IL BEL PAESE E LE PENSIONI D’ORO Perché quando si devono fare sacrifici…

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di Giuseppe Campisi

Sono certo che quello che sto per scrivere non metterà di buon umore nessuno (me compreso), ma quando qualcosa ci tocca così da vicino e ci turba così profondamente, allora è probabile che si faccia anche qualcosa per cambiare. E penso che nulla possa turbare di più del sapere che mentre noi ci apprestiamo a fare sacrifici – perché, si sa, c’è la crisi – proprio chi ce li chiede, questi sacrifici, in realtà si ingozza alle nostre spalle, ora con lauti stipendi, e domani con ancora più sostanziose pensioni. E proprio di queste ultime voglio parlarvi. Ve lo dico fin da subito: il fine ultimo delle prossime righe è farvi indignare come si deve, nella speranza che quest’indignazione ci porti, spero non troppo tardi, a farla finita con “sta storia dei figli e figliastri”. D’altra parte, lei, signor pensionato che legge questo articolo, e che magari si ritrova a percepire meno di mille euro al mese, non si sente anche solo un po’ infastidito se pensa che il pensionato INPS più ricco d’Italia ne prende più di 90.000? Non si sente preso in giro quando si accaniscono sulle pensioni dei comuni mortali, e poi c’è gente che è stata per un giorno solo in parlamento e conta a vita su una pensione da deputato? Non le si torcono un po’ le budella, signor pensionato qualunque, se pensa che ci sono ex presidenti del Consiglio che si sono divertiti a tagliare le pensioni altrui, magari anche la sua, ma che ne percepiscono una da 31.000 euro mensili? Penso a mia nonna, che percepisce una minima da poche centinaia di euro; penso a quelle persone che, manca davvero poco, dovranno lavorare fino a settant’anni per percepire quelle due lire su cui si andrà a tagliare ulteriormente – perché, sia chiaro, c’è la crisi e bisogna fare i sacrifici! Penso a tutti quelli che magari la pensione neanche la vedranno, e poi mi capita di leggere qualche dato di quelli davvero sconvolgenti (ringrazio Mario Giordano a tal proposito per il suo illuminante libro “Sanguisughe”) e non riesco a non rabbrividire – e voi con me, spero. Pensioni da 3008 euro al giorno per un ex direttore generale Tim, un ex burocrate della Regione Sicilia, Felice Crosta (e beato lui che è felice), che ne incassa più di 40.000  al mese – ed il “tagliapensioni” Dini (che, toh, che coincidenza! va in pensione pochi mesi prima di imporre il divieto di cumulo per l’intera collettività di lì in avanti) non è da meno, anche lui sui 40.000 – quando a Giuliano Amato ne bastano solo 31.411… Eppure le esternazioni di Amato, voi che avete qualche anno più di me, dovreste ricordarle tutte! Sua, del ’92, «Così non si può andare avanti: serve una riforma delle pensioni», mentre nel ’99 – quando era ministro di D’Alema – tuonava «Senza la riforma delle pensioni me ne vado!», e nel 2009 ci ricordava che «I sacrifici? I sacrifici sono necessari»… Ma mica finisce qui! Abbiamo anche l’inflessibile Scalfaro, che oltre alla sua sostenuta indennità da senatore a vita incassava 4766 euro netti al mese per una professione di magistrato che ha svolto per soli tre anni (quanti ne servono invece ad un comune mortale per andare in pensione?), abbiamo poi l’integerrimo Ciampi che gode di ben tre pensioni (la prima la cominciò a percepire a 59 anni, la seconda a 60, la terza a 73), più stipendio parlamentare, per un guadagno totale annuo dichiarato pari a euro 704.651 (2009)… Vi sono bastati o devo continuare? E la lista è, purtroppo per noi e per le nostre tasche di contribuenti, estremamente lunga… Per carità, tutto regolare, tutto secondo la legge… Non stanno rubando niente a nessuno – e ci mancherebbe che rubino pure, dopo quello che percepiscono! – ma mi domando: anche se tutto ciò è formalmente corretto, anche se le norme dicono davvero che c’è gente che può arrivare a percepire di queste cifre esorbitanti mentre ci sono stati casi di pensioni minime che tra trattenute Irpef e varie (come ci illustra sempre il Giordano) si attestano a 0,78 euro (78 centesimi di euro), siamo sicuri che le si possa considerare giuste, nel senso più pieno del termine, e socialmente eque? La legge può giustificare questi spropositi? Oppure ci sono leggi, leggine e norme varie (il tutto, spesso, creato ad hoc) che giustificano sempre tutto? Che dicono che “no, qui è tutto regolare, lo Stato garantisce a questa persona il diritto di percepire in 48 ore quello che un pensionato minimo riceve in un anno”? Su questo vorrei riflettere, e vorrei farvi riflettere. Figli e figliastri: questa, papale papale, è la realtà. Gente che non arriva alla fine del mese, e pensionati d’oro. Tagli per tutto ciò che si può tagliare, aumenti per tutto ciò che si può aumentare, ma, mi raccomando, i privilegi non li tocchiamo, eh! Non sia mai che, per una volta, non si rispetti la legge!

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2 thoughts on “IL BEL PAESE E LE PENSIONI D’ORO Perché quando si devono fare sacrifici…

  1. Ogni commento è superfluo perchè è fin troppo chiaro,,,ma finisce qui ? O si può fare qualcosa, perchè l’indignazione lascia il tempo che trova invece bisogna trovare il modo di bloccare questi furti anche attraverso un referendum, ci sarà qualcosa che potremmo fare, scrivere libri , informare va anche bene ..ma poi? Se tutto resta come prima allora la beffa diventa doppia. Possibile che non abbiamo la possibilità di cambiare qualcosa?
    Se non i politici chi? Amareggiato e deluso e preso in giro, questa è la realtà che vivo pensando alle tante facce dei politici che continuamente trovano ricette per risolvere i loro problemi di voti…Ma se non cambia la raltà cosa dovrebbe cambiare?Che potere possiamo avere se non scendere in piazza e farci sentire per diventare un trivello…

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