LUDOVICO BUGLIO | Un gesuita missionario nella Cina del XVII secolo

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BANNER BUGLIOdi Silvia Toro

ludovico_buglio_ameditNel 2012 si è celebrato il 330° anniversario della morte del missionario gesuita menenino Ludovico Buglio morto a Pechino il 7 ottobre 1682. L’interesse e il ricordo della sua figura appaiono fondamentali in un momento in cui si fa sempre più forte la necessità di guardare alle origini degli interscambi tra Italia e Cina al fine di rendere sempre più proficuo il dialogo con questa nazione. Il XVII secolo è stato un periodo segnato da uno spiccato fermento per l’evangelizzazione del cristianesimo in altri continenti, alla luce anche dei grandi successi della missione di un altro gesuita, Matteo Ricci. “Una generazione di giganti” è l’espressione che indica per antonomasia i missionari gesuiti evangelizzatori in Cina. Essi erano dotati di eccezionali doti fisiche e intellettuali per resistere alle difficoltà del viaggio, per imparare una lingua difficile ed operare in una società profondamente diversa; essi erano infatti at omnia parati, ovvero provvisti di una conoscenza poliedrica che spaziava dalla teologia alla scienza, dalle arti all’astronomia. E fu proprio per le loro abilità tecniche che si conquistarono l’apprezzamento e la fiducia della corte imperiale, a cui fece seguito l’appoggio e la legittimazione della loro attività religiosa. Non meno importante fu la loro operazione di mediazione culturale tra il Vecchio Continente e l’Impero Celeste. La classe dei letterati cinesi infatti fu disponibile ad accogliere le teorie occidentali sull’astronomia, sulla matematica, sulle arti e così via ma risultò molto più complicato avvicinarsi alla religione cristiana. I gesuiti assunsero necessariamente un atteggiamento flessibile ed empatico che però negli anni diede vita a una controversia sui riti religiosi amministrati in Cina che verranno aboliti e l’ordine dei gesuiti sciolto.

La vita – Ludovico Buglio (o 利類思 Li Leisi , come si fece chiamare in cinese) nacque a Mineo nel gennaio 1606 da una nobile famiglia di origine normanna dei baroni del Burgio. Ben presto fu condotto a Palermo dove iniziò il suo noviziato presso la Compagnia di Gesù e lì rimase a studiare fino al 1626, quando si trasferì a Roma presso il Collegio Romano. Fecero seguito anni di insegnamento fino a quando la sua richiesta di andare in missione “all’India” fu accolta. Il 13 aprile 1635 insieme al palermitano Francesco Brancati e al nisseno Girolamo Gravina si imbarcò a Lisbona diretto in Estremo Oriente. Arrivato al porto di Macao dopo una estenuante navigazione intraprese lo studio della lingua cinese pressoché privo dei necessari strumenti didattici. In seguito si insediò nella città di Chengdu – nella Cina centrale – dove iniziò da solo la missione e lì rimase fino al 1642 quando, a seguito di una malattia, ottenne di essere affiancato dal portoghese Gabriel de Magalhães (1610-1677) al quale rimase legato fino al momento della morte avvenuta a Pechino. Insieme condivisero la difficile opera di evangelizzazione costruendo chiese e battezzando i cinesi. Un episodio viene riportato dalla rivista La Civiltà Cattolica in un numero del 1919, dove si racconta che tra i battezzati ci fosse un mandarino, ovvero un funzionario imperiale, il quale fece costruire nella sua casa una cappella dedicata alla Madonna; questi fu da esempio per altri mandarini che però non volendo rinunciare alla poligamia non poterono ricevere il battesimo e così decisero di vendicarsi contro Buglio e il compagno Magalhães che però riuscirono a salvarsi. Insieme condivisero anche i momenti più critici legati alla transizione dalla dinastia Ming (1368-1644) a quella Qing (1644-1911) che vide le imponenti rivolte del capo ribelle Zhang Xianzhong il quale dopo essersi proclamato Re nel 1644 lì dove risiedeva Buglio, aveva esteso il suo potere nella Cina centro-meridionale. Egli seguendo il tipico modello cinese che pone conoscenza e potere in rapporto di continuità volle al suo servizio i due gesuiti offrendo loro rango e trattamento da mandarini e pretendendo la costruzione di due sfere di bronzo, una terrestre e l’altra celeste. A causa del sopracitato turbolento contesto storico-politico e con la speranza di veder elargiti più ampi favori alla religione cattolica, Buglio e Magalhães pur con riluttanza accettarono di prestargli servizio.

Non fu facile per i Padri attendere alla costruzione delle suddette sfere svolta nel 1645; la sfera celeste presentava oltre alla posizione di stelle e pianeti anche le ventotto costellazioni cinesi mentre quella terrestre era divisa in cinque parti sempre secondo i cosmografi cinesi con i nomi dei regni, delle città e altre caratteristiche della geografia fisica. La relazione con questo capo ribelle fu per i Padri causa di molti pericoli poiché egli fu ucciso dalle truppe imperiali così che Buglio e il compagno nel 1648 furono presi in custodia e condotti a Pechino dove furono rimessi in libertà solo nel 1651. I due padri si adoperarono per erigere a Pechino la Dong tang – la chiesa orientale – punto di riferimento per l’evangelizzazione, esistente ancor oggi; inoltre fecero fronte comune a difesa di un altro padre gesuita, Schall, accusato dall’anticristiano capo del Ministero di Astronomia di voler occidentalizzare il calendario cinese. Padre Ludovico Buglio, definito dal grande sinologo italiano Bertuccioli come “il più abile polemista di cui la Compagnia disponeva in Cina” partecipò a questa aspra disputa con una confutazione all’opera redatta da ministro. Così a Pechino ebbe luogo un clamoroso processo contro i missionari cattolici presenti in Cina. Le accuse rivolte loro erano principalmente tre: che la religione cristiana fosse falsa, contraria alle leggi confuciane della pietà filiale; che il fine ultimo dei missionari fosse quello di impadronirsi della Cina e che l’astronomia europea fosse falsa. Riguardo quest’ultimo punto c’è da evidenziare la stretta correlazione tra la legittimità della scienza europea e la credibilità della religione diffusa dai gesuiti. Con questa sentenza i Padri furono costretti ad una prigionia di sei mesi e padre Schall fu condannato a morte. Tuttavia, per cause fortuite la condanna a Schall non fu eseguita e i suoi confratelli Buglio, Verbiest e Magalhães rimasero a Pechino. Nuovamente libero, Buglio si dedicò alla redazione e alla traduzione di testi di cultura occidentale per far conoscere l’Europa con la sua religione e filosofia alla Cina. Al contempo, padrone dei canoni della prospettiva, dipinse e impartì lezioni di pittura, sebbene non conserviamo nessuna sua creazione. Sappiamo tramite un altro famoso gesuita, Verbiest, che dipinse case cinesi, europee e giardini all’occidentale. Invece giungono fino a noi opere a stampa e manoscritte, in lingue occidentali e in cinese, di argomento sia profano che religioso. Questa intensa opera coprì gli anni a seguire fino alla sua morte, avvenuta il 7 ottobre 1682. I suoi funerali si svolsero per ordine dell’imperatore – che gli mandò duecento scudi d’oro e pezze di seta – a spese dello Stato e in forma solenne. Le opere religiose e filosofiche pubblicate in cinese costituiscono la maggioranza di quelle scritte dal Buglio ma a causa sia dello scarso interesse che i letterati cinesi nutrivano per la religione cattolica che della controversia tra le varie gerarchie ecclesiastiche queste opere non sono state bene accolte sia dalle gerarchie ecclesiastiche che dai cinesi. Tra le opere di Buglio ricordiamo la traduzione del Messale, del Breviario, del Rituale, altre tre opere minori di carattere dottrinale ma soprattutto la traduzione in cinese di buona parte della Summa Theologica di San Tommaso pubblicata a Pechino tra il 1654 ed il 1677. Eppure, sebbene Buglio avesse presentato all’attenzione di letterati e mandarini le sue opere, la mentalità scettica dei letterati cinesi era incuriosita più dall’arte e dalla tecnica europee che dalla loro religione. Questo fu l’ostacolo più grande all’azione missionaria evangelizzatrice. Restano infine lettere e memoriali, una breve biografia di padre Magalhães e due suppliche all’imperatore Kangxi. Questa grande quantità e varietà di opere è indubbiamente segno della multiforme intelligenza e salda preparazione di Buglio.

L’opera – Una delle opere redatte da Buglio si intitola Nozioni essenziali sui paesi d’occidente in cui il gesuita, affiancato da altri due padri, vuole presentare l’Europa ai cinesi; in particolare l’opera fu scritta per l’imperatore Kangxi della dinastia Qing perché se ne servisse come guida, fu redatta come “Supplica offerta da questi tre padri all’imperatore nel 1669 in favore dell’innocenza dei padri e di Schall” e non a caso fu tradotta anche in lingua mancese, originaria della corte Qing. Ebbe l’onore di essere accolta nella Biblioteca Imperiale, fu stampata nel 1831 e nel 1935 e fu conosciuta anche in Giappone. Le venne attribuito dunque un discreto successo ma è da registrare anche la severa critica rivolta all’opera dai letterati confuciani contro l’elogio del cristianesimo. L’opera traccia la geografia fisica e umana europea ed è una vera e propria promozione culturale e religiosa. Questo compendio oltre alla descrizione territoriale e alle distanze tra vari stati in relazione alla Cina, presenta l’Europa sotto una varietà di aspetti tra cui, in ordine: una descrizione delle navi, delle meraviglie marittime, dei prodotti locali, delle manifatture, della conoscenza occidentale, degli usi e dei costumi, dei sistemi legali, delle transazioni economiche, di cibi e bevande, della medicina e ancora del temperamento delle persone, delle opere di carità, dei palazzi, di città e difese militari, e infine del matrimonio, della religione e dei missionari.

Non si possono affrontare i periodi della storia cinese senza tener conto delle lettere e relazioni dei padri gesuiti che forniscono una fonte storica diretta non meno preziosa di quella fornita dagli stessi storici cinesi. I loro scritti, che meriterebbero di esser pubblicati per intero, sono una testimonianza diretta e attendibile di una fase storica di transizione e per questo particolarmente complessa. Di sicuro l’opera di Buglio è stata un contributo alla conoscenza reciproca tra Italia e Cina, la sua figura ha arricchito entrambe le culture ed è pertanto necessario ricordare le sue opere. 

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Cover Amedit n. 14 - Marzo 2013. "Nativity" by Iano
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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 14 – Marzo 2013

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