LA VITA DELLA PASSACAGLIA

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di Giancarlo Zaffaroni

passacaglia_battiato_ameditIl quinto brano del nuovo lavoro di Franco Battiato e Manlio Sgalambro rielabora il testo della Passacaglia della vita di Stefano Landi, un compositore del primo seicento; col riferirsi a questo autore tracciano un grande arco che abbraccia quasi per intero la storia della forma musicale, come se un albero dalle radici profonde quattro secoli avesse gemmato l’ennesimo fiore.

Forse il tramite della loro memoria è Christina Pluhar, che una decina d’anni fa dedicò un intero disco alla musica di Landi – insieme alla sua Arpeggiata e alla voce di Marco Beasley – riproponendo, fra l’altro, la  passacaglia della vita. Dice Christina Pluhar che “l’interpretazione implica una conoscenza profonda di tutti gli aspetti dell’arte per ridare vita a queste melodie, soprattutto una comprensione della complessità emotiva dei testi, che conservano tutta l’attualità ed esigono dall’interprete un’identificazione totale, come quella di un attore”; e così i nostri hanno fatto, riusando parti del testo di Landi nella loro nuova versione.

È probabile che passacaglia derivi da “passare per la strada” (pasar por la calle), musica di musicisti girovaghi per danze forse licenziose, in tre tempi, che ritorna circolare su se stessa come il valzer; la ripetizione  favorisce le improvvisazioni degli esecutori, la musica popolare non è scritta e viene tramandata come una tradizione orale, arricchita da ogni nuovo esecutore. Bei tempi quando la musica passava per strada.

Partendo dalla musica d’uso, Frescobaldi definisce la struttura della passacaglia colta in forma di variazioni continue, su un basso che può essere a sua volta variato; la passacaglia è usata dai più grandi musicisti del periodo barocco quali Pachelbel, Bach, Händel, Purcell, come parte delle suite di danze o in modo implicito, come struttura; le passacaglie colte sono in tono minore, spesso associate a espressioni tristi. Nel settecento Couperin compone una “Chaconne ou Passacaille”, ironicamente indeciso su quale sia la forma del pezzo; Boccherini realizza con la sua Musica notturna per le strade di Madrid un cortocircuito logico fra nome della forma musicale, non citato, e struttura del brano; Haydn usa tutti i mezzi e le forme musicali nelle sue sinfonie, variazioni incluse.

Per fortuna le forme musicali non sono nette e definite, altrimenti avremmo una musica meccanicistica; sono flessibili ed evolvono secondo il gusto del tempo; per creare ulteriore confusione i musicisti chiamano con nomi diversi cose simili o con lo stesso nome cose diverse: la passacaglia si trasforma in ciaccona tanto più il basso è ostinato, e viceversa. L’ispirazione musicale multiforme si aggrappa alle forme per venire alla luce dell’orecchio interiore e se ne libera subito dopo, come la scala per il filosofo; le tracce che l’autore vuole (o non vuole) manifestare sono nella musica scritta, nei titoli e nelle strutture musicali. Gli interpreti sono sfidati a comprendere profondamente l’idea creativa dell’autore, e anche l’ascoltatore intelligente percepisce per istinto o consapevolmente le forme, senza eccessi cervellotici che interrompono l’emozione.

battiato_apriti_sesamo_amedit2Nell’Ottocento le variazioni si liberano da strutture predefinite, l’evoluzione della forma fino alla sua dissoluzione è uno dei percorsi della musica del secolo; troviamo un grande impiego delle variazioni nelle musica per piano, nei quartetti e nelle sinfonie di Beethoven e, occasionalmente, in Schumann; Brahms usa una tecnica che Schönberg chiama “variazione sviluppante”, fino a Mahler che la usa su grandi forme sinfoniche. Nel novecento si usano inizialmente le forme classiche in funziona anti-romantica, come reminiscenza o forma citata liberamente: troviamo passacaglie più o meno esplicite in Schönberg, Ravel, Stravinskij, Webern, Berg, Hindemith, Copland, Shostakovich, Petrassi, Britten, Ligeti, Berio, Pärt.

L’evoluzione di una forma musicale mostra una particolare storia della musica, a suo modo completa; è forse una delle forme più acute di analisi delle tecniche di organizzazione del pensiero musicale. Il rapporto fra forma e opera artistica ha anche un notevole rilievo filosofico, che non può essere approfondito in questo breve scritto. È difficile resistere alla tentazione di interpretare la variazione musicale come metafora della vita umana, che cambia continuamente mantenendo, nel migliore dei casi, un’unità che deriva dalle nostre caratteristiche profonde, dal nostro basso continuo che determina la nostra armonia, e melodia. La variazione è anche saggio sulla memoria applicata: non possiamo seguirne l’evoluzione se non riconosciamo la struttura che rimane uguale e gli elementi che subiscono trasformazioni; è un invito all’analisi critica, all’identificazione delle voci polifoniche, all’ascolto intelligente.

C’è tanta storia umana  fra la passacaglia di Stefano Landi e quella di Franco Battiato e Manlio Sgalambro, in quelle degli autori che hanno partecipato alle lunghissime variazioni della sua forma. Passacaglia della vita e della morte, come dice il testo originale di Landi: O come t’inganni / se pensi che gl’anni / non hann’ da finire, / bisogna morire. E dunque per chiudere temporaneamente il cerchio non si può che far riferimento alle Metamorphosen di Richard Strauss, una delle sue ultime composizioni del 1945: sono variazioni a rovescio che solo nelle ultime battute rivelano il motivo generante, l’origine è il punto di approdo; si viaggia dal nulla a un altro nulla, ma con una direzione precisa; questo motivo, non a caso, è quello della marcia funebre della sinfonia eroica di Beethoven.

Inviti all’ascolto:

Claudio Monteverdi, Lamento della ninfa, scena drammatica;

Girolamo Frescobaldi, Cento partite sopra passacagli;

Johann Pachelbel, Canone in re maggiore;

Johann Sebastian Bach, Passacaglia e fuga in do minore;

Georg Friedrich Händel, Suite in sol minore ultimo movimento;

Henry Purcell, Lamento di Didone dall’opera Dido and Aeneas;

François Couperin, Chaconne ou Passacaille dalla prima suite Les Nations;

Franz Joseph Haydn, Sinfonia 103 Andante più tosto allegretto;

Ludwig van Beethoven, Variazioni Diabelli, Adagio del quartetto op. 127, Sonata op. 111 secondo movimento, Terza e Nona sinfonia – finali;

Robert Schumann, Passacaglia in do minore sul nome BACH;

Johannes Brahms, Quarta sinfonia ultimo movimento, Variazioni su un tema di Haydn;

Pëtr Il’ič Čajkovskij, Variazioni rococò;

Gustav Mahler, Adagio della quarta sinfonia;

Richard Strauss, Metamorphosen;

Arnold Schönberg, Pierrot lunaire, seconda parte: Nacht;

Maurice Ravel, Très large dal trio con pianoforte in la minore, Bolero;

Igor Stravinskij, Settetto secondo movimento;

Anton Webern, Passacaglia per orchestra op. 1, Variazioni per orchestra op. 30;

Alban Berg, Wozzeck atto I scena IV passacaglia con 21 variazioni, atto III scena I tema con 7 variazioni e fuga;

Paul Hindemith, Nobilissima visione terzo movimento, Quartetto op. 32 n. 5 ultimo movimento;

Aaron Copland, Passacaglia per piano;

Dmitrij Šostakovič, Primo concerto per violino terzo movimento, Adagio del decimo quartetto, Sinfonia numero otto quarto movimento;

Goffredo Petrassi, Passacaglia per orchestra;

Benjamin Britten, Peter Grimes quarta scena del primo atto, Albert Herring settetto del secondo atto, Dirge dalla serenata per tenore, corno e archi, Guida per i giovani all’orchestra;

György Ligeti, Passacaglia per clavicembalo, Concerto per violino quarto movimento;

Luciano Berio, Bewegung (movimento);

Arvo Pärt, Passacaglia.

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