UNA LIRA DI NOSTALGIA – Considerazioni spicciole in difesa della vecchia moneta

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di Elena De Santis

 

L’attuale creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario,

è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari.

La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto.

Maurice AllaisAttesa e declino della civiltà, 1968

 

Che l’euro abbia stravolto irrimediabilmente l’identità economica e sociale del nostro Paese non è un mistero per nessuno.

Sono trascorsi oramai abbondanti dieci anni dall’ingresso della moneta unica europea ed è subentrata una rassegnata abitudine qua e là velata di intermittenti inoffensive nostalgie. Proteste poche, lamentele molte, ma nessuna azione concreta e corale si è sollevata contro la zecca dello Stato (a parte qualche grattatina). Gli italiani, si sa, sono sempre quelli del “vivi e lascia vivere” e del “adda’ passa’ ‘a nuttata”. Se l’euro ci sia stato concretamente di un qualche aiuto sul piano internazionale resta ancora tutto da verificare, e certo la situazione attuale non sembra confermarne la tanto decantata imprescindibilità. Senza l’euro saremmo rimasti fuori, così declamavano pettoruti e risoluti i signori del Palazzo, sì, ma fuori da dove? Dallo spettro di un’Europa (mai apparsa, se non in forma squisitamente teorica) che sempre meno sembra abbia da spartire con le singole specificità nazionali. Al di là delle polemiche politiche, se questo benedetto euro ci abbia salvati o no da una caduta ancora più rovinosa, poco importa. Quello che è più tangibile, quotidianamente verificabile, è lo smarrimento generale, il disagio diffuso di fronte a una carrellata di prezzi impazziti e surreali che ormai da troppi anni invocano l’intervento risolutivo di un calmiere. La crisi c’entra fino a un certo punto. L’euro ha sdoganato la furba creatività dei commercianti che gonfiando i prezzi senza l’ombra di un criterio hanno appiattito il valore reale delle singole merci. Accade così che un panettone costi la metà di un chilo di pane o che una bottiglia d’acqua naturale costi il triplo di una bibita gassata.

Di esempi potremmo farne molti ma confidiamo nelle esperienze singole di ciascuno. L’euro è una moneta nata senza una storia, senza un vissuto, senza una radice culturale e come tale si è manifestato. Privo di storia, quindi privo di personalità, alias privo di valore. Il raddoppio in impennata dei prezzi, come tutti certo ricorderanno, fu repentino e sfacciato, talmente sfacciato che riuscì a spacciarsi come un fatto del tutto naturale, ovvio, perfettamente legale. E ne hanno fatto le spese tutti, forse anche i più abbienti. L’euro ha privato l’Italia di uno strato considerevole della sua identità nazionale, senza nulla aggiungere, se non il fastidio crescente di doverne subire quotidianamente gli effetti.

E la lira? Che fine ha fatto? Qualcuno se la ricorda ancora? La nostalgia è d’obbligo, scaturisce da una mancanza reale, non da un sentimentalismo umorale. Con la lira non si navigava nell’oro ma quando avevi cinquantamila lire in tasca era festa grande e ti sentivi un nababbo. Oggi, al contrario, più euro hai e meno ti sembra di averne. Sarà solo una sensazione? No di certo, ed è sufficiente fare qualche domanda in giro per averne la conferma. Provate a domandarlo alle vedove pensionate che sopravvivono con la pensione di reversibilità, vere e proprie acrobate della spesa, trapeziste del supermarket, o provate a chiederlo a un insegnante o a un operatore di call center. No, senza distinzioni, chiedetelo pure a chiunque, tanto fa poca differenza, vi sentirete rispondere che con l’euro non ce la si fa e che prima era tutta un’altra vita.

L’euro l’hanno digerito in pochi, i soliti pochi. Se domani fosse indetto un referendum la cara vecchia moneta tornerebbe immediatamente a riempire le tasche degli italiani, tasche oggi sempre più vuote o sempre più bucate. Per costruire la lira ci si misero di impegno intere generazioni, e la tirarono su dalla terra a mani nude e solo con grande fatica se la portarono nelle tasche, moneta dopo moneta, conio dopo conio, distanti anni luce dalle aberrazioni del denaro digitale. Leggero, inconsistente, invisibile, l’euro è figlio primogenito di Mater Credit Card e di tutte le transazioni in fibra ottica. Tra la lira e l’euro non c’è stata nessuna moneta di scambio, nessuna trattativa, nessuna mediazione, solo una detronizzazione netta e prepotente. L’entusiasmo e la curiosità iniziali svanirono nel giro di qualche mese. Ora, a distanza di anni, continuiamo a raccogliere i frutti di questa semina malsana e sconsiderata. Avessimo avuto la lungimiranza dell’Inghilterra (per fare l’esempio più calzante) oggi certo ce la passeremmo meglio e questa crisi l’avremmo affrontata con più vigore e meno rassegnazione. L’attuale stagnazione politica lascia sperare nell’eventualità di un cambiamento, di un ripensamento. Al momento, per l’appunto, non resta che la nostalgia.

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