S. FEBRONIA A RAMACCA. Intervista allo scultore Francesco Guzzardi

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Classi V A e B, Scuola Karol Wojtyla – Palagonia

Il 20 novembre ci siamo recati a Ramacca per assistere alla presentazione al pubblico della statua di S. Febronia realizzata dallo scultore Francesco Guzzardi. Dopo i parroci Franco Messina e Renzo Venuti sono intervenuti il sindaco di Ramacca Franco Zappalà, Francesco Blangiardi (nipote del sig. Guzzardi) e l’amico Salvatore Nicolosi. L’autore l’ha donata al Comune di Ramacca, città dove lui lavora; il Sindaco, nel ringraziarlo, ha promesso che le avrebbe trovato una sistemazione più consona. Anche noi, come la molta gente presente, abbiamo osservato con meraviglia l’opera e, presi dalla curiosità, la domenica successiva ci siamo nuovamente recati a Ramacca, insieme alla nostra insegnante e ai nostri genitori, per porgli alcune domande inerenti al suo lavoro. Il Guzzardi ha accettato prontamente di rilasciarci questa intervista, dicendosi orgoglioso di rispondere alle nostre domande in quanto è la prima volta che dei bambini si recano nella sua bottega in veste di giornalisti. Alla fine ci ha salutati augurandosi che qualcuno di noi si innamori di questo lavoro che può dare tanta soddisfazione. Eravamo impazienti di cominciare e, muniti di blocco notes e penna, abbiamo posto la prima domanda:

Come è nata questa sua passione per la scultura?

Mio zio, Pietro Russo, era uno scultore e proprio lui me l’ha trasmessa: già a 4-5 anni osservavo con interesse e curiosità il suo lavoro. Il mio unico maestro è stato proprio lui, e la sua bottega è stata la mia unica scuola d’arte. A dieci anni realizzavo le mie prime foglie di acanto, facendo a gara con un suo apprendista: le mie erano perfette. Il fatto che da un blocco di pietra squadrata potesse nascere una scultura mi sapeva di magia.

Qual è la scultura che le è riuscita meglio e che le ha fatto provare l’emozione più forte? – Proprio quella che avete davanti, questa S. Febronia che ho realizzato in appena 4 mesi, per ringraziarla di avermi fatto superare un delicatissimo intervento al cuore. Questa statua è la dimostrazione della grande devozione verso di Lei e mentre la realizzavo mai avrei immaginato che tanta gente sarebbe venuta ad ammirarla. Quali attrezzi e quale tipo di pietra usa?

Uso scalpello, mazzuolo, sgorbia e raspetta; la pietra che uso è quella di Palazzolo Acreide perché ha un colore, una luce particolare… quasi dorata.

I blocchi per lei sono tutti uguali o c’è qualcuno che la ispira maggiormente? Trovandosi davanti a uno di essi ha già in mente cosa fare?

Non scelgo a caso il blocco, ma ascolto la sua voce. Battendo con il mazzuolo capisco, dal suono che emette, se è di qualità o se mi creerà, nel corso del lavoro, problemi a causa di bolle d’aria o crepe. Guardando il blocco colloquio con lui e già vedo la creatura che presto ne verrà fuori. Ho già in mente cosa fare e prima di cominciare a scolpire mi faccio uno schema ben preciso di cosa voglio che diventi.

Ha seguito corsi di studi particolari?

Assolutamente no! Io ero il primo della classe e dopo aver completato le scuole a Palagonia andai in un istituto a Catania, ma durante i bombardamenti una bomba cadde proprio nel cortile dell’istituto, i miei genitori vennero a prendermi e non mi permisero più di ritornare a Catania, interrompendo così per sempre il corso dei miei studi.

Cosa serve per diventare un bravo scultore?

Servono parecchie cose, tutte ugualmente importanti: impegno, determinazione e pazienza. Questo è un lavoro che richiede precisione e non può essere fatto con approssimazione e fretta; il risultato sarebbe scadente. Ma è soprattutto la passione il motore di questo lavoro. Ricordatevi che le cose più belle e più grandi fatte nel mondo sono nate dalla passione.

Simona Bardaro, Erica Brancato, Chiara D’Amico, Giulia Di Stefano, Antonio Fagone, Davide Interlandi, Graziella Liggieri, Paola Milluzzo, Antonella Vaccaro, Salvatore Vintrici.

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