LE SCIENZE DELLA TERRA. Un tassello mancante negli insegnamenti della scuola primaria

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di Rosolino Cirrincione e Elisa Corigliano

 

Riprendendo un’intuizione platonica, Aristotele afferma nella MetafisicaGli uomini sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono a discutere della Luna, del Sole e delle stelle, e dell’origine dell’Universo …”.  Così tanto Platone quanto Aristotele, i due massimi filosofi greci, concordano nel ritenere che il desiderio di sapere ha origine nella meraviglia, provata di fronte al darsi delle cose del mondo.  Per entrambi i filosofi la meraviglia è un atteggiamento puramente teoretico, è consapevolezza della propria ignoranza e desiderio ad essa di sottrarsi, cioè di comprendere, di conoscere, di sapere … La meraviglia è, dunque, il principio stesso della filosofia, suo motore e suo carburante; filosofia intesa come ricerca obiettiva, disinteressata e spassionata delle realtà che regolano tutte le cose. In queste poche parole, crediamo sia sintetizzata l’essenza della ricerca scientifica. Provare meraviglia significa porsi queste domande: chiedersi il perché delle cose, cercare la spiegazione di tutto ciò che ci circonda e che avviene attorno a noi, di cui non si vede immediatamente la causa. Questo è il mestiere dello scienziato, il quale si pone degli interrogativi circoscritti e confinati su uno specifico fenomeno o un insieme di processi collegati tra loro, che costituiscono l’oggetto della sua ricerca. Ciò nonostante può provare meraviglia chiunque di noi che camminando o guardandosi semplicemente intorno vede le cose di tutti i giorni sotto una luce nuova. Difatti, per antica tradizione della nostra specie, ognuno di noi nasce con una naturale propensione al sapere, alla conoscenza, grazie ad un’innata curiosità verso il mondo che ci circonda, della meraviglia che si prova dinanzi a un qualcosa che ci sorprende, ci stupisce e, per questo, ci affascina. Predisposizione questa, molto naturale nei bambini, ma questi oggi sin dalla nascita vengono introdotti in un mondo artificiale, tecnologico in cui la natura è del tutto marginale. Le immagini di un bambino del XX secolo sono rappresentazioni che vedono il mondo naturale come un qualcosa di estraneo alla sua vita quotidiana, luogo ubicato all’esterno del suo piccolo cosmo, relegato a  qualche passeggiata domenicale. Non c’è affatto da stupirsi di fronte ad un bambino sorpreso nell’osservare una pecora che pascola in campagna, sbalordito nello scoprire che la pecora esiste veramente e non solo nel presepe di casa sua. Non c’è da stupirsi nemmeno di fronte ad un bambino che alla domanda: – dove si trovano le rocce? – risponde: in montagna; perché ignora il fatto che le rocce sono presenti ovunque, anche nella casa dove abita. I bambini di oggi scoprono il mondo naturale solo attraverso i media e non più dall’esperienza diretta e dal contatto. Questa frattura, ormai consolidata, tra uomo e ambiente fa sì che si sviluppi una società in cui l’uomo non è più un costituente e un componente del sistema Terra, ma solo un suo ospite.  La Terra, quindi, viene vista come oggetto da spremere per ricavare quante più risorse possibili ai nostri agi, non più come casa nostra. La tecnologia ha costruito un mondo virtuale fatto di piaceri artificiali che hanno sostituito sin dai primi anni dell’infanzia il piacere di scoprire la natura.

Perché questo? Perché noi adulti non conosciamo quanto bello è il nostro pianeta e quindi non sappiamo trasmettere ai nostri figli il “godere della natura”. Non vediamo più le albe, non osserviamo più i fiori che sbocciano e non rimaniamo più estasiasti al cospetto di una montagna; non sappiamo più ascoltare il silenzio ed i suoni della natura. Ci accontentiamo di vederli in televisione, come dei surrogati pensando che sono luoghi lontani chissà quanto che per raggiungerli bisogna affrontare lunghi viaggi e ingenti costi: non ci accorgiamo, invece, che questi luoghi sono appena fuori dalle nostre rumorose città. Ebbene, l’insegnamento delle Scienze della Terra nella Scuola Primaria offre l’opportunità di riallacciare lo stretto rapporto che l’uomo aveva con la natura prima che il mondo tecnologico lo stravolgesse.

Il nostro sentimento di affetto e simpatia verso le Geoscienze nasce da una strana antinomia: da un lato la curiosità suscitata in noi dal fenomeno naturale e dall’altro lo stupore nel vedere la poca importanza attribuita a queste discipline nella scuola.  Gli anni di insegnamento universitario presso il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, e le esperienze acquisite con la sperimentazione delle tesi nelle scuole di primo grado ci hanno permesso di esplorare l’universo infantile facendoci scoprire la genuina capacità dei bambini di stupirsi di fronte a tutto ciò che di sorprendente e meraviglioso il mondo ci offre.

Perché allora non trasformare l’insegnamento delle Geoscienze in strumento per nutrire ed orientare quest’ardente voglia di sapere verso una conquista crescente del mondo a cui apparteniamo?

Per comprendere appieno l’importanza che ha, nei bambini, l’insegnamento di questo gruppo di discipline scientifiche fin dai primi anni di scuola, è necessario rivolgere uno sguardo al ruolo dell’intero mondo delle Scienze nella scuola di base, tenendo in mente che proprio in questo ultimo ventennio le Scienze hanno visto riconosciuta la loro autonomia ed importanza nella formazione culturale di un bambino.

L’educazione scientifica è entrata di diritto nella scuola primaria con i Programmi Nazionali del 1985, che ne hanno riconosciuto il considerevole ruolo formativo. La Scienza, infatti, è ritenuta in grado di contribuire, insieme alle altre discipline, alla valorizzazione delle differenze individuali, alla formazione e allo sviluppo dei talenti. Nel documento citato si parla di “acquisizione di conoscenze e abilità che arricchiscano la capacità di comprendere e rapportarsi con il mondo” come fine generale dell’educazione scientifica. Analizzando gli “Obiettivi e  contenuti” nel quale si espone il programma di scienze, uguale per tutti, si può capire l’accusa mossa ai Programmi dell’85  di “secondarizzare” la scuola elementare,  alla quale  attribuiremo il movente alla mancanza di formazione degli attuatori dei programmi quindi all’inadeguatezza delle loro competenze e alla carenza di lavoro collegiale.  Nella scuola di base occorre privilegiare la qualità a scapito della quantità. Ciò che si propone deve essere alla portata del discente, del suo sviluppo cognitivo e motivazionale; altrimenti che senso avrebbe coinvolgere e attivare discussioni su argomenti che i bambini non sono in grado di comprendere e dunque di assimilare? Un sistema di tipo centralistico risulta del tutto inadeguato a soddisfare la domanda formativa di un territorio vasto e così eterogeneo come il nostro. Riteniamo che intraprendere un percorso teso a incentivare un certo grado di autonomia didattica ed organizzativa da parte delle comunità scolastiche locali sia stata una risposta fondamentale per affermare la centralità dell’alunno, scardinando programmi rigidi ed eteronomi che avrebbero dovuto dare risposte uniformi a realtà profondamente diverse. Ciò segna l’inizio della stagione delle Indicazioni in cui la funzione della scuola, dall’alfabetizzazione delle masse e successiva diffusione dei saperi, viene ripensata a favore della promozione di conoscenze e competenze da costruire per divenire cittadini attivi e partecipi alla vita sociale, politica ed economica. Si mira a guidare lo sviluppo di ogni singola personalità perché possa integrarsi attivamente e consapevolmente nella società complessa e poliedrica qual è la società attuale. La definizione del curricolo non può estromettere l’intervento diretto degli insegnanti; perché sia realistica e non mero costrutto teorico deve nascere all’interno del contesto delle esperienze scolastiche reali, con indicazioni provenienti dalla base, da chi la scuola la fa, da chi conosce a fondo la vita di classe perché vi partecipa in tutti i suoi aspetti. Fin dalle prime righe dedicate all’area disciplinare matematico-scientifico-tecnologica viene posto l’accento sul collegamento stretto che intercorre tra il “fare” e il “pensare” volto a sviluppare le “capacità di critica e di giudizio, la consapevolezza che occorre motivare le proprie affermazioni, l’attitudine ad ascoltare, comprendere e valorizzare argomentazioni e punti di vista diversi dai propri. Lo sviluppo di un’adeguata competenza scientifica, matematica, tecnologica di base consente inoltre di leggere e valutare le informazioni che la società di oggi offre in grande abbondanza”.  In generale si è andati incontro ad un progressivo riconoscimento e a una valorizzazione delle discipline scientifiche che, oltre ad anticipare il loro ingresso nella scuola fin dai primi anni, hanno cambiato volto: da puro nozionismo a sapere in continua evoluzione e ri-costruzione.

Bisogna riconoscere comunque che l’apprendimento del sapere scientifico comporta spesso difficoltà per gli allievi, sia per l’intrinseca complessità di certi concetti, sia per la funzione che essi assumono in relazione all’esperienza dell’allievo. I concetti scientifici sono strumenti che servono a organizzare l’esperienza su un piano diverso anche se non lontano da quello di ogni giorno. Pensiamo, per esempio, al concetto di “temperatura” nell’apprendimento delle Scienze nella scuola primaria. Assimilare questo concetto significa per l’allievo riorganizzare, attraverso delle operazioni, alcune nozioni di cui ha già fatto esperienza al di fuori della scuola e rendersi conto che, uno stesso termine, può indicare comportamenti diversi in ambiti diversi dell’esperienza. Significa inoltre, non solo inquadrare un concetto “spontaneo” in un linguaggio più preciso, ma anche rendersi conto che il termine “temperatura” può riferirsi all’esperienza di ogni giorno. Come sostiene Vygoskij, infatti, l’apprendimento di un concetto a scuola, non può prescindere dall’esperienza spontanea che fornisce all’allievo la necessaria piattaforma per un apprendimento di grado superiore. D’altra parte, l’acquisizione di un concetto scientifico, modifica profondamente la concettualizzazione spontanea che diviene più consapevole. Tale processo di costruzione e cambiamento si può realizzare impostando la pratica didattica non più sui contenuti delle discipline ma sulla centralità ed autonomia del soggetto che apprende, ovvero sulle strategie di mediazione messe in atto dall’insegnante per collegare le modalità del conoscere spontaneo e i nuclei fondanti del sapere scientifico. D’altronde nei bambini tutto ha inizio con qualcosa che li sorprende e che suscita in loro meraviglia e desiderio di sapere. Rispetto agli adulti sono più inclini a testare esperienze corporee, manipolative, percettive, fanno più riferimenti diretti alla realtà e non ricorrono alla memoria di concetti imparati sui libri. Per impossessarsi della cultura scientifica bisogna, quindi, essere prima di tutto, curiosi ed aperti verso il mondo nella sua molteplicità. Questa curiosità è presente di sicuro in misura maggiore nella scuola primaria in quanto l’imprevedibilità non impaurisce i bambini, anzi, quasi sempre li incuriosisce e li diverte, a differenza degli adulti che generalmente avvertono disagio per il mancato controllo. Per far sì che questa voglia di conoscere non si esaurisca è conveniente insegnare le Scienze della Terra già nella scuola primaria, discipline queste che rivestono per i bambini un particolare interesse, non solo per gli argomenti di per sé affascinanti e stimolanti per la loro curiosità ma, a nostro parere, anche in grado di plasmare la consapevolezza della materialità e della sensibilità del mondo in cui viviamo; in altre parole, li mette in guardia, contro gli effetti prossimi e lontani delle attività e degli interventi dell’uomo sul territorio, concretizzando in loro la percezione di essere componente del sistema Terra, e come tale, della stretta dipendenza dell’uomo dall’ambiente e dai processi geologici. Le Scienze della Terra riferendosi ad un ampio gruppo di discipline (Mineralogia, Petrografia, Paleontologia, Fisica Terrestre, Geografia Fisica, ecc..), riduttivamente raggruppate sotto il nome di Geologia, sono fondamentali per la formazione culturale e sociale di ogni cittadino, le cui azioni, se operate senza queste nozioni basilari, saranno spesso impedite e anche invalidate nel pieno esercizio degli stessi diritti di cittadinanza.

Questa disciplina ha una propria epistemologia, scopi e strumenti di indagine specifici, il cui rispetto costituisce il criterio che permette di identificare nuclei tematici fondamentali come elementi portanti attorno ai quali ogni scuola può articolare la propria offerta formativa e ogni insegnante può organizzare il proprio percorso didattico tenendo presente la situazione degli allievi ed il contesto ambientale in cui vivono. In definitiva, l’insegnamento delle Scienze della Terra nella scuola primaria avrà un vero valore formativo se concorrerà a renderci padroni di un metodo che ci permetta di acquisire in modo autonomo nuove conoscenze e un minimo di senso critico rispetto alla realtà in cui si vive.

 

Rosolino Cirrincione e Elisa Corigliano

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