagli uomini del passato.

Alyssa Affannato, Maria Agnello, Salvatore Calanducci, Samuele Castro, Martina Cusmano, Desirèe Di Liberto, Alessandro Garofalo, Santo Gulizia, Chiara Licata, Antonella Motta, Lara Oliva, Sofia Rizzo, Simone Sipala, Valeria Sipala, Daniela Terranova, Gabriele Troia, Helena Villanova. (Dal libro Diario di Bordo della classe Terza B del C.D. “G. Blandini” di Palagonia, a cura dell’insegnante Anna Rosa Cottone).

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 16 – Settembre 2013

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