RAFFAELLO VERSO PICASSO | Riapre la Basilica Palladiana di Vicenza

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RAFFAELLO VERSO PICASSO

Riapre la Basilica Palladiana di Vicenza con una grande mostra

 

 

Ben poteva la pittura,

quando questo nobile artefice (Raffaello) morì,

morire anche ella

che quando egli gli occhi chiuse,

ella quasi cieca rimase.

Giorgio Vasari, Le Vite

di Massimiliano Sardina

su Amedit n° 11 – giugno 2012

 

 

Dopo un’impegnativa e sofferta opera di restauro, protrattasi per oltre cinque anni, finalmente nell’ottobre 2012 la Basilica Palladiana di Vicenza sarà riaperta al pubblico. Grazie al prezioso supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona il celebre edificio di Andrea Palladio tornerà accessibile alla comunità con tutta una serie di eventi e di iniziative culturali di respiro anche internazionale. La prima grande mostra che inaugurerà ufficialmente la rinascita della Basilica Palladiana sarà Raffaello verso Picasso, Storie di sguardi, volti e figure a cura di Marco Goldin. L’itinerario, molto ricco, si dispiega lungo un arco temporale di oltre cinque secoli e comprende capolavori dei più grandi maestri dal XV al XX secolo. Protagonista in tutte le sue sfaccettature è la figura umana, dal rigore dei canoni rinascimentali fino alla disgregazione cubista. Raffaello e Picasso non sono chiamati a segnare due rigidi estremi cronologici quanto piuttosto a rimarcare l’importanza di due tappe cruciali per l’indagine figurativa, punti di arrivo e insieme punti di partenza per quella molteplicità di esperienze sul piano espressivo e formale che hanno connotato la Storia dell’Arte fino ai giorni nostri.

Il percorso espositivo è suddiviso in quattro grandi raggruppamenti tematici: “Il sentimento religioso” (con opere di Mantegna, Beato Angelico, Cima da Conegliano, Giovanni Bellini, Tintoretto, Guercino, Caravaggio, Veronese, El Greco, Cranach, Delacroix…); “La nobiltà del ritratto” (Gainsborough, Tiziano, Hals, Rembrandt, Rubens, Velasquez…); “Il ritratto quotidiano” (Pontormo, Durer, Giorgione, Raffaello, Monet, Degas, Courbet, Renoir, Gaugain…); poi l’ultima sezione denominata “Lo sguardo inquieto” (Van Gogh, Bonnard, Cezanne, Derain, Matisse, Modigliani, Picasso, Giacometti, Nolde, Balthus… fino a Francis Bacon e Lucian Freud). Il titolo della mostra, per certi versi fuorviante, è riscattato da quel “verso” che è il vero trait d’union delle opere, e che vuole alludere a quell’invisibile processo di trasformazione e continua ridefinizione che la figura, suo malgrado, ha dovuto subire dall’ideale perfezione raffaellesca fino ai postumi del disfacimento baconiano, e oltre. Dal Rinascimento al Manierismo, dal Barocco al Classicismo, dal Romanticismo al Realismo, dall’Impressionismo alle Avanguardie storiche del primo Novecento, fino a giungere per l’appunto alle testimonianze più recenti di un Francis Bacon, di un Lucian Freud, di un Andrew Wyeth o di un Antonio Lopez Garcia (questi ultimi due forse ancora poco noti al grande pubblico).

Ogni singola tessera è chiamata a integrarsi in un mosaico d’insieme, come una storia romanzata che procede per capitoli ma che continuamente esce fuori traccia per raccontare un’altra storia, un altro sguardo, un altro volto, un’altra figura; se un filo conduttore c’è va ricercato nella Storia dell’Arte, che è sempre una storia scritta a posteriori e rigorosamente senza un finale (o una morale sottesa). Rivolgendosi ad un pubblico ampio (leggi non specialistico) l’esposizione è strutturata su un binario didattico che corre parallelo lungo tutto l’itinerario iconografico delle quattro sezioni tematiche, con l’obiettivo di guidare l’osservatore a una comprensione quanto più esaustiva tanto sul piano storico quanto su quello più propriamente artistico.

La rappresentazione della figura nell’ultimo mezzo millennio testimonia parallelamente la riformulazione in fieri dell’identità dell’artista, sempre meno legato ai dettami della committenza dall’età romantica fino ai giorni nostri. Dalla seconda metà dell’Ottocento – come testimoniano efficacemente i dipinti esposti nella sezione non a caso denominata da Goldin “inquieta” – la rappresentazione della figura si sgancia prepotentemente dall’oggettività del dato reale e, soprattutto attraverso la sperimentazione delle Avanguardie del primo Novecento, si avvia su quel terreno di ricerca complesso e problematico che poi sarebbe sfociato nel “discorso sull’arte” e nella negazione del concetto stesso di “rappresentazione”. Nell’opera di Francis Bacon Figura distesa nello specchio, del 1971, convergono significativamente tutte le inquietudini che hanno connotato l’indagine espressivo-formale legata alla rappresentazione della figura nel corso del XX secolo. Bacon va oltre Picasso e, nel delineare la figura nella sua marcescente transitorietà, già preannuncia le cadavre exquis del corpus pittorico contemporaneo. Tra tutte le opere esposte è quella di Bacon a chiudere la parabola che dal Ritratto di giovane di Raffaello si incurva sul declinare del Novecento. La si può leggere anche così la cosiddetta Storia dell’Arte, come la narrazione di una trasformazione progressiva, come un lento e graduale processo di metamorfosi sempre in divenire, sempre suscettibile di nuove riformulazioni.

<<Per dipingere una bella>> scrive Raffaello a Baldassarre Castiglione nel 1516 <<mi bisogneria veder più belle, con questa condizione, che V.S. si trovasse meco a far scelta del meglio. Ma essendo carestia e di buoni giudici e di belle donne, io mi servo di certa Idea che mi viene nella mente. Se questa ha in sé alcuna eccellenza d’arte, io non so…>> Cinque secoli dopo, quasi rispondendo idealmente a Raffaello, Picasso scrive: <<La natura e l’arte sono due cose diverse, perciò non possono venire confrontate. Attraverso l’arte noi esprimiamo ciò che la natura non è in grado di esprimere.>>

Massimiliano Sardina

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