MODERNITA’ DEL NEOPAGANESIMO – Intervista a Vanth SpiritWalker

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di Giuseppe Maggiore

 

Oltre 300 tra “streghe”, “sciamani” e “druidi” si sono dati appuntamento a Roma, in occasione del Pagan Pride Day, tenutosi lo scorso 22 settembre nella Villa Pamphili. L’evento, giunto alla sua 12esima edizione, è uno degli appuntamenti più importanti dell’International Pagan Pride Project, e tra i più attesi anche dalla comunità neopagana italiana che si attesterebbe intorno ai 40 mila fedeli. Nessun sacrificio di animali, orge o riti occulti; soltanto una ricca serie di momenti dal sapore conviviale che ha caratterizzato l’intera giornata, conclusasi nel tardo pomeriggio con le danze sacre. Trattandosi di una festa del raccolto (l’evento si celebra a ridosso di Mabon, l’equinozio d’autunno), il fulcro della giornata è rappresentato dal rituale pubblico officiato per ringraziare gli dèi dell’abbondanza ricevuta: un sacerdote crea lo spazio sacro, mentre una sacerdotessa procede all’invocazione degli elementi, potenziata dall’energia degli adepti radunati intorno al sacro cerchio.

In questa speciale occasione abbiamo incontrato Vanth SpiritWalker, da oltre 25 anni ricercatore spirituale, studioso di Religioni ed Antropologia, e dal 2001 Presidente del Pagan Pride Italia e Coordinatore Regionale dell’International Pagan Pride Project per l’Europa. Con lui abbiamo avuto modo di affrontare alcuni interrogativi intorno a un sistema di credenze che solo in apparenza sembra appartenere a un lontano passato, e che nel suo perpetuarsi in seno alla società contemporanea, dimostra una formidabile capacità di riformularsi – senza peraltro perdere quell’aura di magia e di mistero. Il Neopaganesimo è oggi, come allora, una realtà complessa e diversificata che rivela uno straordinario sincretismo capace di far convivere posizioni e sensibilità diversissime tra loro. Nell’intervista che segue Vanth SpiritWalker ci illustra gli elementi essenziali utili ad un primo approccio, ma dalle sue risposte emerge, sorprendentemente, una lezione di grande modernità che ci viene data proprio da quell’antico deposito di credenze tanto bistrattato e vilipeso.

 

Il neopaganesimo, una realtà che negli ultimi decenni sta registrando una crescita esponenziale dei suoi membri. Cos’è e da cosa nasce?

Il neopaganesimo non è altro che la riscoperta delle antiche radici culturali dell’Europa, di quella che è la nostra vera essenza spirituale prima che essa fosse sopraffatta dai monoteismi di importazione asiatica. Si tratta di un insieme di tradizioni spirituali, sia che si rifacciano alle antiche tradizioni, sia che siano moderne rielaborazioni delle stesse, che vedono nella sacralità della natura intorno a noi la manifestazione immanente del principio divino: gli Dèi sono qui, non trascendenti in realtà ineffabili e inattingibili. La tradizione delle religioni naturali pagane e neopagane costituisce il modo innato dell’uomo di entrare in contatto con il divino che lo circonda quotidianamente.

 

Possiamo riassumere per sommi capi la dottrina e la teologia pagana?

Dal momento che paganesimo è un termine ombrello, sotto la cui definizione ricadono un numero elevatissimo di tradizioni, è chiaro come una richiesta del genere non può che cadere nella categoria dei proverbiali “brevi cenni sull’ infinito”. Tuttavia si possono identificare dei principi di base comuni alle varie tradizioni: innanzitutto il senso di amore e comunione nei confronti della natura, e di rispetto e reverenza per il ciclo eterno di morte e rinascita che in essa si manifesta; quindi un’etica positiva che riconosce nella responsabilità individuale il proprio fulcro, attraverso cui ogni individuo deve trovare e sviluppare la propria natura in armonia con l’ ambiente che lo circonda e con la società; infine il riconoscimento del divino tanto nei suoi aspetti maschili che in quelli femminili.

Parlando di paganesimo le prime cose che vengono in mente, forse influenzati da una lettura storica spesso denigratoria e screditante, sono l’idolatria, i sacrifici di uomini e animali, costumi dissoluti e una forte propensione al superstizioso. Cosa distingue il paganesimo contemporaneo da quello delle origini?

Giustamente lei sottolinea come l’immagine che mediamente si ha del paganesimo antico è essenzialmente quella tratteggiata da una propaganda ostile e malevola. Prima di dire in cosa il paganesimo moderno differisca da quello antico, dobbiamo capire cosa questo era realmente. Il fatto di avere delle immagini sacre non indica necessariamente che si creda che esse siano divine in sé, semplicemente che esse possono costituire un focus per la devozione, esattamente come avviene ad esempio nel culto dei santi cristiani. La superstizione non è funzione di una tradizione religiosa, casomai di strati della popolazione non sufficientemente evoluti, e questo è un fenomeno riscontrabile anche oggi, in tutte le tradizioni spirituali e ad ogni latitudine. L’accusa di dissolutezza dei costumi è ridicola se si analizza la moralità antica, ed ha senso solamente nella mentalità di chi vede il mondo come essenzialmente corrotto per sua natura, ed il corpo come qualcosa da mortificare e reprimere. Per chi vede il divino in tutto quello che lo circonda, e di conseguenza ovviamente anche in sé, evidentemente tutto il mondo appare in maniera diversa. Per quanto riguarda poi la questione del sacrificio, si tratta di una nozione centrale a tutte le religioni e su cui ho avuto modo di scrivere delle riflessioni sul sito del Pagan Pride Italia. Certo, in passato ci sono stati anche i sacrifici umani: tutte le culture, prima o poi, ne hanno fatto uso. Del resto una religione come il Cristianesimo è addirittura fondata su di un sacrificio umano, ed ha come proprio simbolo il cadavere di un condannato a morte ancora attaccato al suo strumento di tortura. Tuttavia questi concetti fanno parte del passato: noi riteniamo che ciò che possiamo sacrificare deve essere qualcosa che ci appartiene, e la vita di un altro essere non ci appartiene, di qualunque specie faccia parte. I pagani e neopagani moderni sono membri della società in cui vivono e del loro tempo, in questo certamente esistono differenze con il passato; lo spirito profondo di unione con il divino intorno a noi, tuttavia, è lo stesso

Pagani: ci si diventa o ci si riscopre? Chi sono i pagani di oggi e da quali esperienze religiose provengono?

Io penso che ci si riscopra, dal momento che ritengo, come dicevo, che l’ approccio pagano sia quello che è connaturato all’ essere umano in quanto tale. I pagani di oggi sono persone normali, che provengono dalle esperienze più disparate: nella stragrande maggioranza dei casi, sono completamente indistinguibili da qualunque altro cittadino. Sono madri e padri, impiegati ed operai, artisti e intellettuali; chissà quante volte le sarà capitato di sedere sull’ autobus accanto ad un pagano senza saperlo…

Le comunità neopagane sparse nel mondo rappresentano al momento una compagine multiforme caratterizzata da differenti modi di vivere e intendere il paganesimo. Esiste un organo che faccia da punto di riferimento e che fornisca delle linee guida?

Assolutamente no, e aggiungo: per fortuna. La principale ricchezza di questo movimento sta proprio nella sua multiformità, nel saper accettare le differenze e farle diventare una risorsa a cui tutti possono attingere. Di quanto danno possano fare le ortodossie ed il pensiero unico  abbiamo testimonianza quotidiana, davvero non si sente la necessità di seguire un sentiero simile.

Facendo riferimento all’Art. 8 della Costituzione sul riconoscimento delle religioni e sui rapporti che lo Stato intrattiene con esse, come comunità pagane in Italia vi state muovendo già da tempo affinché il paganesimo venga riconosciuto (sarebbe il caso di dire “riammesso”) in quanto religione ed acquisisca quindi pieni diritti di libertà di culto. A che punto è questo progetto? Immagino Lei faccia riferimento al “Progetto Articolo 8”, e devo chiarire subito che il Pagan Pride Italia non appoggia tale progetto, anzi è fortemente contrario. Il progetto è fondato su di una serie di equivoci e di informazioni fuorvianti, a cominciare dal concetto stesso di “riconoscimento della religione”, concetto che non esiste nell’ ordinamento giuridico italiano. La Costituzione Repubblicana, nel sancire attraverso gli articoli 19 e 20 la libertà di professare la propria fede religiosa dei cittadini, implicitamente dice che non esistono fedi religiose non riconosciute, a condizione soltanto che i riti attraverso cui queste si esplicitano non siano contrari alle leggi e al buon costume. Non a caso gli articoli in questione sono nella prima parte della Costituzione, relativa ai Diritti e Doveri del Cittadino. L’articolo 8, che invece si trova nei Principi Fondamentali, non ha a che vedere con i diritti dei cittadini, ma regola i rapporti tra lo Stato e le Confessioni Religiose, vale a dire con le  organizzazioni ovvero gli enti di culto che dette religioni rappresentano in tutto o in parte. Il concetto di “culti ammessi dallo Stato”, menzionato dal progetto art. 8, ancorché presente nella legge vigente è stato tuttavia più volte indicato come inapplicabile, in quanto in contrasto con la Costituzione, dalla Corte Costituzionale. La legge vigente risale infatti al 1929, quando in Italia esisteva una Religione di Stato, e dal 1948 andrebbe sostituita con una nuova legge: essa è modellata infatti su schemi che non sono più attuali e non rispecchiano più la composizione della società civile del Paese. Purtroppo, fino ad ora, i tentativi che periodicamente vengono fatti per arrivare alla stesura di una nuova legge sulle libertà religiose sono sempre caduti in Parlamento sotto il fuoco dei partiti confessionali cattolici e delle destre loro alleate. Io ritengo che una battaglia di civiltà da fare, questa sì possibile ed utile per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro fede religiosa, sarebbe quella di promuovere una legge di iniziativa popolare in tal senso. Il progetto art.8 in realtà non serve a dare alcun diritto ai pagani che già non abbiano, mira soltanto a soddisfare le piccole vanità di alcuni.

Pensando a un paganesimo istituzionalizzato, come si presenterebbe? Avrebbe dei nuovi templi, delle sedi amministrative e una propria scala gerarchica, magari con un Sommo Maestro a capo? Mi pare un incubo, sinceramente. Qualcosa da evitare a tutti i costi. Davvero, l’ultima cosa di cui si sente la necessità è avere un’altra religione piramidale, un’altra ortodossia, un altro papa. Tutto questo ha fatto già abbastanza danni nella storia.

Scienza e religione sembrano essere il più delle volte due ambiti inconciliabili tra loro. Come si pone il Paganesimo nei confronti della scienza, in special modo laddove questa tende a rimuovere tutte quelle credenze che hanno fatto da terreno fertile al proliferare delle dottrine religiose?

Sono inconciliabili solo per coloro per i quali la scienza non è altro che una religione essa stessa, l’ ultima incarnazione del monoteismo modellato sul pattern delle religioni abramitiche, detentrici di una presupposta Verità assoluta. Altrimenti non c’è nessun contrasto.

Parliamo di alcuni temi caldi sul fronte etico: ricerca sulle cellule staminali, contraccezione, aborto, eutanasia. Come si pone il Paganesimo a riguardo?

Non esiste una posizione del Paganesimo: esistono le posizioni dei pagani. Laddove viene promossa la responsabilità individuale, non può esserci una posizione dottrinale imposta dall’alto e valida per tutti.

Unioni civili e riconoscimento di pari diritti alle coppie omosessuali, ivi compreso il riconoscimento del diritto di adottare dei bambini. Qual è il punto di vista dei pagani?

Conseguentemente a quanto detto prima, non può esistere una posizione unica e dottrinaria. Personalmente, tuttavia, ritengo che i diritti di tutti debbano essere tutelati: dare dei diritti, dare delle possibilità a chi ne voglia fare uso non indica che tutti debbano farne uso, se contrari. Pertanto legiferare sulla base di posizioni dottrinarie è, dal mio personale punto di vista, sempre sbagliato. Io credo che i diritti debbano essere dati a tutti, poi chi dovesse vedere certe opzioni come contrarie alla sua morale può sempre non servirsene, liberamente. Ma operare al contrario significa togliere delle libertà alle persone per imporre il proprio punto di vista, e questo può aver senso per una religione rivelata che si ritenga depositaria della Verità Assoluta, certo non per qualunque forma di paganesimo.

Cosa dovrebbe fare una persona che desideri entrare a far parte del paganesimo?

Studiare, studiare, studiare. Di tutto, ma soprattutto sé stessi. Confrontarsi con i lati di noi che non vorremmo vedere è la cosa più difficile da fare, ma è il fulcro essenziale per un cammino di crescita personale.

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