UNA FAVOLA NERA SULLA STERILITA’ DEL DENARO. Comprare il sole. Il nuovo romanzo di Sebastiano Vassalli

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di Leone Maria Anselmi

“Di notte, nel suo letto, sognava il mutuo a tasso variabile.

Era un mostro con due grandi ali nere che si aprivano e si chiudevano:

 una specie di drago, come se ne vedono rappresentati negli stemmi e

nelle pitture antiche”. (S. Vassalli, Comprare il sole)

comprare_il_sole_vassalliA due anni di distanza da Le due chiese Sebastiano Vassalli torna con un nuovo romanzo, una favola dei giorni nostri ambientata nella “Repubblica delle Favole” e sorvegliata, da lassù, dal “Signore dei Saldi (o dei Soldi)”. I toni della favola ci sono tutti, a cominciare dal C’era una volta fino al E vissero felici e contenti, quelli che mancano all’appello sono invece i buoni e i cattivi, gli eroi virtuosi da una parte e i nemici dichiarati dall’altra. Tutti i personaggi della storia, infatti, si equivalgono sotto l’aspetto strettamente umano e morale, abbruttiti dalla società materialista in cui vivono e in cui quotidianamente sono chiamati a interagire. A questo abbruttimento, viepiù progressivo, non si sottrae nemmeno la protagonista, Nadia, vincitrice di una grossa somma al “super-lotto” e che finirà travolta tragicamente dalla sua stessa illusione di felicità. Se un vero protagonista c’è questo è il denaro, il nuovo denaro, non quello della moneta sonante (sterco fisiologico del diavolo) quanto piuttosto quello virtuale, digitale, impalpabile, un denaro fatto solo di numeri che si smaterializzano da un paradiso fiscale all’altro, dai tropici alla Svizzera, da Montecarlo al Sud America. Nella “Repubblica delle Favole” è il denaro a muovere e a incrociare i destini, quelli dei poveri e quelli dei ricchi, su strade sempre più disseminate di Outlet, centri commerciali, banche, casinò e innumerevoli agenzie del gioco d’azzardo legalizzato. La felicità, la risoluzione a tutti i problemi è in un biglietto vincente, di questo si convince Nadia, stanca della sua vita da precaria e stanca del suo fidanzato oberato da un mutuo casa ventennale. Ventuno milioni di euro non ti piombano mica sulla testa tutti i giorni, e di qui la decisione di mollare tutto, di cambiare città, di cambiare vita, di cominciare finalmente a “fare la signora”, di incominciare quindi a essere …felice! Già. Nadia non ha dubbi. Ventuno milioni di euro non possono che essere la felicità. È la società in cui vive che glielo ha insegnato, quindi non ha dubbi. Non appena avrà incassato quella somma stratosferica il suo umore cambierà all’istante e tutto prenderà a sorriderle. Da brava italiana qual è pensa subito al modo di non doverci pagare sopra le tasse nella prossima dichiarazione dei redditi, quindi si fa consigliare dal suo amante storico (un professore universitario di sinistra) un buon avvocato per mettere “al sicuro” la vincita su un conto estero. Un passo falso.

Nella “Repubblica delle Favole” i truffatori (gli avidi di felicità) sono sempre dietro l’angolo e si celano dietro le facce più insospettabili e rassicuranti; possono essere gli amici, i familiari o i garanti stessi della legge. La felicità non è forse un diritto di tutti? A partire da questo momento il denaro emesso dall’ente-lotterie passerà di mano in mano per una serie di occulti intermediari fino a dissolversi chissà dove, infrangendo così per sempre il sogno di felicità della protagonista. Chi troppo vuole nulla ottiene? C’è da scommettere che se anche avesse incassato la somma, la sua felicità Nadia non l’avrebbe comunque raggiunta. Si può forse comprare il sole? Molto emblematicamente il romanzo si chiude su un corteo di manifestanti in protesta contro la precarietà e il carovita. <<La crisi economica, nata in America dal crollo di alcuni edifici di quella città metafisica del denaro che Nadia aveva visto da lontano senza mai riuscire a entrarci: la crisi economica, dicevamo, era arrivata a toccare e a coinvolgere categorie di persone che ancora pochi mesi prima si consideravano al sicuro dalla povertà e non avrebbero pensato di dover scendere in piazza per reclamare il loro diritto al benessere. Un diritto che tutti credono di avere e che tutti rivendicano, e che però in pratica non esiste. Come il diritto alla salute o alla felicità. È piuttosto un desiderio, un’intenzione, o probabilmente un’illusione di questo nostro mondo post-ideologico e post-industriale dove siamo approdati dopo secoli di lavoro e di progresso e dove, finché potremo, continueremo a vivere.>>

Nella “Repubblica delle Favole” il denaro è divenuto essenziale come l’ossigeno e non c’è nessuno, davvero nessuno, che possa farne a meno. È il mezzo ed è il fine, è quel diritto alla felicità che ciascuno si vorrebbe garantito. <<In questo mondo che molti ci invidiano, – continua Vassalli nelle ultime pagine del libro – tutti hanno il diritto (a parole) di stare bene e di essere felici, senza problemi di salute e di soldi: ma chi poi dovrebbe garantirgli quel diritto, e perché dovrebbe garantirglielo, non si è mai capito.>> Comprare il sole racconta senza mezzi termini la realtà socio-economica (e quindi umana e morale) della nostra contemporaneità, ed è tutt’altro che una favola.

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