UN VIAGGIO ALLA RISCOPERTA DELLE TRADIZIONI PALAGONESI

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circolo didattico palagoniaTOCLASSE

A cura della classe 3°A del Circolo Didattico “G. Blandini” – Palagonia

S. Martino – Ogni anno l’11 novembre si festeggia S. Martino in molti paesi ed è usanza che si stappino le botti col vino nuovo. Intervistando i nostri nonni su come si festeggiava S. Martino ai loro tempi, abbiamo scoperto che anche allora, come oggi, le famiglie si riunivano e facevano festa con canti e balli. Ognuno portava il proprio tavolo in strada e così si faceva una gran tavolata. Le massaie mettevano a tavola le “mpanate”  con i cavolfiori, la mostarda di vino cotto e di fico d’India, la salsiccia alla brace cotta nei “canali” (cioè tegole di coccio), olive nere fatte “a stemperata“ e olive bianche in salamoia, frutta secca come nocciole, mandorle, pistacchi, etc. I ricchi invece mangiavano nelle loro case le stesse cose del popolino ed in più la salsiccia ed il lardo di colonnata salato, la pasta col sugo e le polpette. Dolce tipico di S. Martino erano i “mastrazzuoli”  fatti col vino cotto. Ancora oggi a Palagonia S. Martino si festeggia come al tempo dei nostri nonni e bisnonni, con la differenza che la carne e la salsiccia la mangiamo tutti. Noi bambini S. Martino lo facciamo anche a scuola, dove imbandiamo una grandissima tavola lunga quanto tutto il corridoio e ricca di ogni ben di Dio, che ognuno di noi bambini ha portato da casa, e così condividiamo tutto con gioia e generosità, così come fece S. Martino, che con la sua spada divise in due il proprio mantello per donarlo ad un poverello.

immacolataLa festa dell’Immacolata – Questa festa a Palagonia si apre come ai tempi dei nostri nonni con ”la tredicina” cioè per tredici giorni che vanno dal 26 novembre all’8 dicembre, giorno della festa. La “tredicina consiste nello “stellario” cioè preghiere mariane recitate prima della messa del mattino. Palagonia è uno dei pochi luoghi dove anziché la “novena” si fa la “tredicina” dell’Immacolata. Per la vigilia,i nostri nonni raccontano che  nelle prime ore del pomeriggio, le ragazze da marito, già fidanzate e prossime alle nozze, si recavano nella chiesa del Convento, cioè della parrocchia Immacolata, per “inginiare a scupa”. “Inginare a scupa” significa: usare per la prima volta la scopa. Infatti, tradizione voleva che la suocera regalava alla futura nuora la scopa con cui avrebbe tenuto in ordine la casa. Era un gesto simbolico con cui la suocera riconosceva alla nuora, una volta sposata, il ruolo di padrona di casa. Ogni ragazza da marito quindi adornava la sua scopa con tralci di vite e spighe, che simboleggiavano provvidenza, e fiori di campo e nastri azzurri in affidamento ed omaggio alla Madonna. Era un momento di festa e di devozione alla Madonna, condiviso da tutto il paese che assisteva infatti  al rito con cui le ragazze pulivano la chiesa con le scope nuove e la polvere che raccoglievano non veniva buttata, ma suddivisa fra le ragazze stesse. Ognuna delle ragazze infatti, ne metteva un pugnetto nel proprio fazzoletto e la regalava al proprio promesso sposo, che a sua volta, al momento della semina del frumento, la disperdeva nei campi come augurio e benedizione del lavoro e di un buon raccolto. La cerimonia si concludeva con una lode alla Madonna e la benedizione a tutte le ragazze che avevano pulito la chiesa. L’indomani si faceva festa grande con la S. Messa e la processione con la statua dell’Immacolata che passava per le strade del paese. In quell’occasione le donne in processione indossavano la veletta bianca ed un nastro azzurro al collo, cantando canti mariani e recitando il Rosario. Gli uomini invece seguivano la banda musicale o stavano ai bordi della strada per guardare le signorine e scegliere chi corteggiare. Quando arrivavano in piazza Garibaldi, si sparava “a muschetteria e i bummi”, cioè i fuochi d’artificio. Poi si accompagnava la Madonna nella chiesa del Convento e tutti si riunivano in famiglia per mangiare “i maccarruni co’ sucu ” ed “i puppetti”. Questa festa risale a 158 anni fa, quando a Lourdes, in Francia, si susseguirono ben 18 apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous, la bambina più povera del paese, che, andando a cercare la legna per accendere il focolare, entrò nella grotta di Massabielle, dove “una Signora tutta vestita di bianco” le apparve e la invitò a pregare con lei per la salvezza degli uomini. Alla 16^ apparizione “la bianca Signora” si rivelò a Bernadette come “L’Immacolata Concezione”, il cui dogma venne proclamato l’8 dicembre del 1854 da Papa Pio IX.

s.luciaFesta di S. Lucia – Abbiamo intervistato i nostri nonni e ci hanno detto che S. Lucia è la protettrice della vista. Inoltre ci hanno raccontato che il 12 dicembre, vigilia della sua festa, all’imbrunire intorno alle ore 17.00 ed al suono delle campane della Chiesa Madre e lo sparo di alcuni mortaretti, tutti i bambini accendevano “i usi “ cioè facevano dei falò con fasci di erbe selvatiche e fiori di canna che alcuni giorni prima andavano raccolti lungo il bordo dei fiumi o nei canneti. Una volta accesi “i usi “ i bambini si disponevano in cerchio attorno ad un falò centrale, quasi a formare un occhio di luce, per ricordare l’atroce martirio subito dalla Santa, e cioè lo strappo degli occhi a sangue vivo. Le donne invece, preparavano la “cuccia” setacciando il frumento per separarlo dalla pula e successivamente lo mettevano in un tegame ammollo all’acqua per l’intera notte. La mattina successiva, per renderlo più digeribile, lo “mazzuliavano” cioè lo battevano con una specie di mattarello o lo sfregavano nella parte concava di un “giaramitu“ ovvero una tegola di coccio. Poi lo mettevano sul fuoco, in un tegame di terracotta pieno d’acqua e senza sale, ed aggiungevano al frumento due ceci a ricordo degli occhi di S. Lucia, recitando nel frattempo un Pater-Ave-Gloria. Una volta cotta la “cuccia“ la mangiava tutta la famiglia e si regalava ai vicini, agli amici ed ai parenti, e si dava anche agli animali come augurio di buona salute e prosperità. Nessun chicco andava buttato perché era come se si gettasse la grazia di Dio. Il 13 dicembre, giorno della festa, si celebrava la S. Messa e le donne che avevano fatto una promessa perché avevano chiesto ed ottenuto una grazia, si vestivano con un abito color verde campo, bordato di rosso e andavano in processione col simulacro della Santa per tutte le vie del paese, accompagnata dalla banda musicale. Ancora oggi nel nostro paese si mantiene questa bellissima tradizione.

La classe 3°A: Enrico Bardaro, Salvatore Brancato, Antonino Branciforte, Rachele D’Amico, Rebecca Fagone, Desirè Giustino, Giuseppe La Spina, Carmelo Mauro, Vincenzo Margarone, Marta Messina, Carmelo Musmarra, Federica Palica, Salvatore Pirracchio, Antonino Reina, Ludovica Vacirca.

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