IL DRACULA D’ARGENTO

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di Carlo Camboni

 

Presentato fuori concorso alla 65° Edizione del Festival di Cannes,  arriva finalmente nelle sale Dracula 3D il nuovo film del regista Dario Argento girato in 3D e basato sul romanzo cult dello scrittore irlandese Bram Stoker. Il conte Vlad, vampiro immortale, miete ancora vittime tra lettori e spettatori perché rappresenta il diverso, la tentazione, il lato oscuro, la maschera celata; è per questo che dal cinema muto ai vampiri teen ager un po’ zuccherosi di Twilight il successo di pubblico per pellicole e serial televisivi che si ispirano ai personaggi stokeriani è assicurato. Dracula è un archetipo della narrativa fantastica, versatile in quanto adattabile ad ogni tipo di contesto e motivo di inquietudine in quanto palesemente diverso dalla Norma: si nutre di  cibo primordiale, il sangue, ed è richiamo erotico perché la delizia della nutrizione è unita al piacere sessuale. Insomma: icona e personificazione del perturbante freudiano, rappresenta l’inconscio profondo e l’amore combinato alla sfida per il pericolo.

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Il Dracula di Bram Stoker ha avuto, ad oggi, oltre 160 trasposizioni cinematografiche, contando anche le parodie e gli incontri scontri in celluloide con altri mostri più o meno riconosciuti dell’immaginario cinematografico ma il livello della rappresentazione raramente ha raggiunto la raffinatezza e l’espressività eloquenti del personaggio letterario. L’incontro fra il maestro dell’horror italiano e un protagonista quale il conte Dracula, potrebbe rinverdire i fasti di un regista che insieme a Bava e Fulci rappresentava l’avanguardia del genere horror a livello mondiale.

Il mondo di Dario Argento è la realizzazione di sogni e incubi thriller, horror, fantasy, splatter, ma comprende errori di casting, trasposizione di fumetti, ricordi rimossi, cacciatori di topi, colonne sonore di Morricone, pellicce maledette, la follia che dilaga tra gli abitanti di Roma, aghi negli occhi, treni che viaggiano a folle velocità verso l’ignoto, spudorate autocitazioni, agghiaccianti pupazzi animati, splendide sonnambule, ragazze che parlano con insetti e tanto tanto trash come la scena in cui l’indimenticata Eleonora Giorgi viene assassinata in Inferno mentre risuonano le note del Va pensiero suonato da Keith Emerson. Negli ultimi vent’anni il cinema di  Argento non ha saputo rinnovarsi soprattutto dal punto di vista narrativo e colpisce che anche le scelte tecniche, figurative, e cromatiche abbiano perso quel lampo di genio che riusciva a trasformare, nei suoi primi film, una scena raccapricciante in spavento puro, tanto che alcuni critici azzardarono il riconoscimento  di un  “inconfondibile tocco Argento”. L’occasione del riscatto, dopo tante difficoltà produttive e distributive, è quella di confrontarsi con una materia che pare un pozzo senza fondo, perché vampiri, mutaforma  e licantropi, sono garanzia di successo. Per Argento Dracula rappresenta, parole sue, “un ambiguo seduttore immortale”; il regista dichiara di essersi rifatto alla storia di Stoker introducendo il suo stile nell’interpretare storie e personaggi. Nel Dracula 3D il protagonista è Thomas Kretschmann (che già aveva interpretato il protagonista de “la sindrome di Stendhal”) scelto per la furia che riesce ad esprimere sullo schermo.

Mina è Marta Gastini mentre il ruolo di Lucy è di Asia Argento. Merita attenzione il ritorno di Rutger Hauer (Van Helsing). La scelta dell’attore principale non è del tutto convincente; la sua recitazione è enfatica e discontinua; è anche vero che ci troviamo di fronte ad un ruolo talmente esplorato da risultare rischioso ed imbarazzante per il confronto inevitabile con alcuni meravigliosi artisti già cimentatisi col personaggio.

Sono almeno quattro gli attori che rimarranno impressi nella memoria dei cinefili: Bela Lugosi elegante e macabro; Christopher Lee crudele e sanguinario; Gary Oldman, dandy e luciferino, e Klaus Kinski misterioso e sensuale. L’attore Bela Lugosi, morfinomane e impazzito, anni dopo il clamoroso successo del suo Dracula, credendo di essere la reincarnazione del conte non morto, si fece seppellire in una delle bare che usava nei suoi film enfatizzando l’estrema suggestione causata dal personaggio. Il film, allora, la cui trama è di poco diversa dal romanzo: attirato dal conte Vlad che alla vista di una fotografia riconosce la reincarnazione della sua amata, l’avvocato londinese Jonathan Harker si reca in Transilvania presso il di lui castello  per occuparsi di un’imponente biblioteca; qui troverà le sue seducenti adepte e un mondo oscuro e minaccioso quel tanto che basta per capire che le intenzioni del conte Dracula sono altre: ricongiungersi con il suo amore eterno a qualsiasi costo e con abbondante spargimento di sangue.

La mancanza più evidente del film è data dalla sceneggiatura cui ha contribuito lo stesso regista: dialoghi elementari e didascalici da prontuario sui vampiri degni di una fiction televisiva, invenzioni interessanti ma rappresentate con risultati imbarazzanti come per esempio la trasformazione del conte in locusta gigante, un  effetto cinematografico che sfiora il ridicolo (alcuni spettatori in sala, non pochi, hanno riso). Eppure l’intento pare chiaro: rendere omaggio alla Hammer, ai gloriosi  film horror degli anni settanta così amati dai cinefili incalliti. Argento è un regista tecnicamente preparato ed entusiasta delle moderne tecnologie: sono lontani i tempi in cui per girare Suspiria importava una speciale pellicola dal Giappone; i tempi cambiano e gli entusiasmi di oggi si chiamano 3D (perché l’incubo deve avvolgere lo spettatore tridimensionalmente) e una nuova piccolissima steady cam della Sony. Il 3D permette di vedere insetti e ragni che quasi sfiorano il viso degli spettatori ma alcuni di loro hanno lamentato che nella rappresentazione i personaggi sembrano quasi staccati dalla scenografia. L’atmosfera è gotica, la Transilvania ricostruita nel borgo biellese di Riccetto; i costumi sono belli, il sangue scorre a litri. Stoker si rivolterà nella tomba?

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