CARA FRANCA | In ricordo di Franca Rame

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rame1Cara Franca, ho deciso di scrivere  per parlarti delle mie passioni, quelle di cui sono vittima consapevole e dalle quali traggo ispirazione e forza; passioni artistiche passeggere: un mese un’attrice, il mese dopo una scultrice o una poetessa, poi mi annoio, cerco altre emozioni, altre espressioni, nuovi linguaggi. A volte però m’incanto, soprattutto quando arte, sangue, carne e vita dell’artista, compenetrate in un’irripetibile espressione artistica, trascendono l’assunto di Wilde secondo il quale la vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita: certezza che non voglio avere, il dubbio mi ha sempre affascinato più dell’evidenza.

Fammi ricordare… come ti ho conosciuto, quando è scoccata la scintilla che ha trasformato l’interesse in passione? Certo, ho sempre ammirato il tuo impegno civile e sociale, da tutti riconosciuto per l’indiscutibile autenticità, e conoscevo alcuni monologhi anche per il clamore che provocavano a ogni passaggio nella TV di stato che oltre a censure e scandali può vantare tra i suoi più grandi successi quello di non essere mai riuscita ad omologarti. Poi un pomeriggio di settembre dell’anno scorso leggo un articolo sul tuo blog: “diecimila bicchieri a Milano”, storia dell’occupazione di una cristalleria, una delle tante fabbriche in crisi acquisite da una multinazionale. Io non so cosa significhi bere vino insieme a cinquanta operai in occupazione, chiedere loro come sono messi a soldi, chiamare un “compagno” per affittare un furgone, caricare diecimila bicchieri in cristallo cantando “bandiera rossa”; decidere di trasformare lo spettacolo teatrale del giorno dopo in una vendita di cristalli a cinquecento lire, inventarsi insomma un nuovo format di improvvisazione teatrale, la teatro-vendita, e usare il ricavato per aiutare gli operai in difficoltà. Ricordo di aver pensato: questa bionda è tutta matta!

Elettrizzato, leggo tutti gli altri articoli del blog. Che piacere scoprire una donna che racconta se stessa attraverso le vite degli altri, posto che è verissimo anche l’esatto contrario: tu, Franca, racconti le storie degli altri, di noi italiani e delle nostre inquietudini, attraverso la tua storia che è una Commedia Umana di passioni, scritta, filmata, documentata, fotografata, esposta al giudizio inesorabile del tempo e della storia. Perché se è vero che la storia siamo noi non possiamo esimerci dal tentare di modificare il corso degli eventi col potere delle nostre idee, quando riteniamo sia il caso. Cosa mi è piaciuto del tuo blog? La scrittura innanzi tutto, la contagiosa freschezza di comunicare la voglia di partecipare, di esprimere sempre e comunque un punto di vista che non lascia indifferenti, secondo l’insegnamento gramsciano del vivere da “cittadini e partigiani”, mai indifferenti alla storia. Così leggo della triste vicenda della donna di cinquantotto anni stuprata da un “ragazzo per bene” e famiglia agiata, storia raccolta, riscritta e rappresentata a teatro più volte: quanto deve esserti costato ogni volta pronunciare “mi hai bruciato la vita, ragazzo”… Il dolore non concede deroghe, dilata inganni e crea argomenti; in altre parole: viene risofferto e condiviso col pubblico.

rame3Mi emoziono per le numerose visite alle carceri, per gli incontri coi detenuti, rileggo il famoso articolo su La Repubblica contenente la feroce denuncia di tutto quel che hai visto nelle prigioni di Stato; e ancora: l’invito di dieci fedayin (palestinesi combattenti) che recitano un testo teatrale in una serie di spettacoli il cui incasso viene devoluto alla Resistenza palestinese; la sveglia alle sei del mattino e via, ai cancelli FIAT nel 1980 per protestare contro i licenziamenti,  quante persone, quanti interventi nelle fabbriche, strette di mano, abbracci, entusiasmi. E ripercorrendo la tua biografia incontro una donna che sfugge ad ogni definizione: attrice, scrittrice, attivista, blogger, madre, moglie, senatrice; in fondo a chi interessa definire una donna per quello che fa? Si corre il rischio di idealizzare, commettendo un arbitrio, trascendendo quella fisicità squisitamente femminile che tanto mi ha colpito, quel corpo fragile e offeso, ferito da incidenti, malattie e riabilitazioni ma pure capace di risorgere ogni volta dalle proprie ceneri per essere offerto al pubblico nei monologhi più drammatici; te lo devo proprio dire, diventavi le parole che recitavi… il corpo uno strumento la cui cassa di risonanza era pronta ad aprirsi per comunicare armonia e bellezza. Gli attori recitano, le persone vivono, agiscono e i personaggi rappresentati a teatro devono durare nel tempo e nella mente del pubblico, altrimenti non sono mai esistiti per davvero. Quanto è difficile per un attore sopravvivere ai suoi personaggi se il testo che li sostiene non è ottima letteratura?

Ciò che più mi sta a cuore, appunto, è l’evidenza dell’intensità dei testi teatrali (o letterari, tout court): dai monologhi scritti a quattro mani al primo vero e proprio testo interamente scritto da te in chiave grottesca basato sulla condizione femminile, Tutta casa, letto e chiesa, replicato tremila volte; sconvolgenti i monologhi Lo stupro e Una madre, quest’ultimo sul tema delle torture inflitte ai detenuti politici: ogni parola una sciabolata, precisa e netta contro il potere incorruttibile dell’ipocrisia, dell’apparire: si rifugge dal concetto vago e falso che “il teatro non sia altro che letteratura.” Ecco allora che Satira e deformazione del grottesco non solo intrattengono il pubblico, ma sono il mezzo per smascherare il Potere, per controinformare: la chiarezza dei testi diventa lo strumento per capire la storia italiana degli ultimi quarant’anni, la storia che non troveremo nei testi scolastici ufficiali. Si cerca di capire l’origine intrinseca del Male, come può essere concepito e deliberato un sopruso o un crimine mafioso, quale meccanismo li scatena. L’artificio drammatico è l’arma pacifica che sovverte l’ordine costituito perché instaura un dialogo col pubblico basato su satira e comicità, la risata liberatoria su aspetti polemici e conflittuali scaturisce da un linguaggio teatrale/letterario ricco di iperboli che allude al quotidiano con ironia seminando qui e là temi, tensioni e cifrari, chiavi di lettura fondamentali per seguirti sulla pagina o sul palco, con fluidità e leggerezza. In altre parole l’elaborazione di uno stile che obbliga lo spettatore e il lettore a usare costantemente l’intelletto secondo un coinvolgimento che crea stupore e non lascia spazi o vie di fuga: il Tragico vive in simbiosi col Ridicolo scardinando convinzioni e preconcetti. E quando la recitazione diventa accusa e denuncia e l’astrazione surreale si accompagna alla rappresentazione del reale si ha il prodigio di una conquista, il teatro come forma di rivelazione, la quintessenza della comunicazione.

rame4Emerge in tutta la tua vita, cara Franca, il significato della parola “scelta”: scegliere il proprio compagno, rinunciare a una vita da regina del teatro che una bellezza fuori dal comune ti poteva riservare, decidere di tornare in scena due mesi dopo aver subito violenza, scegliere di schierarsi, sempre, anche a costo di commettere degli errori. Fu un azzardo, secondo me, dare della “terrorista” a Oriana Fallaci, le parole non sono mai vane. Ma dar voce a chi non ce l’ha – le donne stuprate, gli operai licenziati, i detenuti -, è il modo più autentico per definire l’intellettuale. E so quanto ti sia interrogata sul ruolo dell’intellettuale nella società; nessuna esitazione, da parte tua, la risposta è l’agire in favore degli altri. Che ne sa gran parte degli intellettuali di oggi di censure e azioni repressive da parte della polizia, di spettacoli negli USA annullati per mancata concessione del visto del Dipartimento di Stato? E di interrogatori da parte di agenti CIA? Più di un intellettuale d’oggi mi rimanda a un mistico che crede di essere migliore del suo dio; il vero intellettuale attinge la sua materia dentro se stesso. Si vive in un’Italia dalla morale – ad essere avari – doppia e dalle angosce d’accatto; ripetiamo costantemente gli stessi errori incapaci di cogliere e trattenere la memoria, una memoria che rischia di diventare dimenticanza, oblio. La nuova crisi economica è più lunga del previsto, le imprese chiudono, abbiamo politici corrotti e addirittura ladri, i tagli alla cultura cancellano la nostra storia e il nostro patrimonio. La denuncia e l’informazione non drogata sono indispensabili per non perdere la dignità e per indicare una via di riscatto, una ripartenza. Ecco cosa intendevi con il tanto agognato cambio di mentalità di cui l’Italia avrebbe bisogno, un’idea niente male, al limite del sogno.

Cara Franca, della tua Commedia Umana solamente un atto mi è difficile comprendere sino in fondo – credo dipenda dalla mia natura -, il tentativo di suicidio per amore, confessato, a distanza di molti anni, in televisione. Un gesto passionale ed estremo. Arduo penetrare il mistero della vita di una coppia…

Ciao Franca, grazie per aver generato nuove passioni e desiderio di cambiamento.

Carlo Camboni
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Cover Amedit n° 16 - Settembre 2013. "Obsolescenza programmata" by Iano
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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 16 – Settembre 2013

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