ADOZIONI COPPIE GAY: IL VALORE DELL’UGUAGLIANZA NON E’ NEGOZIABILE

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foto: www.gayfreedom.it
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Se per opporci aspettiamo che la vita sia ridotta quasi completamente a un unico tipo uniforme,

qualsiasi deviazione da quel tipo verrà considerata empia, immorale, e addirittura mostruosa e contro natura.

John Stuart Mill

Il 24 gennaio 2008, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che anche gli omosessuali hanno diritto ad adottare un bambino. L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è legale in Regno Unito, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Islanda, Israele ed entro la prima metà del 2013 sarà consentita anche in Francia. Germania e Finlandia ad oggi garantiscono a chi è in convivenza registrata con una persona di sesso uguale la possibilità di adottare i figli naturali del partner; in Germania la Corte Costituzionale sta esaminando un caso legale che nel corso del 2013 potrebbe portare alla garanzia di tale possibilità anche in caso di figli adottivi di uno dei partner mentre in Finlandia è in discussione al Parlamento nazionale un progetto di legge per l’apertura del matrimonio che se approvato assicurerebbe alle coppie dello stesso sesso piena possibilità di adottare bambini.

In Italia, la Corte di Cassazione rompe il tabù e difende i diritti delle coppie omosessuali stabilendo che non ci sono prove che lo sviluppo di un bambino possa essere compromesso dal fatto di crescere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale.

foto: www.fanpage.it
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Secondo quanto si legge nella sentenza numero 601, credere che “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale” è solo un pregiudizio, e “non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale“. Spetta a quanti si oppongono, sostiene le sentenza, l’onere di dimostrare gli effettivi danni psicologici eventualmente riportati dal bambino, perché al momento non ci sono prove al riguardo. Ragion per cui, non vi è alcuna plausibile ragione di continuare ad opporre ostacoli di tipo legislativo a quanti, uomini e donne che hanno costituito propri nuclei familiari con persone dello stesso sesso, desiderino adottare un bambino.

 

IL COMMENTO – IL VALORE DELL’UGUAGLIANZA NON E’ NEGOZIABILE

di Carlo Camboni

Ci risiamo. Una sentenza della Corte di Cassazione colma il vuoto spinto del Parlamento italiano in tema di diritti civili: un bambino può crescere bene in una famiglia omogenitoriale ed è “mero pregiudizio” sostenere che avere due genitori dello stesso sesso sia dannoso per il suo equilibrato sviluppo.

I magistrati hanno scritto nero su bianco ciò che non solo dovrebbe essere chiaro ed evidente senza sentenze, ma dovrebbe far parte del dibattito culturale di un paese che, invece, è estasiato ed ipnotizzato innanzi a stucchevoli dibattiti televisivi ma indifferente alle profonde riflessioni sulle battaglie di civiltà che riguardano l’infanzia.

La cultura dello slogan, dell’epiteto e del sentito dire vincono ancora.

Apatici e inani i nostri politici vivono nel potere conquistato il loro trionfo civile, sordi e ciechi ai ricorsi battaglieri di padri e madri in crisi identitaria che in nome di una natura matrigna, una religione o una superstizione a caso, usano figli minorenni come oggetto di conquista e baratto.

Hai presente la famiglia italiana?

Eh sì, signora mia: quella in cui avvengono l’80% delle violenze di genere e il 90% delle violenze sui bambini.

Essere genitori non sempre coincide con l’essere procreatori.

Una vedova, un ragazzo padre, una coppia lesbica, una madre divorziata o due maschi: conta solo la consapevolezza e la volontà di essere genitori.

Le gerarchie ecclesiastiche, come ogni Potere che si legittima attraverso un’etica, citano studi privi di riscontri nella comunità scientifica per contestare la sentenza: la manipolazione è un’arte antica gestita da menti raffinatissime che desiderano innanzi tutto autoperpetuarsi.

Nostro dovere è far emergere il marcio accuratamente occultato, evidenziare le istanze ideali tradite, le doppie morali che non consolano più nessuno, le ipocrisie che alimentano preconcetti.

Ma cosa c’è di così difficile da capire?

Mia mamma mi ripeteva sempre: “nasciamo uguali, siamo tutti uguali”. Forte di questo insegnamento, oso:

non c’è più tempo per negoziare mezze misure ed ottenere vaghe promesse; tenetevi pure i finti patti civili di solidarietà, i pacs, i dico e i modelli tedeschi che vorrebbero regolare la convivenza delle coppie di fatto o riservare le adozioni a genitori eterosessuali.

È tempo di chiedere tutto, cioè niente di più di quello che sta scritto nella carta costituzionale e spetta a ogni cittadino italiano: uguaglianza e pari diritti per tutti.

Il valore dell’uguaglianza non è negoziabile.

Carlo Camboni

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