OPERAZIONE VESPRI SICILIANI

Read Time4 Minutes, 21 Seconds

Luci e ombre di una regione in rivolta

di Giuseppe Campisi

16-20 gennaio 2012. Cinque giorni di protesta, in Sicilia. Cinque giorni di rivendicazioni – tutte sacrosante, per carità! – ma anche cinque giorni di luci ed ombre dietro un movimento figlio di un disagio che è sì reale, ma che è necessario analizzare con spirito critico per cercare di capirne poi lo sviluppo, le dinamiche, i pregi e gli aspetti controversi. Procediamo con ordine, partendo dalle premesse. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è da ricercare nell’aumento, da parte del governo tecnico guidato da Mario Monti, delle accise sul carburante, oramai bene di prima necessità, andando così a gravare sulla già triste situazione di crisi economica che ha messo in ginocchio l’isola, e non solo. Da non sottovalutare, inoltre, il già incontenibile malcontento generale nei confronti di una casta politica inetta il cui principale interesse sembra essere l’autoconservazione e la difesa dei propri stipendi faraonici e dei propri privilegi, senza però dimenticarsi, poi, di chiedere sacrifici ad un popolo sotterrato dalle loro stesse inadeguatezze. La rabbia è tanta, le richieste e la voglia di urlarle, pure: dunque, l’idea del blocco, che vede tra i suoi principali promotori il Comitato Forza D’Urto, che ha organizzato appunto l’operazione, denominata non a caso Vespri Siciliani, e attorno al quale si sono riuniti altri gruppi, tra i quali, il più noto, il Movimento dei Forconi, che vede tra le sue fila agricoltori, pastori e allevatori. Manifestanti presso gli snodi autostradali e presso i porti, blocchi dei mezzi di trasporto commerciali, e dunque esaurimento di benzina alle pompe di distribuzione, chiusura di tutte le attività e scaffali vuoti nei supermercati; bersagli preferiti le raffinerie siciliane, che producono il 42% della produzione italiana di prodotti petroliferi. Tra gli obiettivi, lo sgravo della pressione fiscale, anche attraverso l’attuazione dell’articolo 37 dello statuto speciale della Regione Siciliana, e la diminuzione del costo del carburante.
La mobilitazione, quindi, lanciato uno sguardo alle premesse, sembra essere giustificatissima ed assolutamente legittima, ed effettivamente, giunti ad un tale punto di non ritorno, alzare la voce sembrava necessario; probabilmente, proprio per paura che l’ondata di malcontento potesse espandersi, e l’intraprendenza sicula potesse essere presa a modello e potesse favorire la nascita di altri focolai sul territorio nazionale, gran parte degli avvenimenti, o comunque la loro entità, è stata vergognosamente taciuta e sotterrata da buona parte dell’informazione pubblica, che solo negli ultimi giorni, in seguito alla grande pressione esercitata dalla rete, che peraltro si è rivelata canale unico di divulgazione degli eventi, ha dedicato dei ritagli a ciò che stava avvenendo, ridimensionando il tutto notevolmente. Se però, come abbiamo visto, il perché è scoppiata la rivolta è assolutamente valido, è il come che lascia qualche perplessità, oltre al chi, che affronteremo dopo. Il blocco ha di fatto paralizzato l’economia di una regione, danneggiando soprattutto i siciliani stessi, quello stesso popolo che invece cercava di trarne beneficio. Industria e agricoltura ferme (di un certo rilievo la temporanea chiusura del mercato ortofrutticolo di Vittoria, punto strategico dell’economia siciliana), impossibilità non solo di esportare i propri prodotti, ma anche di farli circolare all’interno dell’isola stessa, con ingenti danni proprio all’economia siciliana (il danno per i commercianti, secondo Confcommercio, ammonta a circa 500 milioni di euro). Relativamente alle modalità di svolgimento della rivolta, queste, che dovevano essere volte ad attrarre l’attenzione del governo centrale e dell’opinione pubblica, hanno finito, dunque, per seguire una direzione opposta agli obiettivi del movimento; sicuramente poco edificante l’atteggiamento di alcuni membri che hanno forzosamente spinto i negozianti alla chiusura. Non d’aiuto è stato il disinteresse e la morbidissima presa di posizione, più che altro di facciata, da parte del governo regionale che non ha supportato adeguatamente le istanze dei manifestanti: una nota dolente, questa, se si considera il faccia a faccia tra il premier e il presidente Lombardo, dagli esiti praticamente inconsistenti. Oltretutto, riguardo chi si è dato da fare per la manifestazione, il fatto che alcuni volti presenti tra i coordinatori dei gruppi organizzativi non fossero nuovi ad un certo ambiente di estrema destra, quando invece il tutto veniva presentato come totalmente estraneo alla politica, di certo ha fatto perdere un po’ di credibilità all’operazione. Se è vero che gli obiettivi e le istanze erano sicuramente trasversali e non legati ad interesse di partito, è anche vero che le bandiere viste presso alcuni presidi, unitamente all’ambiguità di certi personaggi, non hanno aiutato nell’intento dei moti. Dunque, tirando le somme e facendo un bilancio di ciò che è avvenuto, abbiamo visto una rivolta che è esternazione di un forte disagio popolare, e che è, molto probabilmente, preludio di una stagione calda, in tal senso, nella quale proprio il popolo non tarderà a far sentire la propria voce. Abbiamo visto anche un governo che, tristemente, ha sostanzialmente dato scarsa importanza ad una rivolta poco considerata, e sicuramente non può essere motivo di gioia neanche il comportamento oscurantista dei media. Al di là del possibile coinvolgimento politico, sicuramente deprecabile, da parte di alcune personalità presenti nei quadri dirigenti della manifestazione, è positivo il risveglio delle coscienze di un popolo siciliano che non ci sta, e che ha ricordato ai potenti ciò che succede quando la massa viene messa alle strette. Che sia un punto di partenza per il cambiamento dell’ordine costituito?

Copyright 2012 © Amedit – Tutti i diritti riservati

VAI AGLI ALTRI ARTICOLI AMEDIT MAGAZINE N° 10

0 0

About Post Author

Rispondi

Next Post

QUANDO GLI ALTRI ERAVAMO NOI

Ven Mar 23 , 2012
Lo stereotipo dell’Immigrato di Vanessa Pillirone Stiamo ormai lasciando alle nostre spalle il freddo dell’inverno e ci proiettiamo già – chi più, chi meno – nell’allegria della bella stagione. La mente corre veloce verso fantasticherie ricche di divertimento, nuove esperienze, spiagge assolate e tuffi in acque salate. Eppure gli anni scorsi ci hanno insegnato che l’estate non porta con sé […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: