IL RESTAURO DEL CONVENTO DI PALAGONIA

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foto Massimo Calcagno
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Parla Enza Mazza, Presidente del Comitato “Riapriamo la Chiesa dell’Immacolata”

a cura di Raffaele Panebianco

Già nel numero del Marzo 2011 di AMEDIT, Vanessa Pillirone con grande perizia affrontava il problema della settecentesca chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione di Palagonia, facendo il punto della situazione in cui la struttura (chiusa al culto perché dichiarata inagibile) versa da ormai ventidue anni a causa del terremoto del 13 Dicembre 1990. La Pillirone evidenziava il fatto che ai danni strutturali causati dall’evento sismico si aggiungevano anche i danni provocati alla memoria storico-artistica della città di Palagonia con il furto del maestoso ciborio ligneo, di alcune tele e dei preziosi paliotti degli altari laterali. Ma un danno maggiore è

foto Massimo Calcagno
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stato arrecato alle giovani generazioni che, non potendo accedere all’interno di tale vetusto monumento, non hanno di esso alcuna memoria visiva. Per salvare il ricordo di questa gloria palagonese anche l’AMEDIT, nel corso della sua ormai più che decennale attività nel territorio e in collaborazione con la comunità parrocchiale, ha proposto alcune manifestazioni atte a riportare alla luce la memoria del monumento a chi lo ha conosciuto e vissuto e lo ha presentato alle nuove generazioni, tra cui ricordiamo nel 2008 una conferenza preceduta dall’esposizione dei reperti fotografici pre e post chiusura. Da ormai un anno a Palagonia si respira un’aria nuova: è sorto l’interesse per la tutela della memoria storica cittadina e del suo patrimonio artistico. Il tutto è stato conseguenza della risistemazione delle celebrazioni della Settimana Santa e della ricostituzione delle antiche confraternite. Grazie a questi input i riflettori si sono nuovamente accesi sulla chiesa dell’Immacolata. L’entusiasmo apportato da questa positiva rivalutazione della memoria storico-artistica è stato il seme che ha fatto costituire un comitato il cui fine è la raccolta fondi per il completamento del restauro del nostro monumento. Abbiamo voluto incontrare la dott.ssa Enza Mazza, presidente del comitato “Riapriamo la chiesa dell’Immacolata”, per chiederle di illustrarci più nel dettaglio gli ambiziosi progetti in cantiere.

foto Massimo Calcagno
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Quando, come e perché nasce il comitato?

Il comitato nasce ufficialmente lo scorso maggio, anche se l’idea matura già qualche mese prima. Fine del comitato è essenzialmente quello della raccolta dei fondi necessari alla sistemazione ed alla riapertura al culto, oltre che alla fruibilità artistica, della Chiesa dell’Immacolata Concezione, ai più nota come “a chiesa do cummientu”, un monumento che è elemento fondante dell’identità del nostro paese, patrimonio di questa collettività cittadina che, nell’arco di tre secoli, ha contribuito dapprima alla sua costruzione, quindi al suo mantenimento, in funzione delle sue nobili finalità religiose e sociali.

I membri che ne fanno parte quali impegni assumono?

L’impegno è finalizzato all’attivazione di tutte le azioni necessarie ed indispensabili alla riapertura della chiesa, dalla pavimentazione, all’impianto elettrico, a quant’altro può restituire decoro e dignità all’edificio di culto. È, in fondo, la possibilità concreta di dare voce e spessore ad un indomito desiderio di fare qualcosa per rompere un silenzio che si protrae da ben ventidue anni, interrotto a più riprese da diverse iniziative che la comunità parrocchiale dell’Immacolata – per altro supportata nella sua campagna di sensibilizzazione anche dall’AMEDIT – ha portato avanti per tenere sempre viva la memoria e la speranza che fosse ancora possibile fare qualcosa, a dispetto dell’evidenza e dell’amara consapevolezza che l’affermazione del diritto segue traiettorie non sempre accessibili. La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del luglio 2011 del decreto di approvazione del programma di interventi del PO FESR 2007/2013 che includeva il progetto di restauro della chiesa, presentato dalla Soprintendenza BB. CC di Catania, tra gli ammessi ma non finanziati, e che, dunque, vedeva sfumare la possibilità di riaprire la chiesa con l’ausilio di fondi pubblici – nella fattispecie ascrivibili al Fondo Sociale Europeo – è stata determinante per fare maturare la decisione di riappropriarci della nostra chiesa facendo leva sulla generosità e sull’orgoglio palagonesi, sulla base, per altro, dell’evidenza che si tratta di un progetto realisticamente possibile. Mi riferisco al fatto che la sicurezza della chiesa è, comunque, un dato acquisito a motivo degli interventi di consolidamento strutturale che si sono succeduti in questi ventidue anni, non ultimo quello realizzato dal 2004 al 2009, ex legge 433/91, emanata per arginare i danni causati dal terremoto di santa Lucia del ‘90.

foto Massimo Calcagno
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Come vi siete proposti e come la cittadinanza sta rispondendo a questa iniziativa?

Con semplicità… abbiamo, innanzitutto, puntato alla legittimazione autorevole del nostro Vescovo, Mons. Calogero Peri, che ci ha autorizzati alla questua tradottasi, poi, nella fiducia dei nostri sacerdoti, che hanno, a più riprese, incoraggiato la gente a fidarsi e a sostenerci. Poi, devo dire, è stato tutto un crescendo di fiducia che ci ha condotti attraverso un’esperienza straordinaria che non avremmo immaginato di poter sperimentare, dalla possibilità di incontrare volti concreti, attraverso la distribuzione porta a porta delle lettere che abbiamo consegnato ad ogni cittadino di questo nostro amato paese, all’incontro settimanale del venerdì, all’interno della chiesa che, altera, si erge senza nascondere le ferite, capace ancora di affascinare per la sua accattivante bellezza…  ad ogni inaspettato incontro con volti conosciuti o meno, occhi, più o meno lucidi, di diverse età, che hanno incrociato la nostra quotidianità affidandoci il frutto di una rinuncia che ha il sapore della speranza.

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Cosa è già stato fatto ad oggi?

L’opera più grande realizzata finora è stata certamente la pulizia dell’edificio, abitato ormai da qualche anno solo da colombi, topi ed insetti e, per questo, credo non è mai abbastanza la gratitudine che ho già espresso, e che non mi stancherò di esprimere, alle persone straordinarie che se ne sono fatte carico: avere restituito dignità a quel luogo di culto, deturpato più dalla mano dell’uomo che dalla violenza devastatrice della natura, è stato certamente un nobile atto di amore. C’è stata, inoltre, tutta una serie di azioni progettuali e propedeutiche alla messa in opera delle opere indispensabili per la sua riapertura.

State trovando delle difficoltà nella realizzazione del vostro progetto?

Non si tratta di difficoltà, si tratta di adempimenti burocratici strettamente connessi con la valenza artistica dell’edificio. È noto a tutti che, quando si tratta di realizzare interventi su beni monumentali del nostro paese, è indispensabile la supervisione della Soprintendenza BB. CC. e, dunque, anche nel nostro caso, si tratta di questo: i progetti devono avere il placet dell’organo preposto alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico perché ogni opera realizzata rispetti i canoni del recupero artistico e formale, oltre che funzionale, dell’edificio.

Quando si spera di poter vedere nuovamente aperta al culto la chiesa?

Il nostro desiderio ed il nostro impegno ci proietta alla prossima Pasqua e faremo il possibile perché ciò possa realizzarsi. Il nostro obiettivo è quello di riaprire la chiesa e di consentire alla comunità parrocchiale dell’Immacolata di poter tornare finalmente a casa. Per il resto, nel prossimo futuro, non verrà lesinato l’impegno per il ripristino della bellezza originaria dell’edificio di culto, perché questo tempio catturi ancora la nostra intelligenza, il nostro cuore, la nostra anima, ogni nostra percezione sensibile per aprirci allo stupore dell’incanto e della Bellezza.

logo-amedit-gravatar-okRaffaele Panebianco

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