CON ALDA MERINI HO VISTO L’UNIVERSO – Intervista a Giovanni Nuti

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a cura di Carlo Camboni

 

Giovanni Nuti, musicista, cantautore, artista poliedrico, dopo felici collaborazioni con Enrico Ruggeri, Lucio Dalla e Vecchioni mette in musica per Milva alcuni indimenticabili versi di Alda Merini, con la quale nel 1996 inizia un sodalizio artistico durato sino alla scomparsa della poetessa.

 

 

L’incontro e la frequentazione della poetessa Alda Merini per 16 anni hanno dato vita a quello che lei stessa ha definito “matrimonio artistico”. L’incontro con una persona tanto ricca di umanità ha lasciato sicuramente un segno indelebile nella tua vita.

Conoscere e frequentare Alda Merini ha ampliato gli orizzonti della mia anima. Nelle nostre quotidiane conversazioni – soprattutto telefoniche – parlavamo di tutto. Di cronaca – era particolarmente affascinata dalle storie criminali – ma anche di grande arte e di letteratura (mi parlava di Quasimodo, Montale, Manganelli, Pasolini, Maria Corti: i migliori della sua generazione). Aveva un modo direi “maieutico” di tirare fuori la sensibilità e i talenti di una persona, facendogli affrontare anche i propri limiti e le proprie paure. Era difficile sostenere lo sguardo dei suoi occhi profondi e indagatori. Con la sua ironia e le sue provocazioni era poi capace di distruggere tutte le tue certezze. Non era solo una grandissima poetessa. Era una maestra di vita di straordinaria sapienza che ha attraversato il dolore e l’alienazione ma ha saputo vincerli e trasformarli in materia incandescente di poesia. Era una donna piena di vita che sapeva ridere, scherzare, giocare, ballare e cantare. Per questo mi sento di dire che grazie a lei ho incontrato fino in fondo me stesso e che – parafrasando alcuni suoi versi – con lei ho compiuto “un’immersione nell’anima e ho visto l’universo”.

La ricerca del bello come costante delle tue produzioni artistiche. In questo momento mi viene in mente che il booklet di un tuo cd è impreziosito da alcune opere del pittore Enrico Baj.

La mia frequentazione di Alda Merini ha ampliato non solo gli orizzonti della mia anima ma anche quelli della mia arte, insegnandomi soprattutto che la curiosità intellettuale che fa mischiare arti e generi, che fa incontrare e collaborare artisti diversi è fonte inesauribile e stimolo alla creatività. Alda Merini non era certo il tipico letterato che coltiva il suo piccolo orticello o frequenta le conventicole. Nella sua esistenza ha collaborato con pittori, scultori, musicisti, cantanti, attori. Le opere di Enrico Baj riprodotte nel booklet del mio cd Una piccola ape furibonda sono il frutto di uno di questi incontri di Alda Merini. Insieme realizzarono un libro d’arte a tiratura limitata in cui Baj “illustrava” alcune poesie di Alda. Ringrazio Martina Corgnati che me l’ha fatto conoscere e la vedova del pittore Roberta Cerini Baj che mi ha permesso di riprenderle e riproporle.

I tuoi incontri artistici sono tanti e interessanti. Dopo Valentina Cortese, grande attrice e donna di spirito, ora un altro mito del cinema, Lucia Bosé, calca le tavole dei palcoscenici per un nuovo progetto artistico. Come è nato e come procede l’incontro con la Bosé?

Come Alda mi ha insegnato, ho sempre cercato di collaborare con altri artisti, e non solo musicisti: “la vita è l’arte dell’incontro”, come dice Vinícius de Moraes. In occasione del primo 21 marzo dopo la scomparsa della Merini, è stato un onore per me realizzare un recital di poesie e canzoni a lei dedicato con un’attrice straordinaria e donna magnifica come Valentina Cortese, diva insieme umile e grandissima. La sua vita è stata un sogno e passare del tempo con lei o solo parlarle è come entrare in questo sogno. Dopo di lei c’è stato l’incontro con Lucia Bosé, star del cinema internazionale e altra grande milanese, anche se da 50 anni ormai vive in Spagna. Con lei ho portato la poesia di Alda Merini anche in Spagna e realizzato il cd in vendita dal 16 luglio scorsosu tutte le più importanti piattaforme web e mobile,Una pequeña abeja enfurecida – Giovanni Nuti canta Alda Merini, album per il quale la Bosé ha realizzato personalmente le traduzioni in castigliano e recitato accanto a me in 4 tracce.Con lei, che mai aveva calcato prima i palcoscenici – neppure quando glielo chiese Visconti – essendosi dedicata solo al cinema e alla televisione, spero di continuare quest’opera di “divulgazione” di Alda Merini anche fuori dai nostri confini.

 

Ho conosciuto la Bosé e ha questo modo di guardarti dritto negli occhi che ricorda un po’ lo sguardo della Merini… trovo sia particolarmente “in parte” mentre recita Merini…

Quello che ci ha unito è stato il comune amore per Alda: mi hanno colpito subito di lei la personalità altrettanto forte e la schiettezza molto “meriniana”. Sotto la sua grandissima energia c’è poi una donna con una grande sensibilità e intelligenza del cuore. Ha anche un modo di leggere i versi di Merini che si avvicina molto nell’intenzione a come li interpretava Alda.

 

Milva ha dichiarato con orgoglio che il suo disco più bello, quello che più le appartiene, è proprio Milva canta Merini da te musicato…

Non conoscevo questa dichiarazione di Milva e ne sono molto lusingato. Sono molto felice di aver propiziato l’incontro artistico tra queste due artiste e queste due grandi donne. Devo a Milva l’aver creduto nelle mie qualità quando scelse di realizzare il cd e di avermi consentito di condividere la straordinaria esperienza professionale del suo ultimo tour in Germania (23 date nei principali teatri tedeschi). Con lei ho avuto la fortuna e l’onore di calcare insieme le scene anche in Italia in tanti luoghi fantastici, tra cui il Teatro Strehler, il Parco della Musica a Roma, il Regio di Parma: emozioni indimenticabili.

 

Un altro tuo progetto artistico molto interessante è legato allo swing. Un bel disco, senza malinconie, con brani anni ’30 e ’40. Una via di fuga dalla realtà musicale di questi anni?

Nel mio cd Vivere senza malinconia ho voluto valorizzare il repertorio poco frequentato delle canzoni dello Swing italiano degli anni ‘30 e ’40 – portate al successo tra gli altri da Trio Lescano, Natalino Otto, Alberto Rabagliati. Alcune me le ha fatte scoprire proprio Alda Merini, cantandomele spesso con la sua voce roca ma intonata. Brani celebri come Baciami piccina, Quel motivetto che mi piace tanto, Ma l’amore no, Ma le gambe, Silenzioso slow, Mille lire al mese, le versioni italiane di Stardust e Over the rainbow (ovvero Polvere di stelle e Arcobaleno), ma anche canzoni poco note di quegli anni come Arriva Tazio, dedicata al pilota Nuvolari o Scintille. Composte in un periodo storico molto difficile (il fascismo, la guerra), raccontano di un Paese che voleva comunque crescere, guardare al futuro e “vivere senza malinconia”, malgrado tutto. Mi chiedi se per me queste canzoni rappresentino una via di fuga dalla realtà musicale dei nostri anni. No, sono solo bellissime canzoni che meritano di essere conosciute anche dalle nuove generazioni. Non hanno perso “freschezza” nell’Italia di oggi. Antidoto per tempi cupi, queste canzoni ci offrono eleganza e leggerezza. Certo, l’analogia tra il senso di precarietà di allora e di oggi appare evidente. Per capirlo basta solo l’attacco del brano Mille lire al mese: “Che disperazione, che delusione dover campar sempre in disdetta, sempre in bolletta…”. Allora le aspirazioni erano tutto sommato quelle di un Paese che usciva dalla miseria, mentre oggi c’è in più il senso di frustrazione di un benessere che avevamo raggiunto e che ora viene messo in discussione. La sensazione generale è che l’Età dell’Oro sembri essere alle nostre spalle, non più davanti a noi, e che siano negati ai più non dico i sogni di successo ma anche le normali aspirazioni a una vita tranquilla. Ma “adda passà a nuttata” come diceva Eduardo De Filippo. Passerà anche questo periodo di “depressione”, sia economica che psicologica. Tornerà la speranza e avranno ancora diritto di cittadinanza i sogni.

Anni fa hai musicato e inciso una poesia di Garcia Lorca. Musica e poesia sono indissolubili per te?
La mia predilezione per la poesia è precedente all’incontro con Alda Merini. Da bambino ho composto le mie prime canzoni musicando i versi del Pascoli. E come hai ricordato tu nel 1991 ho rivestito di note una poesia di Federico Garcia Lorca, La ballata dell’acqua del mare, presente nel mio secondo album Giovanni Nuti. L’incontro del 1993 con Alda Merini è stato naturalmente “fatale” in questo senso. Non avrei potuto portare avanti una collaborazione durata 16 anni – lei la chiamava “matrimonio artistico” – se non avessi avuto un’esigenza e una sintonia profonda basata sulla parola poetica. Parlando da un punto di vista più generale, musica e poesia sono nate insieme e hanno sviluppato solo modernamente la loro autonomia. Ma forse perché hanno in comune questo peccato originale o meglio, amplesso originale, hanno spesso e volentieri trovato nel corso della loro storia occasioni di commistione per dare vita a splendide creazioni e generi.
Il concetto di poesia-canzone non è una mia invenzione e non è certo una novità: dai troubadors provenzali ai madrigalisti, dalla produzione liederistica dei grandi musicisti romantici tedeschi alle canzoni napoletane nate dai versi di D’Annunzio e Salvatore Di Giacomo, c’è tutta una tradizione musicale che intreccia musica e poesia. Non possiamo dimenticare inoltre che tutta l’opera lirica nasce dalla collaborazione di musicisti e librettisti-poeti o che per esempio Ludwig van Beethoven nella Nona Sinfonia mette in musica l’Inno alla gioia di Schiller. L’originalità della mia esperienza nasce forse dal fatto che non mi sono limitato a mettere in musica poesie già edite, ma che molta parte del mio “canzoniere” nasce da versi composti espressamente da Alda Merini perché io li musicassi e dal fatto che lei avesse accettato di affiancarmi in tanti palcoscenici in tutta Italia.

Quale, secondo te, il ruolo dell’artista nella società di oggi?

“La bellezza salverà il mondo!” scriveva Dostoevskij e si potrebbe dire altrettanto della poesia, intendendo per bellezza e poesia l’armonia dell’anima umana. Tramontati i grandi miti collettivi di progresso (sia il sole dell’avvenire che la crescita senza limiti), oggi come mai prima nella storia gli uomini cominciano forse a comprendere che il riscatto comincia nella rivoluzione delle coscienze, nella responsabilità e nel mettere al centro l’armonia di sé e della natura. Le opere d’arte in tutte le epoche hanno rappresentato questa “promessa di felicità”, insieme questa aspirazione all’armonia e questa armonia miracolosamente raggiunta. L’artista oggi più che mai può essere consapevolmente ambasciatore e testimone della bellezza. Quanta armonia e felicità e gioia c’è nella creatività e nell’opera d’arte compiuta: la stessa armonia, felicità, gioia possiamo perseguirle e ricrearle in tutte le nostre azioni e realizzazioni: in tutto il nostro mondo.

 

So che quando pensi ad Alda Merini ti illumini in volto perché amavate chiacchierare, ridere e ballare insieme. Raccontami un aneddoto!

Più che un aneddoto, vorrei ricordare un’emozione condivisa: lo sguardo d’intesa che ci scambiammo prima della rappresentazione del Poema della croce sull’Altare Maggiore del Duomo di Milano. Ritengo che per Alda Merini quella serata abbia significato, più ancora di tanti premi letterari ricevuti, il momento della consacrazione, il momento in cui si è sentita celebrata nella “sua” città e sarò per sempre felice di averle dato quella grande gioia.

 

Carlo Camboni

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