ELOGIO DI PHILIPPE DAVERIO

Posted on 23 giugno 2013

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di Giuseppe Benassi

 

philippe_daverioPassepartout é la più bella trasmissione della Rai dai tempi di Mario Soldati, uno dei tanti, e riconosciuti, maestri di Philippe Daverio. Un altro é Francesco Petrarca, romantico con l’accento sulla i, visto l’amore di entrambi per l’antica Roma. Infatti Daverio, oltre al francese, al tedesco, e all’inglese, parla latino, cioé in un perfetto italiano modellato sul latino, stile attico. Sintesi fulminanti, alla Cesare, alla Tacito. Abolisce, quando può, anche i verbi, cioè li sottintende. Dell’antico romano ha anche la faccia, un faccione che sembra modellato sugli imperatori dei musei capitolini. E, da buon romantico (sempre accento sulla i), crede nel genius loci, e ne dimostra, inconfutabilmente, presenza ed esistenza. Grasso é bello. Grasse le mani, e perfino le orecchie. E bella, e simpatica, e grassa come lui, é anche sua moglie, apparizione fulminea di una puntata. Veste eccentrico (papillon, gilet, quadrettoni, sciarpe, sciarpette, pochette, brache chiare, un po’ corte), ma sempre elegantissimo. Trasuda amore per la vita. Quando può, ci fa anche vedere cosa (e quanto!) mangia e beve, nei suoi viaggi per il mondo. Non moraleggia mai. È sempre di buon umore, anche vagando fra le più desolanti biennali veneziane. La bruttezza in arte non lo offende, non lo indigna, forse gli mette allegria. Il suo metodo, é partire da un’immagine (il passepartout del titolo). Come in Giordano Bruno. Come i poeti elisabettiani – petrarcheschi – che si ispiravano agli emblemi.

I suoi accostamenti (Picasso e i graffiti delle caverne, De Chirico visto ovunque, i capolettera degli incunaboli e Dalì, Guernica e le pitture medievali), per quanto appaiano spericolati, son comunque convincenti (come si dice esotericamente, tout se tiens, e, per quanto non lo dia a vedere, con la sua mente cartesiana, Daverio é imbevuto di esoterismo). Sa, micidialmente, tutto. Ha più occhi di Argo. Sprizza allegria, giovialità e cultura da tutti i pori. Non manca mai l’inquadramento storico, perché ogni creazione é prodotto del suo tempo. Ma esamina anche le pure forme, fuori dal tempo. Non é mai pedante, mai “antiquario”, mai professorale. Domina pittura, scultura, archeologia, architettura, filosofia, poesia. Ha un gusto sicurissimo. Ovunque, e di fronte a chiunque, si muove con agio. Se ha delle debolezze, ha il buon gusto di tenersele per sé. E ha il fascino discreto della (miglior) borghesia, sia detto senza ironie surrealiste.

Non siamo nemmeno sicurissimi che gli piaccia tutta l’arte che presenta (specie la contemporanea), ma é una nostra maligna supposizione, lui non lo dà a vedere, é troppo professionale. È curioso di tutto. Je dois apprendre aux curieux, appare scritto dietro la sua faccia. Suona perfino organo e pianoforte, con le sue manone grasse. È uno dei (pochi) italiani di livello europeo. La regia é impeccabile, fotografa precise geometrie. Idem il montaggio, idem le musiche di sottofondo: mai banali, sempre coerenti alle immagini. La voce é impostata, da attore, la dizione scandita, l’italiano senza inflessioni.

Trovargli un difetto, cadute, screpolature é (quasi) impossibile. Chapeau. Ave atque vale.

Giuseppe Benassi

Cover Amedit n. 15 - Giugno 2013. "an Alphabet" by Iano.

Cover Amedit n. 15 – Giugno 2013. “an Alphabet” by Iano.

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione on line di Amedit n. 15 – Giugno 2013

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Posted in: Arte, Personaggi