NEOPAGANESIMO E DINTORNI. Intervista a Paolo Portone

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di Giuseppe Maggiore

 

Paolo Portone, saggista e titolare di materie letterarie presso il Liceo Vittoria Colonna di Roma, dedica le sue ricerche all’approfondimento di quella peculiare forma di devianza religiosa dell’Europa moderna che si suole indicare con il termine di “stregoneria diabolica”. Al centro delle sue indagini c’è il mondo delle vittime e dei loro valori, simboli, credenze e pratiche, cercando di superare la perdurante divisione tra la storia e l’antropologia in questo ambito di studi. I risultati delle sue ricerche sono resi noti attraverso conferenze e trasmissioni radio-televisive della Rai. Nel 1998 fonda insieme a G. Lutzenkirchen il Centro di studi storico antropologici Alfonso M. Di Nola – Culti, culture e medicina popolare. È autore di diversi saggi, tra cui ricordiamo Il noce di Benevento (Xenia, Milano 1990), L’ultimo sigillo. L’apocalisse nel XXI secolo (Terziaria, Milano 1999), La strega e il crocifisso (Castel Negrino, Milano 2008), L’ultimo sigillo. La fortuna dell’apocalisse (Castel Negrino, Milano 2011). Amedit lo incontra in occasione della sua partecipazione al Trivia 2012, convegno nazionale sulla Wicca e il Neopaganesimo, di Gaggiano (MI).

Nel tuo libro La strega e il crocifisso, tracci un excursus storico sul difficile processo di affermazione del Cristianesimo nel mondo occidentale. Scorrendo le pagine si è portati a riconsiderare quanto attiene al mondo cosiddetto “pagano”. Ci sono molte pagine della storia che sembrano ignote ai più, specie in tema religioso. Semplice memoria corta?

La storia si suole ripetere è scritta dai “vincitori” e anche il capitolo riguardante il passaggio dal mos maiorum  al cristianesimo di Stato non sembra sfuggire a questa “regola”. Nella manualistica ad uso scolastico, per fare un esempio concreto, è difficile trovare traccia non solo delle persecuzioni patite dai seguaci degli antichi culti dopo la vittoria storica della religione cristiana e la sua imposizione nell’Impero romano come unica confessione ammessa  (Editto di Tessalonica,380), ma anche di quell’editto di tolleranza (meglio di libertà religiosa) promulgato da Flavio Claudio Giuliano, unico nel suo genere per molti secoli,  esempio mirabile della paideia antica, che accettava indistintamente i culti nazionali o etnici, ponendo tutte le religioni sul medesimo piano. La trasformazione dei vinti in cattivi è un meccanismo ben noto, basti pensare alla sorte toccata alle vittime della civilizzazione occidentale, mutate nell’immaginario collettivo in orde ululanti di selvaggi pronti a tutto pur di non arrendersi ai superiori valori dell’Uomo bianco. Alla distruzione dei templi, alla cancellazione delle tracce più evidenti dei culti e dei simboli delle antiche tradizioni religiose è seguita una autentica damnatio memorie che non smette ancora oggi di agire nella cultura cristianizzata, come nel caso dell’imperatore Giuliano,conseguente restauratore della democrazia religiosa, passato alla storia con l’infamante epiteto di Apostata.

Nella stessa opera, ampio spazio dedichi alla caccia alle streghe. Chi erano costoro? Chi sono, oggi, le vittime delle nuove cacce alle streghe, e perché?

La persecuzione contro le presunte seguaci della setta apostatica e idolatrica del Diavolo cristiano in effetti si configura, pure nella polifattorialità della sua genesi, come una delle più estreme e conseguenti campagne di cristianizzazione della società europea, segnatamente occidentale, attuata dalle istituzioni ecclesiastiche in pieno accordo con le autorità secolari .Anche in questo caso stenteremo a trovare nei manuali di storia  un quadro esauriente di quanto accadde in Europa occidentale a cavaliere tra il XV e il XVIIII secolo, ad eccezione di qualche breve accenno sull’ “irrazionalità” e la “superstizione” dei tempi andati e sui pregiudizi di genere, religiosi ed etnici. Eppure si trattò di un fenomeno di lunga durata che interessò i paesi più avanzati dell’epoca e che comportò , secondo le stime più accreditate, l’istruzione di circa 110 mila processi e la condanna a morte di almeno 60 mila  persone, in prevalenza donne , accusate di un reato impossibile a dimostrarsi quale appunto l’appartenenza nel corpo e nell’anima a Satana, ma ritenuto per le leggi dell’epoca un crimen exceptum, da punirsi con la massima celerità e durezza. La strega diabolica è da considerarsi una invenzione al pari della religione satanica di cui avrebbe fatto parte, frutto della sincresi operata da demonologi e inquisitori cattolici, a partire dal tardo medioevo, di alcuni elementi desunti dalla tradizione folklorica e della fonti della letteratura classica con mitologemi appartenenti alla religione cristiana. Persone in carne ed ossa erano invece quelle  donne, accusate di essere in combutta con il diavolo, dotate di un proprio lignaggio magico, dovuto alla nascita in determinati giorni dell’anno (ad esempio la notte di Natale), depositarie di saperi empirici e custodi della salute dei ceti popolari, “detentrici di poteri informali “ conosciute nel folklore con altri termini: bagiue masche, strologhe, fattucchiere, magare, janare ecc.  Alla domanda chi sono le vittime della nuova caccia alle streghe, la mente si rivolge a chiunque oggi è  costretto sul letto di Procuste delle categorie immaginate e definite da chi detiene il controllo della parola.

Le assemblee liturgiche sono per lo più popolate da donne. Eppure, da san Paolo in poi (fino almeno all’800, se non oltre) l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle donne sembra sia stato mosso da una certa forma di misoginia. Come ti spieghi questo paradosso? Quanto deve la donna alla Chiesa in termini di dignità e di riscatto sociale?

E’ indubbio che la religione cristiana, come prima di essa l’ebraica e in seguito quella islamica, abbia promosso rispetto alla società in cui sorse un maggior sensibilità nei confronti della donna, anche delle più emarginate, basti pensare alla figura della peccatrice che viene perdonata da Cristo ( Luca 7,36-38), destando scandalo agli occhi del fariseo che lo ha ospitato nella sua casa. Tuttavia, non si può prescindere né dalla desacralizzazione del corpo femminile, operato dalle religioni abramitiche, rispetto ad esempio alle prime forme di religiosità testimoniate dalle cosiddette Veneri del Paleolitico, né da un autentico processo di demonizzazione della sessualità femminile attuato in specie nell’Occidente cristianizzato, da una cultura religiosa fortemente intrisa di misoginia quale quella monastica. Si può a buon diritto giudicare il Malleus maleficarum (1486), la bibbia dei cacciatori di streghe, opera di due frati domenicani tedeschi (Jakob Sprenger e Heinrich Kramer-Instititoris), come una deviazione dall’autentico messaggio evangelico, ma non si può negare che la feroce misoginia che punteggia le sue centinaia di pagine, sia il frutto di una ideologia sessista che solo in tempi molto recenti è stata messa in discussione dalle gerarchie ecclesiastiche cattoliche e non sempre in modo fermo e univoco.

C’è un turismo religioso, sempre florido, verso i santuari mariani o presso la tomba di qualche santo come nel caso di Padre Pio. Una forte domanda di miracoli da parte dei fedeli cui la Chiesa sembra rispondere con una certa accondiscendenza, se non addirittura promuovendola e incoraggiandola. Cosa pensi a riguardo?

Trovo molto illuminante a questo proposito quanto ha dichiarato di recente Vittorio Messori, cioè che perla Santa SedeMedjugorje  è un “dilemma tormentoso”. Infatti  sempre se da un lato si riconosce “l’abbondanza dei frutti spirituali”, dall’altro lato si dimentica “il vulnus al diritto canonico” che comporta un fenomeno lungamente combattuto dai vescovi del luogo. Al punto in cui si è giunti, non si può che concordare con lo scrittore cattolico quando afferma che una sconfessione ufficiale della verità dei fatti da parte di Roma sarebbe una catastrofe sul piano pastorale. Ma catastrofico sarebbe anche il contrario: una smentita ufficiale, cioè, della posizione di due vescovi che negano senza esitazione la soprannaturalità e parlano non di miracoli, ma di truffe e inganni  (Corriere della sera, 22 giugno 2011). Una presa di posizione “politicamente scorretta”, se si considera l’orientamento di Messori , che rivela senza mezzi termini il difficile momento chela Chiesacattolica sta attraversando nei paesi occidentali  costretta di fronte ad una emorragia inarrestabile  di vocazioni e di fedeli ad avallare ufficiosamente fenomeni devozionali  controversi, assai complessi e dalle profonde diramazioni come il carismatismo, di cui Medjugorie è solo la punta dell’iceberg.  Recentemente indagato da Marco Marzano in una documentata e rigorosa ricerca sul campo (Cattolicesimo magico. Un’indagine etnografica, Agone 2009), il carismatismo cattolico rappresenta la parte più in salute della Chiesa cattolica in Occidente, a cui si deve il rilancio della devozione e un nuovo impulso alle conversioni. Tuttavia la religiosità che innerva questo movimento continua a destare non poche perplessità nelle gerarchie vaticane, alimentando  spesso una fede ingenua e “magica”, in cui un ruolo importante è svolto dal miracolismo, dalle preghiere di guarigione e dalla lotta contro Satana.  Non a caso in Italia uno dei più ferventi sostenitori del carismatismo e della sua icona,la Madonnabosniaca, è il  celebrato esorcista Gabriele Amorth che in una sua recente autobiografia (Memorie di un esorcista, Piemme 2011) ha ribadito il ruolo fondamentale del movimento nella lotta per l’affermazione dei principi dell’unica e vera fede contro i suoi nemici interni ed esterni (dalla massoneria ecclesiastica alle sette sataniche, dalle cartomanti ai seguaci di culti esotici).

All’interno della liturgia cattolica ritroviamo molti riti, simboli e consuetudini residui degli antichi riti pagani. Possiamo oggi, al di là della loro ascendenza, ritenerli patrimonio della Chiesa?

Della Chiesa cattolica di sicuro sì, non possiamo dire altrimenti per le altre confessioni cristiane. Nel 2007 fecero scalpore alcune dichiarazioni rilasciate alla Bbc da Rowan Williams, Primate della Chiesa d’Inghilterra, in cui affermava che la festa di Natale è un’autentica invenzione, a cominciare dalla collocazione della nascita di Gesù nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.. Un atto di accusa contro il Natale che in realtà s’inserisce a pieno titolo in una antica tradizione puritana che vede in alcune festività della liturgia cattolica il retaggio neanche troppo camuffato di ancestrali culti animisti e in seguito politeisti. Non va ad esempio dimenticato a questo proposito che presso i fondatori inglesi delle colonie in Nord America la festività di Natale non era osservata, proprio perché ritenuta superstiziosa reliquia del passato pagano. Di natura completamente opposta è la difesa del Natale e dei suoi simboli palesemente “pagani”, come l’abete, da parte dei pontefici cattolici, non ultimo Benedetto XVI, altrimenti severo censore di ogni forma di sincretismo, l’albero secondo il pontefice tedesco costituisce “un simbolo della tradizione cattolica ,segno della vita  e della religiosità popolare”

Le tante manifestazioni di gusto folklorico in contesto religioso (specie nelle regioni meridionali): patrimonio da difendere e trasmettere, o del quale liberarsi in favore della modernizzazione?

La lotta contro le diabolicae superstitiones intrapresa dalla Chiesa gerarchica nel corso dei secoli con il sostegno delle autorità secolari, a cominciare dagli ultimi imperatori romani , ha rappresentato un fattore non marginale dell’epocale processo di acculturazione dei cosiddetti  “volghi dei popoli civilizzati” europei. La creazione dell’homo occidentalis,   destinato a conquistare l’intero globo e a sottomettere gli altri popoli alla sua superiore civiltà, passò anche attraverso la cesura operata nei confronti del retaggio arcaico che ancora si conservava nel folklore europeo, culminato nella caccia alle streghe: una delle più drammatiche e radicali rotture compiutesi all’interno di una cornice culturale condivisa di miti, credenze e forse anche culti, tradizionali. Se in questo processo inquisitori e demonologi cattolici ebbero un ruolo primario contribuendo a definire il modello teologico giudiziario di una nuova eresia, quella appunto della stregoneria diabolica, il testimone della persecuzione passò storicamente dai tribunali di fede a quelli secolari, soprattutto dai paesi cattolici a quelli protestanti. Questo ha contribuito a cristallizzare nei paesi dell’Europa meridionale, Portogallo, Spagna e Italia, una forma di religiosità ibrida, in cui accanto ai sacramenti e ai sacramentali della ortodossia sopravvissero finanche nel calendario liturgico, come il materiale di risulta ricavato dalla demolizione degli antichi templi e riutilizzato per l’edificazione delle chiese cristiane, frammenti dell’antiqua religio. Significativamente nel mondo protestante, in cui la lotta contro le vane osservanze degli antichi  fu condotta con maggior rigore, con le ben note conseguenze durante la stagione della grande caccia (XVI-XVII secolo), si venne formando una concezione secondo cui la Chiesa cattolica sarebbe, sic et simpliciter, pagana anch’essa. Nell’opera di Theodor Trede, Das Heidentum in der Römischen Kirche (1889-1891) , è espressa in maniera molto chiara la tesi secondo cuila Chiesa non avrebbe vinto il paganesimo greco-romano, ma sarebbe stato al contrario il politeismo ad aver sconfitto la nuova religione: “nell’otre è rimasto il vino vecchio, solo l’etichetta è cambiata”. Si può naturalmente dissentire da questa posizione e ritenerla addirittura offensiva perla Chiesa ma è indubbio che la mancata “modernizzazione” religiosa della penisola ha conservato si può dire sino ai giorni nostri, specialmente nel meridione, istituti culturali appartenenti a concezioni magico religiose arcaiche, si pensi ad esempio al tarantismo pugliese, difficilmente concepibili in altre regioni del vecchio continente. Se il prezzo del conformismo religioso imposto anche con la violenza, fu l’annichilimento del dibattito culturale e la stagnazione della ricerca filosofica e scientifica, d’altro canto il cattolicesimo magico imposto dalle gerarchie ecclesiastiche risparmiò all’Italia gli orrori della fase più acuta della persecuzione contro le sedicenti seguaci del Diavolo.

Per restare in tema e per rifarmi al sottotitolo del suo volume le nostre radici sono da considerarsi cristiane o cristianizzate?

Con buona pace di cattolicanti, integralisti e patrioti cristiani , l’identità italiana affonda le sue radici in un patrimonio religioso che comprende, tra l’altro, la Mater Matuta italica, l’Artemide greca, l’Holda o Perchta germanica, l’Iside egizia: volti storici della medesima divinità femminile, la Grande Dea, che si suole associare alla Grande Madre del Paleolitico, patrona della vegetazione e della fertilità, della magia e degli spiriti ctoni, che Apuleio invoca, con i suoi molteplici nomi, in una celebre preghiera. Affermare che nella speciale devozione di molti fedeli cattolici per la Vergine Maria si perpetua, in altre forme, la millenaria venerazione per l’arcaica divinità femminile, non significa sminuire la tradizione giudaico-cristiana, per esaltare il politeismo greco-romano, né contrapporre l’una radice all’altra, in nome di un anticlericalismo d’antan. Si tratta, piuttosto, di un semplice richiamo al buon senso storico. Non è solo una questione di nomi, ma anche di credenze, ritualità e di festività. Quali ricorrenze della nostra tradizione possono, infatti, definirsi autenticamente cristiane: Ognissanti? Natale? Carnevale o San Giovanni Battista, con i suoi caratteristici falò? Si può davvero considerare un caso isolato della nostra tradizione, una sorta di estrosità folklorica, il santuario della Madonna delle Armi, sulla vetta del Pollino, ubicato nello stesso luogo dove secoli prima era venerata la divina sposa di Zeus, conosciuta anche con l’epiteto di hoplosmia (dea armata) ? Si sarà tacciati di blasfemia, se si farà notare che l’Italia è piena di templi politeisti trasformati, a partire dal V secolo, in luoghi di culto cristiani ? O si sarà piuttosto accusati d’empietà, se si affermerà che negli interventi taumaturgici dei santi e dei beati, nelle pratiche esorcistiche, nelle apparizioni prodigiose e nelle statue piangenti lacrime di sangue, nelle fonti miracolose e nel culto delle reliquie, vale a dire nella tradizione cattolica, si riflettono ancestrali concezioni, riattate, ma pur sempre riconducibili al primitivo pensiero magico?

Proprio in questi giorni sei ospite del Trivia 2012, convegno nazionale sulla Wicca e il Neopaganesimo, che si terrà a Gaggiano (MI). Cosa ne pensi di questo ritorno al paganesimo delle origini perseguito da un sempre più nutrito stuolo di persone?

Si tratta di un fenomeno molto complesso che pur nella sua apparente marginalità, almeno nel nostro paese, esprime , al di là del pregiudizio monoteista e scientista, l’esigenza di riappropriarsi di una eredità solo in parte cancellata dalla ripetute campagne di cristianizzazione succedutesi in Europa nel corso dei secoli. Come ogni revival anche la riscoperta del patrimonio spirituale politeista  non è esente da strumentalizzazioni e da mistificazioni. Già nello scorso secolo il ritorno del paganesimo fu oggetto di manipolazioni,  come ad esempio quella operata dal partito nazionalsocialista  in chiave razziale (le tradizioni religiose ariane in contrapposizione alla religione semitica giudiaco-cristiana), a partire dall’emblema solare trasformato in simbolo del partito, ciò nonostante esso fu parte importante del dibattito culturale, della ricerca scientifica e del sorgere di una nuova sensibilità verso la religione antica, basti pensare agli studi di Dumezil e Kerèny. Nell’attuale temperie il ritorno del rimosso acquista un’ulteriore valenza, direi d’interesse universale, non più circoscritto all’ambito degli specialismi e del sapere accademico, così come  dell’esoterismo e della massoneria. A spiegare il ritorno di fiamma per gli “dei falsi e bugiardi”, non è sufficiente chiamare in causa la crisi dei culti istituzionali o l’edonismo di una cultura materialista, il cui riflesso spirituale sarebbe la deresponsabilizzante filosofia new age.  Come è stato osservato il paganesimo è una spiritualità  in cui hanno grande rilievo le relazioni reciproche fra umani  e ogni altra realtà con cui condividiamo  la vita sulla Terra.  I pagani o old religionist  sono persone che considerano il mondo un organismo vivente. Per questo la declinazione contemporanea della riscoperta del mos maiorum può essere considerata come una risposta ai guasti della civiltà industriale: una concezione spirituale  sostanzialmente  ‘verde’, in ragione del principio che “tutto ciò che vive è sacro”. A questa componente ecologista si deve aggiungere quella altrettanto importante centrata sulla riscoperta dell’antico culto della Dea Madre o della Dea, una riattualizzazione del sacro femminino che ha fatto parlare  gli studiosi di un neopaganesimo femminista in cui la Grande Dea  rappresenta non solo in termini simbolici e concreti la riappropriazione del proprio corpo, dopo millenni di civiltà patriarcale, ma anche la fine  del razzismo, dello sfruttamento economico, della guerra, del controllo centralizzato, del sessismo, della persecuzione religiosa, del predominio dell’uomo sulla natura  e sugli animali, infine della “macchina”  che ci sta portando verso l’autodistruzione. Anche  le confessioni abramitiche sono chiamate a fare i conti con questo fenomeno, non solo per i motivi di cui si è detto, ma anche per la cogente necessità di dare una risposta alle questioni poste dalla globalizzazione, cioè da società sempre più multietniche e plurireligiose. Nell’antica tradizione ci sono aspetti smarriti sotto la coltre della demonizzazione seguita alla sua “sconfitta”, che potrebbero rivelarsi di grande utilità nell’attuale fase storica, tra questi di sicuro è il sincretismo con il sotteso pluralismo religioso. Di stringente attualità è quanto affermava Wole Soyinka, nel sottolineare l’importanza della lezione politeista nel mondo contemporaneo, da lui equiparata alla tradizione yoruba, il cui cardine è rappresentato dal concetto di “traduzione”, vale a dire nel trasporre principi religiosi in principi naturali, e “dunque negoziabili”. Ciò è possibile nel politeismo perché implicitamente si accetta la possibilità di altri punti vista in materia religiosa e inoltre perché in questa prospettiva, la stessa della religione tradizionale animista, i diversi culti “sono riconosciuti un semplice frutto degli esseri umani”. Nel mio pantheon c’è posto anche per un fondamentalista monoteista, il contrario è stato e continua ad essere difficile da immaginare.

Giuseppe Maggiore

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