HOMO HOMINI LUPUS EST!

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di Barbara Ferrante

“Non chiamatele “deliri”, queste considerazioni sull’attuale ed infelice contesto socio-economico europeo.
Riduttivo, poi ed ancor più, considerarle prodotto di sparute menti plagiate dalla fanatica convinzione dell’esistenza di spietati complotti mondiali. Fiumi di parole sono stati spesi al riguardo, eppure, volendo individuare il nocciolo della questione, la “res de qua agitur”, non si può non riportare in primis la dolente equazione tra l’avvento, improvviso ed illusoriamente foriero di speranze, del governo tecnocratico, e la consequenziale cessione di quote considerevoli della sovranità dello Stato Italiano in materia economica, ottenuta attraverso una traslazione imponente, a livello comunitario, delle competenze nel campo suddetto.

Un esecutivo, questo, acclamato dai più agli albori, congiuntamente all’entrata in scena quasi silenziosa di un tecnico dalla compostezza e pacatezza irreprensibili, assurto poi a personalità politica. Una figura, un governo, questi, di cui possono essere analizzate le presumibili luci ed ombre. Innanzitutto, come non tenere in considerazione la pressante “sponsorizzazione” mediatica del nuovo governo, sviluppatasi nell’arco di pochi giorni, che presentava lo stesso ai cittadini quale l’unica possibile “panacea” ai mali molteplici del bel paese? Per questa via la prospettiva di un esecutivo siffatto, dettato dalla crisi e dichiaratosi assolutamente transitorio, diviene legittima e addirittura auspicabile. Ciliegia sulla torta è poi la nomina a Premier del rettore bocconiano Mario Monti, dipinto quale provvidenziale salvatore, il quale riesce celermente a guadagnare per sé un atteggiamento fiducioso e quasi remissivo da parte del popolo, che intanto se ne sta ben ovattato nel suo sistema di false credenze. Ma non è oro tutto ciò che luccica, ed ergo, un quesito si rende oltremodo necessario all’interno delle candide coscienze: cosa, e chi, si cela dietro la figura di questo economo sconosciuto? Le fonti alle quali attingere sono molteplici, ed emerge, così, tutta una serie di aspetti presumibilmente “scabrosi” perlopiù ed abilmente celati dalla ambigua reticenza mediatica. Scopriamo così, sorprendentemente, come il Premier sia Presidente, per l’Europa, di una Commissione Trilaterale istituita anni addietro per volontà di Rockefeller, congiuntamente all’appartenenza al gruppo Bildenberg, costituito da personalità eminenti e che, si dice, disquisisca sulle sorti planetarie, agendo però a porte serrate, precluse alla conoscenza degli interessati legittimi; non si dimentichi, ad ornamento di un quadro tanto variopinto, il considerevole ruolo di International Advisor del premier all’interno del gigante Goldman Sachs, che, per la cronaca, si dice sia parzialmente responsabile della crisi greca (secondo Sardelis, “L’intesa del nostro Paese con Goldman è stata una storia molto sexy fra due peccatori”). Tutti fattori, questi, che contribuiscono a fornirci una visione più chiara dell’attuale sistema politico, caratterizzato da un esecutivo che, sebbene originariamente sia stato oggetto di un approccio incautamente superficiale, si rivela poi, alla luce dei profili analizzati, per ciò che realmente è: un governo di indubbio elevato profilo. E lo è precipuamente perché segue una fitta rete di scelte rigidamente predeterminate; conclusasi l’era degli esecutivi “sospesi”, infatti, si trapassa ad una nuova tipologia di governo, caratterizzata dal rigore delle misure adottate. Così, in nome di un sacrificio dal gusto patriottico, la realtà del paese già poco felice pare drammaticamente aggravarsi nelle sue condizioni: testimonianza tangibile è costituita proprio dagli spiacevoli fatti di cronaca, che vedono i piccoli e medi imprenditori spesso e tristemente suicidi, proprio perché incapaci a reggere il peso massiccio delle misure finanziare imposte. Che sia il risultato di una tendenza politica diretta, più o meno consapevolmente, ad una ripartizione dialettica della società in elite di benestanti e massa indigente? Ancora una volta, in un contesto siffatto, il ruolo dell’informazione risulta determinante, così come decisivo è l’atteggiamento dei cittadini, la volontà del moderno “cives” di costituire parte attiva nella gestione della Repubblica, come ricordato dal sempiterno aforisma Tucidideo, secondo il quale, “Noi soli, infatti, consideriamo chi non prende assolutamente parte a queste questioni (politiche) non quieto, ma inutile..”

Solo attraverso questi presupposti, infatti, il nostro paese potrà affermarsi e legittimarsi su basi democratiche. O credete, forse, che le tenebre si siano fatte talmente oscure da impedirci di auspicare, ottimisticamente, un sistema più giusto e condiviso?

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