ANTICHE CAPTAZIONI IDRICHE NEI DINTORNI DI PALAGONIA (CT)

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banner acquadi Rosolino Cirrincione, Rosalda Punturo, Giovanni Sturiale, Carmela Vaccaro

trincea_palagonia4Da sempre, l’acqua ha rappresentato per  l’Uomo l’oggetto centrale della sua vita. Lo sapevano anche i nostri progenitori quando, sin dagli arbori dell’umanità, la ricerca e lo sfruttamento di questa risorsa hanno condizionato qualunque loro attività. Così il lavoro, gli insediamenti, gli scambi commerciali dell’essere umano hanno avuto origine e si sono sviluppati in un contesto ambientale in cui l’acqua svolgeva sempre il ruolo di protagonista.

Il rapporto con l’acqua ha segnato tutte le scelte della vita e contribuito, in varia misura, allo sviluppo e all’evoluzione degli esseri umani. Basti pensare al cambiamento delle abitudini da raccoglitori-cacciatori dell’età paleolitica alle attività di agricoltori-allevatori dell’età neolitica. Una così importante rivoluzione nel modo di vivere non poteva certo avvenire senza l’influenza dell’acqua e della necessità del suo sfruttamento. Il nomade, sempre in movimento per la ricerca di cibo e di acqua, decide di diventare stanziale e costruisce i primi insediamenti lì dove l’acqua è abbondante ed il suo sfruttamento agevole; con il contributo dell’acqua avvia la coltivazione delle piante necessarie per il sostentamento proprio e degli animali che alleva.

trincea_palagonia1Queste radicali trasformazioni nelle abitudini di vita degli esseri umani, li portano ad industriarsi nella realizzazione di opere di captazione e di trasferimento di acqua al fine di sfruttare al meglio ed in territori sempre più ampi questa risorsa: iniziano così le costruzioni di canali, gallerie, bottini di presa, acquedotti. Ogni civiltà del passato vanta opere, talvolta imponenti, realizzate per sfruttare l’acqua. Palagonia e il suo circondario offrono, nel loro piccolo, un breve ma quanto mai significativo tratto di storia dell’approvvigionamento idrico nell’evoluzione tecnologica dell’Uomo. La fertilità del suolo e la mitezza del clima, hanno fatto sì che l’area circostante l’abitato di Palagonia divenisse, sin dalla fine del XVI secolo, territorio eletto per le piantagioni di agrumi. Gli impianti agricoli favorirono lo sviluppo di pozzi e strutture per la raccolta d’acqua: ne è uno splendido esempio, il pozzo Blandini, un’imponente struttura alta oltre sei metri, dotata d’ingegnosi sistemi per il prelievo dell’acqua e la distribuzione nei terreni agricoli circostanti. In quest’area, tuttavia, l’incessante ricerca d’acqua per l’agricoltura e l’allevamento, sembra avere radici che affondano nei millenni. Le testimonianze della presenza di insediamenti umani nelle alture adiacenti l’abitato di Palagonia risalgono, infatti, alla preistoria. I manufatti più antichi sono riconducibili, secondo gli studiosi, a periodi che vanno dal Paleolitico superiore al Mesolitico, fino al Bronzo Antico (circa II millennio a.C.), quest’ultima età attribuita ad un insediamento fortificato sito nei pressi della cittadina. Gli storici concordano nel ritenere che l’area nei dintorni dell’abitato di Palagonia era, nel periodo tra il 460 ed il 440 a.C., territorio di Ducezio, re di uno piccolo stato siculo la cui capitale Palica potrebbe corrispondere, nella sua ubicazione, all’odierno centro abitato.

trincea_palagonia2A questa popolazione o forse a precedenti insediamenti, risale il manufatto descritto ed illustrato in questo breve articolo. In particolare, l’opera è ubicata tra Colle della Croce e la collina di S. Febronia; non si conosce l’età di realizzazione, e soprattutto, a detta degli esperti, non è certa la funzione: alcuni studiosi locali hanno interpretato le trincee che caratterizzano questo impianto come i resti di camminamenti che dovevano circondare un edificio, opere quindi destinate alla fortificazione e alla difesa del territorio.

A nostro parere, la tipologia di costruzione e soprattutto il contesto geologico-morfologico in cui è inserita lasciano pochi dubbi sulla destinazione d’uso: costituita da una trincea che si sviluppa per circa 40 metri con una larghezza media di 60 centimetri, è ammorsata su una litologia calcarea che poggia su un orizzonte vulcanoclastico; quest’ultimo, in quanto profondamente alterato assume la funzione di substrato impermeabile. L’opera è  dotata di due pozzi circolari dal diametro di 1,90 metri i cui bordi, costituiti da conci calcarei, fanno sì che la struttura si elevi al di sopra del piano campagna; sono inoltre presenti diverse vasche rettangolari (di cui la più grande misura 2,50×2,10 metri) con scale per l’accesso. trincea_palagonia3L’opera ha tutte le caratteristiche di un impianto per la captazione e il convogliamento dell’acqua; in totale, il volume immagazzinabile stimato è di circa 4000 litri. L’assetto stratigrafico delle formazioni rocciose ed il ricostruito assetto geomorfologico dell’area, che contempla la presenza di un piccolo lago ormai scomparso, suggeriscono che la struttura fungesse da sistema di raccolta d’acqua per i periodi climaticamente sfavorevoli. Infine, si sottolinea che le modalità di costruzione sorprendono per la straordinaria conoscenza del territorio e delle caratteristiche geologiche da parte delle popolazioni che abitarono questi luoghi e che costruirono questo impianto.

Questo articolo rappresenta la sintesi di un lavoro pubblicato recentemente sulla rivista Italian Journal of Geosciences (Boll. Soc. Geol. It.), vol.32, n°2 (2013), dal titolo: “Integrated geological and petrographic study supporting the interpretation of ancient artefacts: the case history of Palagonia area (SE Sicily)”.

Rosolino Cirrincione*, Rosalda Punturo*, Giovanni Sturiale*, Carmela Vaccaro**

*Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali – sezione di Scienze della Terra – Università degli Studi di Catania

** Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, Università di Ferrara

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Cover Amedit n. 14 - Marzo 2013. "Nativity" by Iano
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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 14 – Marzo 2013

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